Scacco Matto - Liverpool-Roma 5-2, i giallorossi perdono al gioco dei Reds

25.04.2018 21:45 di Gabriele Chiocchio Twitter:   articolo letto 12321 volte
Fonte: Redazione Vocegiallorossa - Gabriele Chiocchio
© foto di www.imagephotoagency.it
Scacco Matto - Liverpool-Roma 5-2, i giallorossi perdono al gioco dei Reds

70 minuti da incubo e poi si riaccende una minima speranza: il primo round tra Liverpool e Roma termina 5-2 per i Reds, in una gara che ha evidenziato problemi strutturali dei giallorossi già chiari in altre occasioni, ma anche errori in campo e fuori.

LE SCELTE - Tutto confermato rispetto alle attese della vigilia. Eusebio Di Francesco mette in campo il modulo-Champions, con la difesa a tre composta da Federico Fazio, Konstantinos Manōlas e Juan Jesus davanti ad Alisson. Alessandro Florenzi e Aleksandar Kolarov sono i due esterni di centrocampo, con Daniele De Rossi e Kevin Strootman in mezzo. Cengiz Ünder e Radja Nainggolan agiscono alle spalle di Edin Džeko. Jurgen Klopp non rinuncia invece al suo 4-3-3, con il tridente composto da Roberto Firmino, Mohamed Salah e Sadio Mané.

 

 

 

STRETTA DI MANO - Nella prima parte del primo tempo, la Roma accetta il ritmo del Liverpool, controbattendo con eguale intensità e verticalità, pur con trame di gioco diverse. Il pallone si muove velocemente, alla ricerca principalmente dei due esterni di centrocampo. l’ideale sarebbe trovare invece i due assistenti di Džeko, ma entrambi faticano a ricevere palla alle spalle del centrocampo del Liverpool: Cengiz non regge fisicamente contro i difensori avversari, mentre Nainggolan, come spesso accade, spazia un po’ per tutto il fronte offensivo. In un paio di occasioni i giallorossi riescono a produrre cross interessanti, riuscendo a cambiare gioco e trovando Kolarov e Florenzi liberi sul lato debole: efficace, almeno potenzialmente, l’asse che si crea tra il 24 e Džeko, che inizia con un buon piglio calamitando i palloni che gli arrivano e permettendo ai suoi di salire. Il rischio è quello di attivare le ripartenze dei padroni di casa, ma la squadra è sufficientemente corta, i braccetti della difesa a tre svolgono un buon lavoro di prevenzione e il pericolo, inizialmente, non si concretizza.

EFFETTO DOMINO - Tutto questo impianto, però, prevede massima concentrazione e massima forza nelle giocate offensive e negli interventi difensivi; dopo 25 minuti la Roma è già in debito di ossigeno e scatta una sorta di effetto domino. Jesus è il primo a mollare, facendosi ammonire per un fallo su Mané e riducendo la sua intensità di gioco, Džeko comincia a venir meno nel lavoro di raccordo con il resto dei compagni, il Liverpool può giocare più possessi consecutivi e la Roma inevitabilmente si allunga, lasciando, di fatto, il tre contro tre tra gli attaccanti opposti e i propri difensori. Una situazione praticamente insostenibile e accentuata dal calo mentale dei giallorossi che fa scattare tutte le armi offensive di Klopp: i terzini Trent Alexander-Arnold e Andrew Robertson hanno più opportunità di accompagnare, le mezzali James Milner e Georginio Wijnaldum (subentrato all’infortunato Alex Oxlade-Chamberlain) si inseriscono con più continuità rompendo la linea arretrata facilitando i movimenti in verticale del tridente, con Firmino pronto a staccarsi per realizzare le connessioni con gli altri due attaccanti, mai lette correttamente da Manolas. Il primo gol di Salah è una prodezza - nata comunque da un pigro lavoro di Džeko, che non scarica su Kolarov e si fa soffiare il pallone -, il secondo è il risultato di un contropiede gestito in modo completamente errato, con uscite sui portatori di palla effettuate senza tempismo e intensità.

A PICCO - Dopo l’intervallo c’è Patrik Schick al posto di Ünder, con Di Francesco che mantiene uomini e assetto del primo tempo: un invito a nozze per Klopp che non fa altro che mantenere le marce alte e sedersi a guardare. Il terzo gol arriva con la collaborazione dell’assistente che non segnala un fuorigioco di Salah, ma sul quarto le distanze e il tempo sbagliati nell’aggressione di Kolarov su Alexander-Arnold lasciano l’egiziano uno contro uno con l’ammonito e spaesato Jesus, saltato come un birillo prima dell’assist per Firmino; il punto più basso - e non solo nel punteggio - è il quinto gol ancora di Firmino, che arriva su azione di calcio d’angolo concesso dal neoentrato Maxime Gonalons, che con una pressione minima decide di mettere il pallone sul fondo.

UNO MENO UNO - Insieme al francese, al posto di De Rossi, entra Diego Perotti per Jesus, mentre dall’altra parte finisce la benzina di Salah, sostituito da Danny Ings. Il risultato fa sedere un po’ il Liverpool e la Roma ha il merito - relativo, ma pur sempre tale - di dimostrarsi squadra pronta ad approfittarne, come deve essere in una competizione come la Champions League. I Reds, scremati del ritmo e del loro giocatore migliore, sono squadra ben più giocabile e i giallorossi, ridisposti col 4-3-3, riescono a riemergere, evidenziando finalmente i difetti in marcatura di Lovren in occasione del gol dell’1-5 di Džeko e ottenendo il calcio di rigore del 2-5, realizzato da Diego Perotti. Tra otto giorni servirà un'impresa ancora più grande di quella contro il Barcellona: attaccare alla ricerca dei gol necessari significherà aprire spazi invitanti per i velocissimi avanti del Liverpool, pronti ad approfittare.