Roma Femminile, Piovani: "Barcellona? È una squadra troppo completa. Voglio vedere le mie calciatrici crescere"
Piovani ha rilasciato alcune dichiarazioni in conferenza stampa alla vigilia del match contro il Barcellona. Queste le parole del mister giallorosso:
Affrontare una squadra che è probabilmente la top team del calcio europeo. Come si affronta a livello psicologico e mentale una partita del genere? Lei stesso, dopo la vittoria contro il Sassuolo in campionato, ha parlato di Barcellona quasi ingiocabile. Quale sarà l’atteggiamento mentale della Roma e cosa dirà alle ragazze prima della partita?
«Già stamattina ho accennato qualcosa alle ragazze, perché abbiamo visto il Barcellona con dei video, quindi sanno benissimo che per loro, per quelle che andranno in campo e per quelle che verranno in panchina, sicuramente è un bel impegno, un bel banco di prova. Gli ho detto di rimanere serene e tranquille, perché devono confrontarsi con quelle che magari sono, tra virgolette, migliori di loro, che poi alla fine non è vero, perché se noi lavoriamo da squadra possiamo dire anche noi la nostra. Logicamente sappiamo che è una partita molto, molto impegnativa. Ci sarà un grande dispendio di energie, perché il Barcellona in Europa è la squadra che mantiene più possesso palla di tutte le altre e quindi ci sarà da lavorare sia in fase difensiva sia, logicamente, in fase di transizione, dove dovremo essere pronte e brave nelle ripartenze. Quindi le tengo serene le mie ragazze, perché credo che sia per loro una partita, più che una partita, un percorso di crescita da fare. È un confronto con giocatrici importanti come lo sono quelle del Barcellona».
Volevo chiedere se il Barcellona secondo te ha dei punti deboli, se ce n’è almeno uno, e se ci dobbiamo aspettare anche una Roma un po’ diversa domani, magari con una difesa a cinque, un po’ più bilanciata.
«Il punto debole del Barcellona è che non ha una giocatrice in rosa mancina, però ha tante giocatrici forti col destro. Quindi mi sento di dire che questo è il punto debole. È una squadra troppo completa in tutti i reparti e quindi è da affrontare con una mentalità forte, perché, come ha detto adesso Vale, al minimo errore loro ti castigano. Quindi noi dovremo fare la cosiddetta partita perfetta. Per quanto riguarda l’altra domanda, se ci dobbiamo aspettare una Roma diversa a livello di modulo, no, no. Continueremo magari sulla stessa strada, però con la difesa a quattro, magari con un centrocampo un po’ più coperto. Dobbiamo avere gamba soprattutto davanti nelle ripartenze, perché loro ti concedono questo e secondo me dobbiamo metterci dentro gamba davanti. Dopo l’allenamento di stamattina mi troverò con lo staff e cercheremo di valutare quelle che sono le soluzioni, anche se qualcosina abbiamo già provato questa mattina. Logicamente il tempo ristretto dalla partita di domenica a oggi è molto ristretto, così come sarà ristretto poi quello della partita contro la Lazio in campionato di sabato».
Escludendo il campionato la Roma fin qui arriva da un pareggio in Europa e da una sconfitta ai rigori in finale di Women’s Cup, probabilmente gare in cui la Roma avrebbe meritato di più. Come si lavora anche sotto questo aspetto alla vigilia di una gara così importante?
«Intanto ti ringrazio di avermi fatto questa domanda, perché è una cosa che volevo tirare fuori io. Noi abbiamo perso una partita quest’anno solo, che è quella col Sassuolo, che tra l’altro non meritavamo di perdere, però l’abbiamo persa. Non ha complicato la strada nella Women’s Cup: siamo arrivate in finale e noi ci siamo arrivate, quindi vuol dire che qualcosa abbiamo. Nonostante tutte le difficoltà che voi sapete per quanto riguarda gli acciacchi, gli infortuni, stavano giocando tanto le stesse giocatrici, due o tre, che non erano ancora in condizione. Adesso piano piano, per fortuna, lo stanno diventando. Poi un rigore molto, molto dubbio al 95’ ci ha tolto la possibilità di vincere la Women’s Cup e il rigore sbagliato da Pandini al 95’, all’ultimo minuto, ci ha fatto pareggiare e non vincere. Se avessimo vinto la Women’s Cup e avessimo vinto su rigore con Pandini, staremmo parlando di una cosa totalmente diversa, ma a me non cambia niente, perché siamo lì ancora. Logicamente cambia non aver vinto la Women’s Cup, però quello che interessa a me è il percorso che stanno facendo queste ragazze, perché lo stanno facendo in maniera straordinaria: per come tutti i giorni vanno in campo, per come si pongono, per come si aiutano, per come collaborano, per come seguono noi dello staff, che è una cosa molto importante. Questo a me interessa. Poi i risultati prima o poi verranno. Non sono arrivati per un centimetro, vorrà dire che tra un po’ arriveremo noi davanti a loro di un centimetro. È questo che mi interessa: vedere loro crescere».
