Conferenza stampa - Gasperini: "Il FFP è limitante, ma abbiamo una cosa che pochi hanno: la passione. Scudetto? Noi guardiamo la nostra strada"
Il tecnico giallorosso interverrà in conferenza stampa oggi 22 agosto alle ore 13:30, direttamente dal centro sportivo Fulvio Bernardini di Trigoria. L’appuntamento servirà per presentare la sfida contro la Fiorentina, in programma lunedì 24 agosto allo Stadio Olimpico. Gasperini farà il punto sulle condizioni della squadra, sui giocatori recuperati e sulle possibili scelte di formazione in vista del debutto in campionato. Attesa anche per eventuali indicazioni sui nuovi acquisti e sugli ultimi giorni di preparazione prima della gara contro i viola.
Come di consueto, Vocegiallorossa.it fornirà ai propri lettori le parole del tecnico giallorosso in tempo reale.
Possiamo dire che la rosa è ancora incompleta?
«Numericamente sì, perché abbiamo la possibilità di avere 23 giocatori in distinta: è quello che ci concede la UEFA, soprattutto per la Champions. In questo momento abbiamo ancora due posti liberi a disposizione, quindi numericamente è così. Per il resto sono arrivati quattro giocatori. È arrivato Molina, che è un giocatore importante: ha fatto la finale mondiale due mesi fa, anche meno, è campione del mondo, è un giocatore già maturo e solido. È venuto a sostituire Celik. Rispetto a maggio sono andati via Dovbyk e Ferguson ed è arrivato Castro. È un ragazzo sicuramente di valore e abbiamo sostituito così. Poi adesso è arrivato Koulierakis, un giocatore che non avevamo in difesa: ci mancava, dietro Hermoso, un giocatore con queste caratteristiche. Poi è arrivato Mora, l'ultimo. Ultimamente, rispetto a maggio, sono andati via Sirigu, Letturino e Farrabosca. Quindi cercheremo di sostituirli: uno è arrivato, spero ne arrivi un altro. Poi sono andati via Angelino e Tsimikas e spero che anche lì potremo sostituirli. Ridurremo sicuramente la rosa, cercando però di renderla più competitiva. Dei ragazzi che sono arrivati sono sicuramente molto soddisfatto. Innanzitutto, sono arrivati tutti giocatori che hanno voluto fortemente venire alla Roma. Addirittura Castro è partito con il treno per arrivare prima, e così tutti gli altri, Rodrigo Mora compreso. Si sono abbassati sicuramente i contratti, come ho detto prima, per l'esigenza di ridurre il monte ingaggi. Sotto questo aspetto credo sia stato fatto un lavoro molto, molto positivo. Poi ci sono ancora dieci giorni e speriamo di completare il tutto».
Prima parlava di Rodrigo Mora, le volevo chiedere un giudizio su come lo sta vedendo in allenamento in questi primi giorni. E poi lunedì c'è la Fiorentina: da una parte c'è grande attesa per quello che può fare questo ragazzo, dall'altra c'è Mastantuono. Questo cosa vuol dire? Che nel calcio italiano si inizia a credere di più nei giovani?
«Ma sì, tante volte è una strada necessaria, però questo può essere anche un lato positivo. Per quanto mi riguarda, Rodrigo è un ragazzo giovanissimo, ma ha già raggiunto dei valori importanti. Due anni fa al Porto ha realizzato anche dieci gol. È un investimento molto importante da parte della società, soprattutto in prospettiva. È un ragazzo che ha tutte le caratteristiche per emergere e per fare bene».
Fotografando un po’ il reparto offensivo che adesso ha a disposizione, in particolare la trequarti, ci sono tanti giocatori di fantasia, magari anche leggeri fisicamente, ma con tanta qualità. Manca però quell’atletismo che ha sempre avuto magari anche in passato da qualche giocatore, il Lookman della situazione, per citarne uno con cui ha lavorato: un attaccante che possa giocare dietro le punte, ma che abbia scatto, atletismo e velocità. È un po’ il profilo che state cercando in questi ultimi giorni?
