Spalletti e quel precedente con Panucci

21.02.2016 17:30 di Alfonso Cerani Twitter:    vedi letture
Spalletti e quel precedente con Panucci
Vocegiallorossa.it
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport

La querelle tra Totti e Spalletti sta infiammando la domenica sportiva, facendo passare in secondo piano il calcio giocato e, nella fattispecie, la partita col Palermo. Il tifo romanista si è di fatto diviso, tra chi ha preso le difese del capitano giudicando intoccabile una bandiera come lui, e chi invece si è schierato con Spalletti che, in qualità di allenatore, ha il diritto di mettere in discussione un suo giocatore. L'episodio controverso, e l'annessa reazione del tecnico di Certaldo, ha ricordato un simile diverbio, relativo alla precedente esperienza in giallorosso di Spalletti. Quella volta il protagonista fu Panucci, un altro calciatore dalla forte personalità che fatica a farsi scivolare addosso le cose. Era il gennaio del 2009 e la Roma era impegnata a Napoli per una partita di campionato: la decisione di Spalletti di non includere il difensore nella formazione titolare non trovò d'accordo il diretto interessato che, in tutta risposta, si rifiutò di sedersi in panchina. Va detto che non era la prima volta che i due non si trovavano d'accordo su qualcosa. Un anno e mezzo prima infatti, dopo una gara interna col Siena, i due ebbero qualcosa da ridirsi, nonostante il 3-0 finale. L'episodio sfociò in una mancata convocazione per Manchester, ma il caso rientrò anche perché Panucci non era al meglio della condizione fisica, almeno ufficialmente. Il vero e proprio alterco invece accadde durante la stagione 2008/2009, quando, come detto, Panucci rifiutò la panchina dopo che Spalletti gli preferì un Cassetti a digiuno di preparazione. Le conseguenze in questo caso furono ben peggiori. Il tecnico non convocò il giocatore per cinque turni, fino alle scuse di Panucci, alle quali Spalletti reagì in questo modo: "Lo doveva fare subito, un paio di giorni dopo quel fatto, e aveva avuto anche possibilità di farlo. Lui è un giocatore, io l'allenatore e poi c'è la società. Se ha capito le regole? Ha avuto modo di pensarci bene in questo tempo qui". Anche in questo caso si cercò di mascherare la cosa con un infortunio, ma la prova del nove fu l'esclusione dalla lista Champions del difensore. A fine stagione il divorzio fu inevitabile: Panucci passò al Parma, mentre Spalletti si dimise all'inizio della stagione successiva. Questo episodio, per certi versi analogo a quello con Totti, ha un minimo comun denominatore: la coerenza di Spalletti che, per alcuni può essere considerato alla stregua di un sergente di ferro, ma per altri un semplice conservatore dell'armonia di uno spogliatoio. Una cosa è sicura e cioè che il tecnico di Certaldo è un uomo tutto d'un pezzo, come dimostrano le parole pronunciate dopo il rifiuto della panchina di Panucci: "Il rispetto lo ha tolto a me e alla squadra, non andando a sedersi in panchina dove c'erano già giocatori come Aquilani, Totti e Perrotta".