Borini: "Sono al Liverpool perché la Roma ha deciso di vendermi. Zeman? Ci ho parlato due minuti..."

29.01.2013 18:04 di Claudio Lollobrigida Twitter:    vedi letture
Fonte: eurosport.yahoo.com
Borini: "Sono al Liverpool perché la Roma ha deciso di vendermi. Zeman? Ci ho parlato due minuti..."
Vocegiallorossa.it
© foto di Alberto Fornasari

L'ex attaccante romanista, Fabio Borini, ha rilasciato una lunga intervista al portale eurosport.yahoo.com, in cui ha parlato anche della sua esperienza alla Roma. Queste le sue parole.

Negli ultimi due anni sei arrivato dall'Academy del Chelsea al Liverpool passando per la promozione con lo Swansea, il pre-campionato con il Parma e una stagione da protagonista a Roma. Cosa ti ha lasciato questo periodo straordinariamente intenso e incredibilmente breve?
"Alla fine posso dire che sia stato un periodo che mi ha dato davvero tanto. Sono stato costretto a imparare per forza e a farlo anche in fretta perché tutti questi cambiamenti mi obbligavano ad adattarmi in poco tempo. Quello che mi è sempre mancato però è la stabilità che spero di aver trovato ora al Liverpool. Quello che ho perso altrove lo sto costruendo ora. Sono cresciuto in fretta, adesso voglio soltanto crescere con costanza in un ambiente stabile".

Per molti quell'ambiente poteva essere la Roma. Dopo una buona stagione era arrivato Zeman e il suo 4-3-3 in teoria è il modulo ideale per un attaccante come te. Ma è vero che è stato lui a non ritenerti adatto al suo stile di gioco?
"Non lo so. Quello che ti posso dire è che la Roma è il passato, il mio presente si chiama Liverpool. Se sono qui è perché la società della Roma ha deciso di vendermi al Liverpool. Con Zeman ho parlato soltanto due minuti una volta finito l'Europeo...".

Per certi versi, però, il Liverpool di quest'anno assomiglia alla Roma della passata stagione. Con un allenatore come Rodgers che prova a cambiare la mentalità di una squadra e di un campionato portando uno stile di gioco nuovo. Qualcosa di simile al tentativo di Luis Enrique. Sei d'accordo?
"Non so quanto si possa parlare di assestamento tattico e calcistico. Credo che sia più che altro una questione mentale. Rodgers sta cercando di cambiare la cultura di un club, puntando forte sui giovani e su un progetto reale e innovativo. Ha un atteggiamento diverso da quello di tanti altri allenatori, è molto innovativo ed è normale che tutto ciò richieda tempo per ricostruire certezze in una squadra".

Quanto è importante Steven Gerrard, il capitano che sta vivendo sulla pelle un cambiamento così radicale?
"Si tratta di un grande campione, che sta dimostrando di aver già incarnato questa idea. È in grado di trasmettere quello di cui ha bisogno l'allenatore a tutta la squadra. Sa sempre usare le parole giuste".

Un po' come Francesco Totti l'anno scorso a Roma?
"Sì, ma in modo differente".