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L’antipatico diventato simpatico conquistando piazza e Champions League

L’antipatico diventato simpatico conquistando piazza e Champions LeagueVocegiallorossa.it
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Oggi alle 21:00Primo piano
di Luca d'Alessandro

C'è poco da dire, la qualificazione alla prossima Champions League ha un nome e un cognome: Gian Piero Gasperini. Quello che ha fatto il tecnico è una cosa non da tutti e non perché prima di lui non c'erano riusciti i vari Fonseca, Mourinho, De Rossi, Juric e Ranieri, ma a 68 anni lasciare un posto come la sua Atalanta, costruita, plasmata a sua immagine e somiglianza, portata a vincere l'Europa League e stabilmente in Champions League (basti vedere la prima stagione post-Gasperini come sia finita) per imbarcarsi in una nuova avventura, una sfida come quella di riportare la Roma tra le prime quattro in Serie A, andandosi a scontrarsi fin da subito con una piazza che lo ha sempre visto come nemico e che lo ha accolto con una freddezza riservata a pochissimi allenatori o calciatori (anche quelli scarsi sono stati accolti meglio), ci vuole coraggio. A lui non sono mancati né il coraggio né la grande consapevolezza della sua bravura che gli ha conferito una sicurezza tale, la stessa con cui ha plasmato la squadra. 

L'antipatico che ha conquistato la piazza a suon di risultati, portando a far ricredere tutti con la Roma prima in classifica in un certo momento, poi è stato identificato come la persona giusta da seguire nella solita confusione all'interno di Trigoria, dove era palese, da subito che l'antipatico lo era effettivamente e non era una cosa di facciata per far accettare Gasperini alla piazza. Ecco che i tifosi hanno fatto la loro scelta, abbandonando un totem come Claudio Ranieri, osannato come pochi altri appena qualche mese prima. Ecco che la Roma società ha scelto di dare fiducia e pieni poteri (da vedere ora come sarà il rapporto professionale col nuovo DS che verrà) al tecnico. Guarda caso, sistemato l'impasse, arrivato nel momento in cui si profilava una crisi tecnica, i giallorossi hanno fatto filotto, arrivando addirittura terzi in campionato. 

Con la Champions in tasca, l'antipatico è diventato anche simpatico, sempre alla giusta maniera. Niente retorica acchiappa consensi, nessuna battaglia contro il potere per attirare altri consensi, solo voglia di parlare di calcio e fare il proprio calcio. Lo stesso per cui fin dai primi giorni aveva chiesto un attaccante funzionale al suo gioco. Risolto il problema con 6 mesi di ritardo, l'obiettivo è stato centrato. Un obiettivo festeggiato addirittura con una maglia celebrativa neanche fosse uno scudetto o un trofeo, un obiettivo che deve tornare a essere normalità. L'anno di transizione è stato bypassato. Ci aveva provato Mourinho, quando in conferenza stampa di presentazione era partito col solito discorso del progetto ecc. ecc., ma che lui voleva accorciare il tempo necessario per far tornare la Roma in Champions (e senza Taylor ci sarebbe riuscito). Segno che nel calcio la parola progetto serve spesso come parafulmine per il non raggiungimento dei risultati. Gasperini ha rimesso la Roma al centro dell'Europa che conta. Adesso viene sia il bello che il difficile, perché sarà un'estate importantissima per il futuro del club che si giocherà la stagione del centenario con maggiori aspettative e responsabilità.