Salvatore Garritano: "Io, ex calciatore malato di leucemia, abbandonato dalle istituzioni calcistiche"

23.10.2010 11:44 di Greta Faccani   vedi letture
Fonte: Roma Anch'io - Radio Ies
Salvatore Garritano: "Io, ex calciatore malato di leucemia, abbandonato dalle istituzioni calcistiche"
Vocegiallorossa.it
© foto di Tommaso Sabino/TuttoLegaPro

Salvatore Garritano è intervenuto ai microfoni di Roma anch’io su Radio Ies. Ex calciatore, nel 2007 è stato colpito dalla leucemia, probabilmente a causa della somministrazione di varie sostanze durante l'attività agonistica.

“Ringraziando il cielo, sto discretamente bene. La partita più dura della mia carriera è stata questa con la Leucemia, una sfida difficilissima che spero di vincere definitivamente. Per uno sportivo come me, sempre abituato a stare bene e in salute, è stata dura ritrovarsi a fare la chemioterapia. Ci vorrà ancora un anno e mezzo per uscire dal pericolo di una ricaduta, ma ci siamo quasi. Ho scoperto di essere malato casualmente e grazie alla mia compagna e lei mi ha costretto ad andare a farmi visitare. Al pronto soccorso mi hanno detto che se avessi aspettato un’altra settimana per me sarebbe stata la fine. È stato un periodo difficile: in tre mesi di ospedale non si riusciva a capire quale fosse il mio male, ero continuamente sotto analisi. A quel punto mi è stata analizzata la leucemia.

Si è parlato di un possibile raccordo tra l’attività di calciatore e la leucemia: “C’è un’inchiesta in corso e non posso puntare il dito contro nessuno. Mi viene subito da pensare però che da giocatore mi facevano prendere diverse sostanze prima delle partite. All’epoca ci fidavamo dei nostri dottori, ma ad oggi mi chiedo cosa ci dessero davvero. Magari mi sarei ammalato comunque, ma nel corso della mia carriera mi hanno somministrato tanti farmaci ed è difficile pensare che non ci sia un collegamento tra le cose. Ammetto la mia ignoranza del tempo, ma ero giovane e mi fidavo dei dottori. Raffaele Guariniello (il magistrato del processo alla Juventus per l’uso EPO, ndr) mi disse che i giocatori nella mia stessa situazione sono una miriade, ma di loro si sa pochissimo perché non hanno militato in squadre importanti”.

“Ho ho avuto molti amici ed ex colleghi che mi sono stati vicino. Anche persone oggi famose nel mondo del calcio, non solo italiane. Mi hanno sostenuto sia moralmente che economicamente. Dalle istituzioni calcistiche invece è mancata qualsiasi forma di solidarietà. Sono un esperto di calcio, gli ho dedicato la mia vita e so procacciare talenti. Sto chiedendo se qualche presidente si prende la responsabilità di trovarmi un posto in società. Quando è esploso il caso “Garritano” erano tutti pronti ad offrirmi un posto di lavoro. Urbano Cairo (presidente del Torino calcio, ndr) mi ha addirittura preso in giro: 5 mesi di contratto, poi il benservito. Sono sempre di più dirigenti e osservatori che di calcio capiscono poco o che non lo hanno mai praticato. E i risultati si vedono direi, basta guardare la nazionale. C’è tanta paura ad avere un personaggio come me in società, cioè una vittima di un certo tipo di gestione del calcio. La mia presenza infastidirebbe qualcuno. Però il lavoro aiuta una persona che è in cura ad uscire dalla malattia. La solitudine uccide non meno della leucemia. Nel mondo del calcio c’è poca sensibilità. È un mondo crudo e difficile, un ambiente poco generoso. Una persona deve morire per far muovere i media”.

Ma qualcuno che gli è vicino, fortunatamente c'è: “Ciccio Graziani, che tutti conoscete, è una persona splendida: mi ha aiutato da subito e ha fatto di tutto per reinserirmi nel mondo del calcio. Come lui tante altre persone, voglio però che tutti sappiano quanto Graziani mi sia stato vicino”.