Conferenza stampa - Gasperini: "Soulé ha recuperato. Per me la priorità è la squadra, siamo all'ultima volata e questo è quello che conta di più"

Conferenza stampa - Gasperini: "Soulé ha recuperato. Per me la priorità è la squadra, siamo all'ultima volata e questo è quello che conta di più"Vocegiallorossa.it
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Oggi alle 14:08Primo piano
di Valerio Conti

Gian Piero Gasperini ha tenuto la consueta conferenza stampa oggisabato 4 aprile, alle 13:30 alla vigilia della 31ª giornata di Serie A, per presentare la sfida contro l'Inter, in programma domenica alle 20:45.

Volevo chiedere, sono le ultime notizie che arrivano sponda Inter, il recupero sia di Lautaro che di Mkhitaryan. Sapere situazioni Roma, alla luce poi degli ultimi infortuni, no, da Wesley allo stesso Koné. Ecco, come arriva a questa partita, se riesce a recuperare, fino a che punto riesce a recuperare anche Soulé.
«Soulé ha recuperato, ha allenato queste due settimane con noi. La prima un po’ in difficoltà, questa ultima settimana sicuramente è molto meglio, anche se chiaramente è un giocatore fuori da tanto tempo, però questa settimana ha fatto, era di nuovo lui. Wesley e Koné sono rientrati poi dalle rispettive nazionali, sono ancora fermi, anche se entrambi i giocatori sono più positivi di quella che è un po’ la diagnosi, però chiaramente non per domani».

Qual è il primo tema da affrontare per contrastare la crisi del calcio italiano, tutto quello che sta succedendo? Lei ne ha parlato tanto anche del discorso del settore giovanile, di quelle che possono essere problematiche, ma la prima cosa che le viene in mente?
«Non lo so, è sicuramente, visto che ormai sono tante volte, tre volte di fila che non andiamo ai mondiali, non esiste un problema unico, un qualcosa che possa risolvere così di colpo tutta quanta la situazione. Evidentemente è un complesso di cose, un sistema che sicuramente non funziona. Non funziona perché ci sono tanti ragazzini che giocano, non so, il 70-80% di ragazzini gioca a calcio fin da piccoli, e quindi c’è una base enorme, molto più grande di tanti altri paesi che vanno ai mondiali, ci sono strutture, c’è storia di calcio da sempre, e evidentemente però questo non è più globalmente, oltre il singolo problema che non è che risolvendo il presidente, l’allenatore, è sicuramente un problema più strutturale che va affrontato probabilmente da parte di tutti, anche dei media, per cercare di ricreare un sistema che sia convincente e possa produrre dei calciatori e delle nazionali adeguate a quello che è anche l’entusiasmo, il seguito che c’è al calcio in tutto quanto il paese. Quindi andrà sicuramente affrontato in modo più globale».

Considerando proprio l’assenza di Wesley, io le volevo chiedere se da quella parte può essere Rensch la soluzione giusta, visto che ci giocherà Dumfries e quindi magari dal punto di vista della velocità può avere qualche arma in più rispetto a Tsimikas. Se, sempre su Rensch gli abbiamo visto fare delle partite molto buone contro la Lazio e la Juventus, ad esempio, ed altre molto meno, ecco, da che cosa dipende anche questa alternanza di rendimento?
«Sì, è vero, è vero. Ha fatto delle partite molto buone, altre che ho avuto degli improvvisi cali di  attenzione, di motivazione. Per quanto sia un ragazzo molto molto positivo, si allena sempre molto bene. Comunque per domani c’è queste due soluzioni, o lui o Tsimikas. C’è anche quella di Angelino che sicuramente cresce e di volta in volta non mi sembra ancora prontissimo per giocare delle partite, però sicuramente ha fatto rispetto a qualche mese fa dei passi notevoli».

