Antognoni: «La Roma mi offrì un attico, scelsi Firenze»
Un attico in piazza di Spagna per convincerlo a vestire la maglia della Roma. Giancarlo Antognoni, intervistato da Roberto Faben per La Verità, ricorda il tentativo di Dino Viola di portarlo nella Capitale e la scelta di rimanere alla Fiorentina. Nel colloquio, dedicato anche al libro Una vita da dieci. La mia storia tra il Viola e l’Azzurro, l’ex centrocampista ripercorre il Mondiale del 1982, il rapporto con Firenze e le offerte ricevute durante la carriera.
Più di una volta ti sono arrivate offerte per sottrarti ai viola ma non hai mai ceduto. A Madrid, in occasione della finale Italia-Germania del 1982, ti avvicinò Gianni Agnelli...
«Fu nella hall dell’albergo, io non giocavo la finale. Mi disse: “Antognoni, lei è l’unico giocatore che ha rifiutato di venire alla Juventus”. La cosa risaliva al mondiale di Argentina, quattro anni prima. Boniperti era il presidente, che offrì alcuni giocatori più tot soldi alla società. Infatti mi chiamò il presidente della Fiorentina dicendomi di questa opportunità, ma tra la Fiorentina e me c’era un tale rapporto che non era il caso».
Nel 1980 Dino Viola, presidente della Roma, ti offrì un attico in piazza di Spagna per passare con i giallorossi...
«M’invitò, con mia moglie, a casa sua a mangiare. C’era anche il cambio di proprietà a Firenze. Pontello voleva costruire una Fiorentina più competitiva. Gli dissi: “Presidente, rimango a Firenze”. Tra l’altro mia moglie è romana ed era più intenzionata lei di me. Fece una bella offerta, vero dell’attico in piazza di Spagna».
E tua moglie?
«Eh beh, un calcio nello stinco me lo diede. Poi però la Roma vinse lo scudetto nel 1983... Noi ci siamo andati vicino l’anno prima...».
Se fossi andato alla Juve o alla Roma avresti probabilmente vinto più di uno scudetto...
«Alla Juve di sicuro, perché in quegli anni ne ha vinti tanti, la Roma un po’ meno. Il rimpianto è di non averlo vinto con la Fiorentina. Ho vinto più da dirigente che da giocatore. Da dirigente, con Cecchi Gori, vincemmo una Coppa Italia e una Supercoppa».
Oggi sembra prevalere il “calcio degli sceicchi”, come lo definisci. La fedeltà a una squadra è un concetto antiquato.
«Sì, certo. Uno fedele è difficile trovarlo. Gli ultimi sono stati Di Bartolomei, Del Piero, Maldini, e prima Gigi Riva, Giacinto Facchetti... Poi è arrivato il business. Non è che lo condanno. Oggi il giocatore è proprietario di sé stesso e si gestisce da solo. E poi noi non eravamo svincolati».
E la Under 21?
«Ci sono ragazzi interessanti, dovrebbe fornire giocatori alla nazionale A ma gli allenatori dovrebbero farli giocare un po’ di più nelle squadre di club. Nella nazionale A ora è arrivato Mancini, che è propenso a far giocare i giovani... Vediamo».
Testata giornalistica Aut.Trib. Arezzo n. 20/2010 del 11/11/2010
Partita IVA 01488100510 - Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
Direttore editoriale: Alessandro Carducci
© 2026 vocegiallorossa.it - Tutti i diritti riservati
