L'ex banda del sesto posto: Cristante, Mancini e Pellegrini rilanciati da Gasperini
A Roma si sà che è abbastanza facile dare delle etichette e "accollare" (come si dice nella Capitale) le colpe sempre a qualcuno. In chiave giallorossa, dopo tanti sesti posti consecutivi e una qualificazione in Champions diventata una sorta di miraggio ci si era inventati l'etichetta della banda del sesto posto, con Cristante, Pellegrini e Mancini in versione Freddo, Dandy e Libanese, come capri espiatori di tutti i mali della Roma.
Tre situazioni diverse tuttavia da distinguere per non fare di tutta un'erba un fascio. Quella di Mancini era la posizione meno scomoda: amato dai tifosi, il vero capitano della squadra per tutti. Poi c'era Cristante. Lui era un caso che i più non si spiegavano: considerato un calciatore mediocre dalla maggior parte dei tifosi e gli addetti ai lavori, titolare inamovibile per tutti gli allenatori passati per Trigoria (e qualche domanda se la potevano anche fare). Infine Pellegrini: capitano che portava la spada di Damocle in quanto romano e romanista e quindi erede di Totti e De Rossi. Un macigno da portare sulla propria spalle perché messo sempre in paragone, col risultato che all'arrivo di Gasperini era fuori dal progetto Roma. Proprio Gasperini aveva fatto le voci della proprietà e annunciato pubblicamente la rottura.
Poi però le cose cambiano e il campo, può spostare gli equilibri delle situazioni in divenire. Ricordiamo come due su tre fossero calciatori lanciati proprio dal tecnico e acquistati dalla Roma grazie alle prestazioni con l'Atalanta. Quindi Mancini e Cristante erano i primi a essere indicati come potenziali "nuovi acquisti" in termine di un rendimento che poteva migliorare. Il primo schock è stato quello di nominare il numero 4 come capitano della Roma. Poi gli altri due. Nuovo allenatore, nuova Roma e serve tempo di carburare. La prima fortuna è stata quella di avere il derby alla quarta giornata e si sa, derby=Lorenzo Pellegrini. Debutto in campionato e gol dopo una mezzora abbondante di partita. Primo segnale che il rilancio era dietro l'angolo. Poi Nizza è arrivata la conferma che Gasperini aveva già rilanciato e ritrovato Pellegrini (in un processo di riatletizzazione del calciatore). L'altra piccola quadratura del cerchio è arrivata più avanti nella stagione, un mossa arrivata decisamente in ritardo, con quell'incongruenza tattica che la Roma si era portata dietro dal suo acquisto: Cristante di nuovo trequartista. Una mossa non definitiva, ma che ha ridato credibilità al calciatore.
Ma anche quando le cose vanno bene c'è sempre un momento di flessione, quel momento è arrivato prima del rush finale, quando tutto sembrava portare a un nuovo quinto/sesto posto, con la Conference League più realtà che spauracchio. Ecco che dopo Roma-Juventus, la sconfitta con il Genoa e quella con l'Inter, la banda del sesto posto era diventata di nuovo il male supremo. Rinnovi bloccati e proprietà che vuole fare piazza pulita. Questa la sintesi delle notizie di quelle settimane. Poi il rush finale, la doppietta nel derby di Mancini e la banda del sesto posto (la stessa che ha vinto la Conference League, fatto finale di Europa League e qualche semifinale) che si è presa la rivincità in maniera goliardica sui social, autodefinendosi la banda del terzo posto. Un altro dei meriti di Gasperini.
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