Volevo tornare un attimo sul discorso nazionale, discorso CT. Tra i papabili insomma, sono usciti tanti nomi e è uscito anche il suo. È stato fatto anche il nome di Gasperini. 
«Questo al momento vengono fatti i nomi un po’ di tutti, non è, penso che sia meglio il discorso che è stato fatto prima, non riguarda semplicemente una posizione, credo che il problema riguardi proprio un riassetto, una visione di nuovo per riportare in generale il nostro calcio, i nostri giovani, i nostri ragazzi a questo sia molto più importante che quello di un singolo allenatore. Non so, c’è tante cose, tanti argomenti, anche sono sparite tante squadre, non so se questo è stato un bene o un male. Erano comunque un serbatoio molto importante, e non credo che d’improvviso si sia disimparato a giocare a calcio in Italia, no? Cioè pure abbiamo perso tutta la nostra, abbiamo avuto un passato pazzesco. Ma e poi devo dire anche a questi ragazzi, insomma, alla fine, anche come squadra, anche l’altro l’altra sera, comunque tutti hanno riconosciuto che hanno dato il massimo. Non so, riguarda un po’ tutti, un po’ tutto quanto il sistema sicuramente». 

Vorrei tornare a un paio di settimane fa, perché dopo le ultime partite della Roma si è fatto un gran parlare di riunioni tecniche, di confronti tra lei, il direttore sportivo Massara e Claudio Ranieri. Quindi le volevo chiedere se c’è ancora unità di intenti nel percorso da fare insieme fra allenatore e direzione sportiva, oppure se è cambiato qualcosa in questi mesi.
«No, non abbiamo fatto di queste riunioni. Solo saltuariamente, in questo momento siamo concentrati sul campionato. Adesso entriamo in queste otto partite decisive, finali. Siamo veramente alla volata, noi siamo lì, insieme alla Juventus, e credo che questo è quello che impegna maggiormente tutti quanti, anzi a me personalmente, in modo totale, a quello che è il finale di questo campionato.»

Negli ultimi campionati l’Atalanta, in particolare in queste fasi finali, ha sempre avuto qualcosa in più a livello di ritmo rispetto alle altre, ha sempre chiuso in crescendo con le sue squadre. Ecco, al di là delle condizioni dei singoli infortunati, come ha visto la squadra come condizione fisica chiaramente con quelli che c’erano, e se magari ha fatto anche un lavoro specifico per arrivare più pronti a questa fase finale a livello di intensità? 
«Abbiamo fatto un buon lavoro in queste due settimane, ma con otto giocatori, otto barra nove giocatori. Gli altri sono stati tutti impegnati con le nazionali, ma la squadra sotto questo profilo è mai mancata. Quindi non penso assolutamente, io ho già detto nelle ultime circostanze, rimanendo le ultime partite, anche a parte Lecce o non solo Cremonese che abbiamo vinto, ma anche in quelle Juventus, Milan, Bologna, Napoli, sono state partite giocate molto bene, con condizione, con mentalità, con dei momenti di grande emozione e grande entusiasmo, che purtroppo non sono coincisi con la vittoria. Ci siamo andati vicinissimi, ci sono stati momenti, la partita col Bologna di rimonta, con la Juventus, con Napoli, col Milan. L’unica settimana brutta è stata quelle due sconfitte consecutive, Genoa e Como, però lì mi fermo. Sono quelle due partite lì».

L’obiettivo della Champions League, che come sai è un obiettivo, come dire, amministrativo, nel senso che finanziariamente può essere molto importante, non è un obiettivo per i tifosi, ovviamente, perché il quarto e il quinto posto teoricamente cambierebbe poco. Quanto è un obiettivo per lei importante anche in prospettiva del prossimo anno, cioè state ragionando in questo senso anche su questo, sulla prospettiva del prossimo anno, in virtù di difficoltà che si presuppone la Roma possa avere sempre per ottemperare il fair play finanziario?
«Sì, sì, questi sono argomenti chiaramente che se ne parla, che insomma, che sicuramente condizionano moltissimo la prossima stagione, indipendentemente da quella che sarà il finale quest’anno, che è chiaro che tutti ci auguriamo che possa portare alla Champions, ma per il motivo soprattutto economico, perché è quello l’unico motivo che aiuterebbe la società. Per il resto è evidente che la società sta ragionando su quello che può e deve fare nella prossima stagione, perché è evidente che quello che ci si porta dietro dalle precedenti gestioni è arrivato al momento che pesa e che porterà poi la società a prendere delle decisioni importanti per affrontare il futuro».