«Sì, ma noi siamo partiti con dei profili molto alti, non è una novità questa. Però ci siamo poi dovuti scontrare con l’esigenza di mantenere il monte ingaggi sotto certi tetti e quindi non si riesce ad andare a prendere giocatori affermati che magari abbiano necessariamente le caratteristiche che ricerchi. Devo dire però che tutti quanti, compresa la società, hanno fatto degli investimenti su un altro profilo di giocatori, possibilmente giovani e non affermati. Credo che abbiamo una buona varietà. Io sono molto soddisfatto anche dell’atteggiamento che, ad esempio, hanno avuto Dybala e Pellegrini nel ridursi di molto i contratti, lo stesso Cristante. Si può dire anche di quelli che hanno rinnovato. Magari inizialmente anch’io pensavo che, una volta raggiunta la Champions, fossero risolte tutte le situazioni di bilancio. Forse lo pensava certamente anche la società, la proprietà. Avevamo una visione diversa che poi, nel corso delle settimane, abbiamo dovuto modificare, cambiando strategie e strada. Però siamo tutti abituati a guardare avanti, magari quello che pensavi di poter fare, ti accorgi che devi fare altro. In relazione alle possibilità di bilancio, siamo tutti soddisfatti di quello che è stato fatto fino adesso. Saremo probabilmente ancora più soddisfatti tra dieci giorni e spero che lo sia anche la proprietà».
Un po’ tutte le squadre, quando si approcciano a un nuovo campionato, parlano sempre di migliorare rispetto alla stagione precedente. Volevo capire se questo concetto è applicabile anche alla Roma: è giusto ripartire dai 73 punti e dal terzo posto, oppure si tira una riga e gli obiettivi ripartono da zero? Lo chiedo anche in considerazione del mercato fatto dalle altre squadre.
«Si riparte da zero ogni anno. Quello che è stato fatto è stato molto positivo, credo soddisfacente per tutti. Quando si riparte con la stagione, si riparte tutti quanti a zero punti e i 73 punti dell’anno scorso vanno rigiocati. Noi dobbiamo guardare a noi stessi. Credo che, nella squadra, nell’undici se vogliamo, ci sia stato un bel consolidamento, ma non delle situazioni particolarmente nuove. Però nella rosa stiamo cercando di renderla più competitiva con dei ragazzi che, come ho detto prima, possono dare e daranno sicuramente un valore aggiunto. La rosa credo che sia più competitiva, questo sì. La squadra più o meno è quella, però abbiamo dei ragazzi che hanno molta voglia di giocare per la Roma e molta voglia di ottenere il massimo per la Roma, e questo credo che sia un grandissimo valore. Lo hanno dimostrato anche con delle cose tangibili. Poi quello che fanno le altre squadre lo dobbiamo tenere in considerazione, perché è evidente che ci sono squadre che sono rimaste fuori dalla Champions, compresa la Fiorentina che giocheremo lunedì, ma si può pensare anche ad altre squadre molto blasonate che stanno facendo delle cose importanti perché nel loro DNA, nella loro storia, c’è sempre quello di competere e di giocare per i massimi livelli. Noi dobbiamo guardare il nostro percorso in questo momento, con le possibilità che abbiamo noi e anche la società di riflesso. C’è questo, inutile girarci intorno: c’è questo Fair Play Finanziario che è limitante. Forse la Roma è l’unica società in Italia che deve pagare questa situazione. È una situazione che nasce dal pregresso, del quale non ci sentiamo sicuramente troppo responsabili, però è così e bisogna guardare avanti. Bisogna cercare di risolvere questa situazione nel modo migliore possibile, cercando comunque di migliorare la nostra squadra. Poi dalla nostra parte, per fortuna, oltre ai numeri abbiamo una cosa che pochi hanno: la passione. E su quello sicuramente giochiamo molto e possiamo fare belle cose lo stesso».
A pochi giorni dalla fine del mercato, questo giocatore di fascia, quest’ala sinistra con determinate caratteristiche, lei lo pretende? Ne ha bisogno? Se non arriva cambia qualcosa? Se n’è parlato per due mesi interi e vorrei una risposta chiara.
«Solamente se può essere un valore aggiunto, altrimenti no. Non mi vado a caricare di giocatori tanto per. Ho sempre detto che quelli che arrivano è perché sono fortemente voluti e perché loro vogliono fortemente venire a giocare nella Roma. Numericamente, come ho detto prima, si possono aggiungere due giocatori, ma solo se saranno profili adatti e se si potranno raggiungere alle condizioni che possiamo permetterci. Quindi, se il mercato offrirà questo, sarà così. Altrimenti stiamo come siamo».
Prima ha ammesso in modo molto onesto come gli obiettivi della Roma, strada facendo, siano cambiati, almeno per quanto riguarda il target dei giocatori. Si era partiti con profili dagli stipendi più importanti e dai cartellini più onerosi, poi si è cambiata strada. Perché? Avete ricevuto delle comunicazioni dall’UEFA? Avete speso per altri giocatori e poi vi siete trovati con un budget più limitato? Può fare un po’ di chiarezza?
