Sponsorizzazioni nel calcio europeo: quanto pesa davvero la rinuncia al betting e dove finiscono quei ricavi

Sponsorizzazioni nel calcio europeo: quanto pesa davvero la rinuncia al betting e dove finiscono quei ricaviVocegiallorossa.it
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di VG Redazione

La maglia di una squadra di calcio è molto più di un simbolo di appartenenza. È un asset strategico, un veicolo di comunicazione e, soprattutto, una delle principali voci di ricavo nel bilancio di un club. In un'industria dove la competitività sul campo dipende sempre più dalla solidità finanziaria, analizzare il mercato delle sponsorizzazioni non è un esercizio per addetti ai lavori, ma una chiave di lettura fondamentale per capire le dinamiche del calcio moderno. Al centro di questo dibattito, da anni, c'è una categoria merceologica specifica: il settore del betting.

Quanto pesano realmente questi partner per i club europei? E cosa succede quando, per scelta politica o strategica, quel rubinetto si chiude? Non è una questione morale, ma prettamente economica, che ridisegna equilibri, strategie commerciali e la competizione per accaparrarsi gli spazi più ambiti.

Un continente a due velocità: il panorama delle sponsorizzazioni
Per comprendere l'impatto di una restrizione, basta guardare ai principali campionati europei. La Premier League rappresenta il modello più liberale, dove le società di scommesse non sono solo sponsor, ma una componente strutturale del sistema. Una fetta consistente dei club ha un partner di betting come main sponsor o sleeve sponsor, generando un flusso di ricavi costante e significativo. Questo crea un mercato con prezzi elevati, dove la domanda per gli spazi premium è sempre alta.

All'estremo opposto si colloca la Serie A, che con il "Decreto Dignità" ha imposto un divieto totale sulla pubblicità legata a giochi e scommesse. Una decisione che ha costretto i club italiani a rinegoziare i propri accordi e a cercare alternative in un mercato improvvisamente privato di uno dei suoi più grandi investitori.

Questa frammentazione ha un effetto diretto sul valore degli "spazi commerciali" di un club. Se una categoria di sponsor così importante viene esclusa, la competizione per quello stesso spazio diminuisce. Di conseguenza, chi subentra potrebbe farlo a condizioni economiche diverse. La domanda cruciale per i direttori commerciali dei club di Serie A, Roma inclusa, è diventata: chi è disposto a investire cifre simili a quelle del settore betting e cosa chiede in cambio?



Dalla visibilità alla conversione: l'evoluzione del concetto di sponsorizzazione
Il vero cambiamento, tuttavia, non risiede solo nel "chi" sponsorizza, ma nel "come". L'era in cui bastava stampare un logo sulla maglia per misurare il successo di una partnership è tramontata. Oggi, soprattutto nel mondo digitale, gli sponsor ragionano in termini di performance. Non comprano solo visibilità, ma accesso a un'audience profilata, con l'obiettivo di generare risultati misurabili: traffico verso un sito, iscrizioni a un servizio, download di un'app. In una parola: conversioni.

Questo sposta il focus dal semplice logo a un ecosistema di "attivazioni". I club non vendono più solo centimetri di tessuto, ma pacchetti integrati che includono contenuti sui social media, campagne di email marketing, iniziative dedicate durante il matchday e integrazioni nelle app ufficiali. Lo sponsor non chiede più "quante persone vedranno il mio marchio?", ma "quanti utenti interagiranno con la mia campagna e quale ritorno sull'investimento otterrò?".

In questo nuovo paradigma, ogni dettaglio del percorso utente diventa cruciale. Un processo di registrazione macchinoso o un'interfaccia poco intuitiva possono vanificare l'intero investimento. Quando gli sponsor ragionano per conversione, contano anche dettagli concreti del percorso utente: in vari servizi digitali, compresi alcuni settori di intrattenimento con transazioni, vengono evidenziati metodi di pagamento che le persone hanno già attivi, anche PayPal. L'obiettivo è ridurre al minimo l'attrito e massimizzare il tasso di successo di ogni interazione. Di conseguenza, i club devono dimostrare di non essere solo una squadra di calcio, ma una vera e propria media company, capace di offrire dati, analisi e strumenti per raggiungere obiettivi di business concreti.

I nuovi attori del mercato: chi compra gli spazi lasciati liberi?
Con l'uscita di scena di un settore così potente come il betting, il mercato ha visto l'ascesa di nuove categorie di sponsor, ciascuna con le proprie caratteristiche e richieste.
1.    Fintech e Criptovalute: Sono stati tra i più aggressivi nel riempire il vuoto. Aziende di blockchain, exchange di criptovalute e piattaforme di trading online hanno investito cifre enormi per affermare la propria credibilità associandosi a brand sportivi globali. Tuttavia, è un settore caratterizzato da un'alta volatilità, che può portare a partnership tanto remunerative quanto rischiose.
2.    E-commerce e Food Delivery: Rappresentano una scelta più stabile e orientata al consumatore. Marchi come Amazon o le grandi piattaforme di consegna a domicilio cercano un'associazione diretta con i momenti di passione e aggregazione dei tifosi, legando il proprio servizio all'esperienza di guardare la partita da casa.
3.    Entertainment e Streaming: Piattaforme di streaming musicale, video on demand e altri servizi di intrattenimento digitale vedono nel calcio un veicolo perfetto per la promozione incrociata, puntando a un pubblico con abitudini di consumo simili.
4.    Turismo e Trasporti: Compagnie aeree e catene alberghiere sono partner storici, ma oggi puntano a un'attivazione più digitale, promuovendo pacchetti di viaggio legati alle trasferte o esperienze esclusive per i tifosi internazionali.

In conclusione, la rinuncia agli sponsor del settore betting non è un semplice buco di bilancio da tappare. È un acceleratore di cambiamento che costringe i club a evolvere il proprio modello di business. La sfida non è solo trovare un nuovo partner, ma diventare un partner più sofisticato, capace di offrire valore misurabile e di parlare il linguaggio del marketing digitale. In questo scenario, le società che sapranno valorizzare al meglio i propri asset digitali e la profonda conoscenza della propria fanbase saranno quelle che non solo sopravvivranno, ma prospereranno nel competitivo mercato delle sponsorizzazioni del futuro.