Salve mister, ricollegandomi proprio a questo tema e a questa domanda del collega, il primo anno si dice spesso che è un primo anno di assestamento, un primo anno per gettare le basi poi per quelli che saranno gli anni a venire. Ecco, lei al di là di quello che sarà poi il risultato sportivo alla fine del campionato, visto che la Roma giocherà solo il campionato, si sente di aver buttato, come Gasperini, delle basi importanti e anche la società Roma, proprio come società, ha gettato delle basi importanti per il futuro?
«Mah bisogna farla alla fine questi conti, c’è qualcosa ancora di molto importante, sembra quasi che la stagione sia finita, invece siamo dentro a una volata. Per quello che posso dire io, fino ad adesso sono molto contento di questa scelta e anche dell’esperienza fin qui come si è sviluppata. Sono contento per il rapporto che, e la fiducia che son riuscito in qualche modo a conquistare con gran parte della tifoseria, penso, e soprattutto del rapporto che ho avuto con la squadra. La squadra veramente per me è stata fino ad adesso, e sarà così comunque a prescindere dal risultato fino alla fine, la vera parte forte, la vera parte importante di questa società, perché è giusto che sia così, una squadra di calcio fa calcio e quindi è la squadra che deve essere la cosa prioritaria su tutto quanto, poi giustamente ci sono, a parte economica, ci sono tutte le altre aspetti di una squadra, di una società di calcio, però per me la squadra rappresenta sempre la cosa prioritaria».

Volevo sapere quanto peserà secondo lei, per il risultato di domani, l’aspetto psicologico di giocatori di Inter e Roma, che devono scendere in campo a pochi giorni dalla batosta, quelli che hanno giocato nella Nazionale, dalle batoste che hanno avuto, perché anche Zielinski, ad esempio, a pochi giorni, giocare una partita così importante per i rispettivi obiettivi. Lei ha dovuto lavorare molto in questi giorni sulla testa, che ne so, di Mancini, di Cristante, Pisilli stesso.
«Sì, ma questo, in modo diverso, riguarda un po’ tutte le società che si ritrovano con dei nazionali che arrivano e vengono catapultati nuovamente nella realtà del campionato. Ti devi calare velocemente perché è un conto le nazionali, il Mondiale, tutto quanto, poi c’è il campionato di mezzo. E la forza di questi giocatori, di questi professionisti, è quella proprio di guardare sempre avanti. E domani entrambe le squadre si giocano una giornata importante, non decisiva, ma una giornata sicuramente importante per i rispettivi obiettivi, che sono quelli dell’Inter, che sono i nostri, così nelle altre partite. È chiaro che quando si arriva alla fine, i margini sono sempre minori, i margini di errore, però io dico, senza guardare gli ultimi punti magari che si sono mancati, arrivare a questo punto, otto giornate dalla fine in questa posizione in classifica, pari punti con la Juve, a tre punti dalla Champions, in un percorso, insomma, che abbiamo avuto sì un po’ di alti e bassi, ma sempre alti e bassi dei risultati, ma sotto il profilo della prestazione è sempre stata in crescita, sotto il profilo delle motivazioni, della partecipazione, dell’applicazione dei ragazzi, è sempre stata una squadra presente. Credo che va bene, insomma, adesso, come ho detto prima, siamo in volata, allacciamo i pedali e cerchiamo di fare il massimo. Vogliamo fare il massimo otto partite, non sono pochissime, c’è spazio per tutti, domani una partita importante. Arriviamo comunque indipendentemente dal discorso delle nazionali, arriviamo pensando alla Roma, e domani il campionato italiano si pensa alla Roma».

Buongiorno, poco fa diceva che lei era molto contento del rapporto che ha con i tifosi, con la piazza e soprattutto con la squadra. La mia domanda allora è, lei è contento del rapporto che ha con la società? Si sente sostenuto abbastanza in vista di quelli che sono i suoi obiettivi e gli obiettivi sportivi della squadra?
«Io con la proprietà ho un rapporto sempre molto schietto, molto aperto, molto sincero e anche molto condiviso. Io cerco di portare quelle che sono le mie esperienze, le mie idee per soddisfare quello che mi ha chiesto la proprietà quando è venuta a cercarmi per venire a Roma. Per me è un’esperienza comunque fantastica, è chiaro in mezzo a delle difficoltà, in mezzo a delle difficoltà, perché non tutti vedono il calcio giustamente nel proprio modo, non tutti, però io cerco di portare e di applicare quello che è il mio modo che mi ha portato fino a oggi ad allenare la Roma e a fare il mio percorso in carriera, cercando di chiedere delle soluzioni compatibili con le possibilità della società per avere una squadra sempre migliore. Torno al discorso di prima, per me la priorità è la squadra, se la squadra funziona, funziona tutto il resto. Quindi il mio obiettivo è sempre quello di cercare di migliorare possibilmente la squadra e di farlo chiaramente secondo il mio modo di vedere calcio».

