Atalanta, Scamacca: "Da piccolo guardavo le partite della Roma. Sapevo che sarei arrivato in Serie A"

Atalanta, Scamacca: "Da piccolo guardavo le partite della Roma. Sapevo che sarei arrivato in Serie A"Vocegiallorossa.it
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 18:03Altre notizie
di Alessandro Monaco
Gianluca Scamacca si è raccontato ai microfoni di Radio TV Serie A commentando la sua carriera, la gioventù a Roma e il rapporto con i tifosi bergamaschi.

Ai microfoni di Radio TV Serie A, Gianluca Scamacca si è raccontato commentando la sua carriera, la gioventù a Roma e il rapporto con i tifosi bergamaschi.

SCAMACCA: "DA PICCOLO GUARDAVO LE PARTITE DELLA ROMA. SAPEVO CHE SAREI ARRIVATO IN SERIE A"

«Sin da quando ero bambino sapevo che un giorno sarei arrivato a giocare con i grandi in Serie A, l'ho semrpe saputo dentro di me. Nel mio quartiere guardavo da piccolo le partite della Roma, e giocavo in strada con i ragazzi della mia età. Poi sono passato al Fidene, Cisco Roma, Lazio e Roma. Il calcio è passione, vita e anima: passa dall’astratto al concreto».

«Bergamo l’ho voluta fortemente perché credevo nell’ambiente Atalanta, ambizioso come me. Da quando sono arrivato ho sposato fortemente la filosofia bergamasca nel lavoro: se non lavori, non cresci e qui a Bergamo lavorano tutti al 300%. Ho girato tanto, ma non c’è niente di più bello dell'Italia. Me ne sono andato via a 16 anni, ma è qui che mi sento a casa. Il nostro motto è “La Maglia Sudata Sempre”, ci rappresenta tantissimo. I bergamaschi sono molto simili a me, casa-lavoro, lavoro-casa. Il nostro chef ci fa assaggiare tanti formaggi bergamaschi ed è giusto che sia così: non mangeresti mai l’amatriciana a Bologna. Come i tifosi bergamaschi danno tutto nel lavoro, la stessa cosa facciamo anche noi in campo. È gente che non molla mai e che sta sempre dietro la squadra: loro sono caldi. Noi dobbiamo dare il giusto esempio a questo popolo, visto il sostegno anche nei momenti di difficoltà».

«L'infortunio al ginocchio è stato un percorso di conoscenza e maturità. Bisogna andare oltre questi momenti, altrimenti diventa un problema e non riesci. Idoli? Ne ho tanti. Da piccolo ero bello agitato perché non stavo mai fermo, ma sempre nei limiti: mi sono calmato. Con mia mamma ho un rapporto speciale, poi lei mi ha seguito ovunque e mi ha sempre sostenuto».

«Il leone è l'animale che più mi rappresenta caratterialmente è quello che non molla mai e che è sempre determinato. Il mio primo tatuaggio l'ho fatto a 14 anni: è una frase che dice "Non è ciò che sei che ti frena, ma ciò che pensi di non essere". Se oggi potessi parlare al bambino che ero, gli direi di non cambiare, di rimanere così com'è, perché non c'è niente di più bello che essere se stessi davanti a tutto e a tutti. Come mi piacerebbe essere ricordato? Non ci ho mai pensato e, sinceramente, non ci penso nemmeno adesso, perché ho ancora tanto da fare davanti a me. Ci penserò più avanti. Già oggi faccio fatica a immaginare cosa farò dopo il calcio, quindi non saprei davvero rispondere a questa domanda. Il mio sogno è vincere un campionato con una squadra che mi ha accolto e cresciuto fin da quando ero piccolo. Per me il punto d'arrivo è sempre qualcosa che non è ancora stato raggiunto: un obiettivo da inseguire e superare, cercando ogni volta di fare sempre di più».