Dove pensate che la Roma possa fare la differenza per mettere in difficoltà le campionesse?
«Avendo coraggio. Giocare, non dico alla pari, perché logicamente, come detto scherzosamente, sono delle giocatrici davvero ingiocabili, però provare a giocare come giocano loro. Poi è normale che loro hanno grandissima qualità, è la dimostrazione che tutti gli anni fanno una finale di Champions. Hanno anche un budget stratosferico e quindi noi dobbiamo avere coraggio, provare a giocare alla pari con loro, con l’intensità giusta quando abbiamo la palla, cercare di palleggiare come poi palleggiano loro, quando hanno palla loro cercare di recuperarla. Quindi liberi di testa e cercare di fare quello che poi alla fine sappiamo fare, perché piano piano, come ho detto prima, queste ragazze stanno crescendo. Avere coraggio comunque».
Mister, lei ha parlato di percorso di crescita, anche Valentina lo ha fatto e parlando del Barcellona ha parlato di budget stratosferico. Ci sono ancora delle differenze tra il calcio italiano e quello europeo, spagnolo in questo caso? Come si prepara una partita in Europa rispetto al campionato italiano?
«La differenza in Europa: una squadra come il Barcellona si può permettere giocatrici forti perché ha una disponibilità economica incredibile, quindi è difficile da andare ad affrontare perché si può permettere giocatrici più forti. Per quanto riguarda il calcio italiano è un po’ diverso. Io mi soffermerei più che altro nella crescita anche della nostra nazionale. Adesso a livello nazionale noi siamo competitive, perché poi quelle forti del Barcellona tornano nella nazionale, quindi ne hanno due, l’Austria ad esempio due, l’Inghilterra due, e quindi anche loro non è che hanno tante giocatrici come le abbiamo anche noi, giustamente. Però a livello nazionale adesso stiamo un po’ pareggiando le cose. A livello internazionale, con squadre di club, in questo momento noi siamo ancora molto indietro sotto questo punto di vista. Però ci auguriamo nei prossimi anni, con l’aiuto anche della Federazione, di colmare questo gap che è ancora molto importante. Ci stiamo arrivando piano piano, con il lavoro ci si arriva tutti insieme».
Solitamente alle ragazze si chiede se sentono la fiducia del mister. Io invece volevo chiedere cosa si prova a sentire la fiducia delle giocatrici?«È bello, vuol dire che si è creato qualcosa di importante per poter portare avanti un progetto insieme. Un progetto che, come abbiamo detto prima, è abbastanza nuovo, con quelle che sono rimaste, ma soprattutto con tutte quelle che sono arrivate. Vi faccio un esempio: abbiamo dovuto cercare di cambiare modo di giocare perché le caratteristiche di Viennes sono diverse da quelle di Martina Piemonte, quindi anche lì dovevamo un attimino cambiare, capire bene com’è. Come tutte le cose ci vuole del tempo. In questo momento noi dello staff, non solo io, ma tutto lo staff, respiriamo e sentiamo che loro sono vicine a noi e che c’è ancora spazio e tempo per poter migliorare, anche perché la strada è ancora lunga. Giorno dopo giorno cercheremo di farlo con grande entusiasmo, grande passione, come ci contraddistingue sempre. L’obiettivo è quello di rimanere uniti anche nei momenti di difficoltà, e sicuramente verranno, speriamo il più lontano possibile. Però l’importante è rimanere coesi, creare empatia, creare questo dialogo tra noi e loro, che è molto importante. Noi quando facciamo le cose cerchiamo di farlo per il bene della squadra, però ci confrontiamo spesso con loro per capire bene se quella cosa che facciamo può andare bene o magari non sposa le caratteristiche giuste di quattro, cinque giocatrici. Quindi ci confrontiamo per capire bene quale sarà la soluzione migliore, logicamente senza stravolgere quello che è il nostro modo di vedere il calcio».
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