«C’è solo la questione dell’UEFA, ed è abbastanza conosciuta e risaputa. Non ci sono altre possibilità. Ci sono delle situazioni che l’UEFA impone e dalle quali, purtroppo, anche la nostra proprietà, pur volendo, non può uscire».
Però c’è un giocatore, ad esempio, come Summerville. C’era l’aereo sulla pista, si stava aspettando, era un giocatore da 53 milioni di cartellino e con uno stipendio molto più oneroso. Quel tipo di calciatore l’avevate preso e poi avete cambiato target. Perché?
«Perché purtroppo cambiano anche le comunicazioni e le altre soluzioni. Magari, se avessi fatto quello, non avresti più potuto fare altro. Oppure probabilmente il suo contratto era sostenibile in quel momento, come magari altri no. Ci sono dei parametri tecnici che non si possono spiegare facilmente, ma sui quali dovete avere fiducia nella società. Sono abbastanza complessi e costringono una società sotto il controllo dell’UEFA, come è la Roma, unica in Italia in questo momento, a sottostare a determinate condizioni fino a quando non uscirà da questa situazione. Anch’io pensavo che dopo sei mesi, oppure con l’arrivo in Champions, la situazione fosse del tutto risolta. Non è così. È questo che ci costringe a fare questo tipo di mercato. Però è un mercato creativo, ma molto positivo. Chiaramente è magari diverso da quello che si poteva pensare con l’aggiungimento della Champions, però personalmente quello che si sta facendo mi sembra qualcosa di veramente buono. Nell’immediato credo che saremo pronti a fare bene comunque. In prospettiva la Roma sicuramente troverà del valore in più e risolverà meglio questi problemi, dettati probabilmente da anni diversi. C’è anche da dire che la Roma ha già avuto due dilazioni e probabilmente adesso non ci sono più le condizioni per averne altre dall’UEFA. Questa è un po’ la situazione, che comunque tutti conoscete. Non è una cosa che è cascata adesso per caso. Il problema è che magari adesso è arrivata la resa dei conti. Ma noi la affronteremo bene lo stesso, faremo molto bene lo stesso e andremo forte uguale, perché questi ragazzi hanno fatto tutti dei passi molto importanti per giocare nella Roma e per fare una grande stagione alla Roma».
In questi dieci giorni che mancano alla fine del mercato, nella creatività del mercato, lei ha detto che avete la possibilità di prendere altri due giocatori. Si aspetta anche che possano esserci delle uscite oppure, per lei, saranno solamente giocatori in entrata?
«No, su questo sono sempre stato abbastanza chiaro. Sulla rosa dell’anno scorso, per completarla, servivano un difensore, un esterno e due attaccanti esterni. Poi si potevano sostituire eventuali uscite. Siamo stati bravi a sostituire l’uscita di Celik con Molina e, come ho detto prima, le uscite di Ferguson e Dovbyk con Castro. E fine. Adesso dobbiamo completare la rosa. Se ci saranno altre uscite, ma si avvicina sempre di più la fine del mercato, sarà solamente per sostituirle. In questo momento non c’è niente in uscita».
Secondo quello che percepisce, è possibile che Dybala riesca a fare una stagione con una percentuale di presenze più alta rispetto alle ultime? Oppure questa incognita fisica resta sempre? Percepisce un miglioramento e la possibilità di avere una continuità maggiore rispetto agli ultimi anni?
«Sono sicuro di sì, perché lo vedo non solo determinato. Lo vedevo così anche l’anno scorso, è sempre stato molto determinato, ma adesso lo vedo particolarmente forte. Ha fatto una preparazione che forse da tempo non riusciva a completare senza infortuni. È chiaro che si incrociano sempre le dita, perché l’anno scorso secondo me è stato sfortunatissimo. Mi ricordo due infortuni: uno calciando un rigore a Milano e uno calciando una punizione contro il Torino. Sono veramente dei casi limite. Addirittura uno gli è costato un problema al menisco ed è stato fuori tre mesi e mezzo. Diversamente, dal punto di vista muscolare, mi sembra un giocatore molto più tonico. Certo, magari non ha più la velocità e la potenza di tiro di quando era più giovane, ma ha migliorato in tutto e per tutto altre caratteristiche e altre qualità. È un giocatore che, se lo togli qualche volta, può avere un po’ di ricambio, ma altrimenti finisce sempre le partite molto più fresco di tanti altri. Io lo vedo bene. È un giocatore relativamente giovane, perché oggi ha 32 anni, è ancora molto forte ed è anche nel pieno della maturità tecnica e fisica. Credo che farà un grande campionato. Certo, speriamo non succedano delle anomalie come quelle dell’anno scorso, perché sono stati veramente due episodi rarissimi».
