Il dover imparare anche a essere brutti per battere il Feyenoord e puntare a Dublino

13.02.2024 07:25 di Luca d'Alessandro Twitter:    vedi letture
Fonte: Il podcast di Luca d'Alessandro
Il dover imparare anche a essere brutti per battere il Feyenoord e puntare a Dublino
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Da una sfida a un'altra. Già, perché se sabato abbiamo vista una Roma capace di giocarsela a viso aperto contro l'Inter, uscendone però sconfitta, giovedì ci sarà un nuovo banco di prova per i giallorossi e per De Rossi allenatore. L'avversario è quello diventato ormai storico e che rievoca solo ricordi positivi. La Roma sta al Feyenoord come l'Italia sta alla Germania, calcisticamente parlando. Per il terzo anno consecutivo, quindi, il destino di queste due squadre si è incrociato. "La Roma sì e il Feye-no" è stato il coro che ha caratterizzato questi scontri e, ovviamente, i tifosi giallorossi si aspettano di poter intonare nuovamente questo coro. Aspettativa e non speranza, perché nonostante i vari allenatori che si sono seduti sulla panchina della Roma in questi anni, da Di Francesco a Fonseca, fino a Mourinho, la caratura europea della squadra non è mai cambiata. Un'anomalia visti gli scarsi risultati ottenuti in Serie A o forse una diretta conseguenza, chissà. Resta comunque un fatto quello che la Roma sia una big in ambito continentale. A De Rossi quindi si chiede di continuare il percorso intrapreso e imboccare la strada che porta a Dublino.

Per farlo, però, dovrà imparare immediatamente a gestire i doppi impegni. L'esperienza da calciatore, figuriamoci, non gli manca, ma da tecnico, e da un altro punto di osservazione, tutto cambia. La trasferta di Rotterdam sarà la prima gara infrasettimanale e, visto che comunque la Roma ha giocato sabato, dal punto di vista della stanchezza e prettamente fisico, ancora non dovrebbe avere problemi (la gestione delle forze e delle risorse riguardano più Frosinone-Roma o il match di ritorno dell'Olimpico). La difficoltà principale, stando a quanto espresso finora dalla Roma di De Rossi (a meno di goleada giallorossa al de Kuip), sarà quella della gestione di una partita da 180' (più eventuali supplementari o rigori). Già, perché la Roma è stata bella per 45' contro Hellas Verona e Inter, un quarto d'ora scarso a Salerno e tutta la partita contro un Cagliari con enormi problemi da risolvere. Il problema è che quando la squadra non è stata bella ha sofferto, troppo, diventando, improvvisamente, enormemente fragile e vulnerabile in difesa. Un qualcosa che, nei doppi confronti europei, non ti puoi permettere. Anche perché il recente passato, con la Roma che ha vinto una Conference League e disputato una finale di Europa League, insegna che a Tirana e a Budapest ci si è arrivati mettendo il più delle volte il così detto pullman davanti alla propria porta, vincendo le partite prima in difesa e poi segnando i gol vittoria. Tutto questo però è successo, non è detto che non si possa arrivare a Dublino in un'altra maniera...