Era il 27 marzo, Ranieri disse il nuovo allenatore non sarà né Gasperini né gli altri nomi usciti finora. A un anno di distanza le chiedo, il primo luglio Gasperini sarà l’allenatore della Roma?
«Ah, questo proprio me lo auguro sicuramente, che si possa continuare a fare un percorso dove non devo essere solo soddisfatto io, devono essere soddisfatte tutte le componenti, è chiaro. Siamo partiti, intanto giochiamo con l’Inter, poi dopo il primo luglio non so».

A due mesi dall’ufficialità di Zaragoza, come giudica il suo impatto? Si aspettava di più? 
«Indubbiamente sì. Ci auguravamo tutti che fosse un giocatore, insomma magari non, visto anche il suo tipo particolare di fisicità, magari non di grande continuità, ma capace di avere quelle accelerazioni, quelle, che magari a Napoli subito ha portato il gol di Malen. Però non è mai facile a gennaio, anche per dei ragazzi, per dei giocatori magari c’è chi si adatta subito e entra subito, magari anche in condizione, lui è sicuramente fino adesso ha fatto delle difficoltà, però speriamo che adesso il momento decisivo possa portare quello che pensavamo e che crediamo possa dare». 

Buonasera mister, volevo chiederle: lei è ancora convinto come il primo giorno o lo è ancora di più, vedendo anche il suo modo di vivere il calcio e di reagire a quelli che sono i momenti di difficoltà?
«Il calcio è sempre così, no? In tutte le squadre, in tutte le squadre che si prendono ci sono momenti, è una bella scuola di vita il calcio, ti insegna a perdere spesso, ti insegna a non esaltarti quando vinci e quindi non c’è niente di diverso. Quello che deve essere sempre importante è forse sempre la voglia di guardare avanti, di migliorarsi, quando perdi di rialzare la testa, quando vinci di continuare. Questo è quello che anima tutti quanti, non solo nello sport ma anche nella vita».

Lei prima ha detto che l’obiettivo Champions chiaramente è un obiettivo più che altro economico per programmare anche al meglio quelle che sono le mosse della società per l’estate, per la prossima stagione e per fare scelte anche importanti per rientrare in determinati discorsi. Io pensavo a Malen mentre lei parlava di questo, perché è un calciatore che chiaramente dovrà essere riscattato per gli accordi che sono stati presi. Le chiedo se tra i discorsi che potrebbero cambiare a fine stagione legati al piazzamento in campionato, c’è anche quello del futuro di Donyell Malen alla Roma.
«Sì, anche se penso che abbia convinto tutti e poi dopo è chiaro che ci sono delle valutazioni economiche che deve fare comunque la società, però sul valore del giocatore penso non ci sia nessun dubbio. Sulla squadra io credo che questa sia una buona squadra. Questa è una buona squadra e che va non smantellata, va migliorata. Forse potevamo fare un po’ di più quest’anno, però comunque è una squadra che se è lì in quella posizione ha dei valori sicuramente e che ha una base molto solida. Ho sentito anche magari qualche critica, nel senso di dire no, ma con alcuni in questo gruppo arrivi fino al quinto o sesto posto. Occhio che se non ci sono questi puoi anche arrivare dodicesimo, tredicesimo, come niente. Quindi sono un gruppo solido, bello, compatto, professionista molto, che va migliorato, io penso questo. Che va migliorato, va completato, va migliorato sempre come in tutte le cose e prenderlo ancora più competitivo, ancora più forte».

Salve mister. In questi giorni ovviamente, oltre al caos nazionale, si è parlato a Roma anche molto di un addio pesante a fine stagione, che è quello di Bruno Conti. Io volevo chiederle, un suo pensiero, e soprattutto, come si pone lei sulla presenza delle bandiere all’interno dei club? Se per lei sono una presenza importante.
«Posso solo dire che era un mio idolo. Era come tutti quelli che hanno vinto il Mondiale nell’82 e quel incontro mi inchino, che è stata una delle feste più belle della nostra storia. Non l’ho neanche letto, sinceramente».