La Fiorentina è una squadra completamente rinnovata ed è stata una delle protagoniste del mercato. Immagino che lei possa avere qualche dubbio su chi far giocare davanti, anche in base all’assetto della Fiorentina: ci potrebbe essere una possibilità per Cristante, una per Soulé, addirittura per Mora. In questo senso, può chiarire un po’? E poi, sull’obiettivo finale: se arrivano i due giocatori che sta aspettando, la parola “scudetto” si potrà mai sentire qui dentro?
«Bisogna vedere anche quello che fanno gli altri, no? Bisogna conoscere anche i nemici, voglio dire gli avversari in questo caso. Noi dobbiamo guardare la nostra strada, stiamo cercando di fare il meglio possibile con le nostre possibilità e sono convinto che andremo a fare bene. Poi parlare di risultato finale non lo so, dipenderà molto anche da quello che faranno gli avversari. Noi dobbiamo partire, come del resto abbiamo fatto l’anno scorso, cominciando a pensare alla Fiorentina, che è una squadra che ha fatto molto sul mercato, ma soprattutto con le motivazioni forti che abbiamo in questo momento, con la volontà di fare una grande stagione e di dare seguito al finale e alla stagione dell’anno scorso. Sono stati due mesi un po’ particolari per i giocatori che erano al Mondiale e che chiaramente hanno una condizione fisica diversa rispetto a chi ha fatto tutta la preparazione. Poi ci sono alcuni giocatori, come Molina e Mora, che sono arrivati da pochissimi giorni. È chiaro che anche per noi, probabilmente come per tante squadre, c’è un po’ di incertezza all’inizio della prima partita che si va a giocare. Credo che riguardi un po’ tutti. La prima partita è sempre quella in cui non sei così sicuro della condizione globale della squadra: alcuni stanno meglio, altri un po’ meno, e quindi anche la formazione può essere condizionata da questo. Alcuni sono arrivati da pochissimi giorni e il mercato è comunque ancora aperto. Credo che sarà un po’ così per tutti all’inizio: tutti avranno bisogno di un po’ di rodaggio. Una cosa che sicuramente a noi non manca è la voglia di partire forte subito. Giochiamo in uno stadio nuovamente pieno, con tanta aspettativa, e questo per noi è una forza fondamentale per andare ad attaccare subito la partita con le nostre migliori risorse».
Passando da un argentino all’altro, le volevo chiedere di Soulé. Lo scorso anno ha avuto una stagione particolare perché, forse nel momento migliore, è stato fermato dalla pubalgia e quando è rientrato non sembrava avere il ritmo gara. Come lo ha rivisto? Ha superato quelle problematiche? E soprattutto, quell’infortunio ha un po’ bloccato il processo di crescita che stava facendo anche con lei?
«No, lui ha fatto una grande prima parte di stagione e poi ha avuto questo problema di pubalgia. Quando è arrivato in ritiro era stato parecchio fermo e aveva cercato di curarsi questo problema. È arrivato parecchio sovrappeso e non era ancora completamente guarito. Invece durante questa preparazione è stato bravissimo, è stato eccezionale. Si è rimesso e devo dire che adesso è in un’ottima condizione. Ha fatto delle ottime gare nel precampionato e ha recuperato al meglio sia dal punto di vista fisico, per quanto riguarda la pubalgia, sia dal punto di vista atletico e della condizione. Quindi anche sotto questo aspetto credo che sia un giocatore assolutamente recuperato, di nuovo ai livelli della prima parte della stagione scorsa».
Lunedì affronterà la Fiorentina, con l’esordio ufficiale di Fabio Grosso sulla panchina viola in Serie A. Che tipo di gara si aspetta da una squadra completamente rinnovata? Crede sia un bene affrontarla subito, considerando il mercato che ha fatto? E cosa si aspetta da Grosso in questa stagione?
«Adesso non sai mai quale sia il momento migliore per incontrare una squadra, quindi va bene così. Il calendario ha detto Fiorentina. Le prime cinque partite, anzi la prima parte di campionato, sulla carta sono molto dure, ma noi le affrontiamo subito con la voglia di partire bene. È chiaro che loro hanno fatto un mercato molto importante, hanno preso giocatori sicuramente di valore e hanno cambiato allenatore. Quindi mi rifaccio un po’ alle prestazioni e alle partite che hanno giocato in questo precampionato, oltre al fatto che Grosso già l’anno scorso con il Sassuolo ha avuto un’ottima esperienza in Serie A. Per loro è sicuramente una novità. Per noi, invece, giocare subito questo tipo di gare ci dà immediatamente la dimensione del nostro valore in questo momento».
Ha parlato prima della condizione di chi arriva dal Mondiale, facendo una distinzione tra chi è partito dall’inizio del ritiro e chi si è aggregato dopo. Come stanno? Quanto crede che manchi loro per arrivare al livello di condizione del resto del gruppo? E, in modo particolare, un giudizio su Malen: come lo ha visto in queste ultime settimane?
«Wesley, ad esempio, ha dovuto saltare il Mondiale, però ha fatto la preparazione e sotto l’aspetto atletico sta sicuramente bene. Ndicka e Malen sono arrivati un po’ dopo. Ndicka, anche per struttura fisica, recupera abbastanza velocemente: ha fatto un po’ fatica all’inizio, ma ha già dato dei buoni segnali anche a Dortmund nell’ultima amichevole. Malen ha patito un po’ il Mondiale, sicuramente più a livello psicologico che fisico. Però giocare nella Roma e sentirsi molto importante per questa squadra, non solo per quello che realizza ma anche come leadership e come giocatore di riferimento, lo aiuterà a trovare una condizione migliore. Poi c’è Koné, che è arrivato per ultimo: anche lui riesce abbastanza velocemente a rimettersi in condizione. El Shaarawy, invece, è in una situazione intermedia. Ma sono cose normali per tutti i giocatori che sono arrivati in periodi e step diversi. Ci mettono veramente poco: non serve tanto tempo, è questione solamente di una settimana o due in più. Anche Molina ha fatto la finale con l’Argentina solo da poco ed è arrivato questa settimana. Però anche lui è sicuramente un giocatore che riacquista la condizione abbastanza velocemente».
Prima, soprattutto in riferimento a Rodrigo Mora, ci ha parlato di prospettiva e di giovani da sviluppare. Però leggevo alcune sue parole dello scorso febbraio, dopo Udinese-Roma, quando disse: «Abbiamo investito molto su giocatori come Robinio Vaz e Venturino, però o parliamo di Under 23 o di Champions, mettiamoci d’accordo». Sia per una questione di età, sia per caratteristiche fisiche e tecniche, Rodrigo Mora non corrisponde a quella descrizione, né ovviamente ai vari Malen e Wesley che avevamo individuato come altra categoria di giocatori. Ci può spiegare cosa è successo nel frattempo? C’è stato un cambio di idea o di prospettiva?
«Mi sembra di essere stato abbastanza chiaro. Comunque Rodrigo Mora è un giocatore, ex Porto, che ha già sviluppato un altro tipo di percorso rispetto a quei ragazzi. Stai facendo dei paragoni un po’ poco equilibrati. Poi magari quei ragazzi faranno sicuramente un’ottima carriera, ma Rodrigo Mora è un po’ più avanti. Non mi sembra un paragone molto equilibrato. Comunque Rodrigo Mora rimane un giocatore giovanissimo, è un 2007, ha 19 anni. Non so quale sia la tua aspettativa: la mia è quella di un giocatore che possa sicuramente aiutare, un giocatore di talento. Però non penso neanche di poter mettere addosso a un ragazzo di 19 anni la responsabilità di essere già il leader di una squadra che gioca la Champions. Poi magari lo diventerà, io lo spero e me lo auguro. Ma tu, che segui il calcio da anni, sai benissimo che ci sono degli step anche per questo tipo di talenti molto importanti».
Le chiedo una specifica su Koné: come lo ha visto dal punto di vista mentale? È centrato, considerando che soprattutto dall’Inghilterra è stato un continuo rincorrersi di voci che lo avrebbero voluto in tante squadre? E poi, se punta su Lulli, come lo ha visto e a che punto è dal punto di vista della crescita?
«Lulli è un altro ragazzo anche lui. Al di là di tutte le situazioni che si dicono e che si scrivono, che possono essere tantissime, di fatto non ci sono mai state trattative o richieste così importanti. Io credo che Koné, per me, sia un giocatore fondamentale per la Roma e credo che sia contento di giocare nella Roma. Anche perché, rispetto a tutte queste alternative, credo che nessuna squadra abbia venduto i propri big importanti: non ha venduto nessuno. È stato un mercato molto particolare, nel quale le vendite sono state bloccate. Soprattutto nelle squadre di vertice non ci sono state uscite».
Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 20/2010 del 11/11/2010
Partita IVA 01488100510 - Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
Direttore editoriale: Alessandro Carducci
© 2026 vocegiallorossa.it - Tutti i diritti riservati
