Stadio, Veloccia: "Metà degli spettatori deve arrivare all'impanto coi mezzi pubblici"

28.04.2023 16:11 di Gabriele Chiocchio Twitter:    vedi letture
Stadio, Veloccia: "Metà degli spettatori deve arrivare all'impanto coi mezzi pubblici"
© foto di Marco Campanella

Maurizio Veloccia, Assessore all'Urbanistica del Comune di Roma, è intervenuto ai microfoni di Centro Suono Sport per parlare del progetto del nuovo Stadio della Roma a Pietralata. Ecco le sue parole.

Via libera dall’ultima commissione, ora il progetto andrà in aula, cosa significa per i tempi dello Stadio? 
“Significa un passaggio importante perché le commissioni si sono pronunciate, quindi si può andare in Aula. Probabilmente andremo in aula giovedì prossimo e quindi diciamo la possibilità con la votazione del pubblico interesse da parte dell’Assemblea Capitolina di passare alla fase successiva, ovvero alla fase del dibattito pubblico, quindi l’apertura di un confronto pubblico con la città sul progetto, come prevede la norma, e, contestualmente, l’avvio da parte del proponente, cioè della Roma, di tutte le attività di progettazione definitiva dell’opera. In modo tale di avere, tra qualche mese immagino, un progetto consegnato definitivo e che possa andare nella conferenza decisiva che verrà tenuta dalla Regione e sulla quale dovranno convergere tutti i clienti per dare gli assensi e arrivare poi alla fattibilità vera e propria dell’opera”.

Gli ostacoli reali, al di là della burocrazia, quali sono?
“Partiamo dal volume economico dell’opera, 600 milioni di euro, quindi è un’opera enorme, è la principale opera di investimento privato che si fa nella città di Roma e di per sé un’opera di questo genere è un’opera con una sua complessità da un punto di vista della fattibilità. C’è un secondo elemento poi: per la prima volta Roma si immagina di fare uno stadio che non sia fuori dalla città ma dentro la città, come ormai tutti gli stadi moderni tendono ad essere realizzati. Questo significa però dover combattere, se vogliamo utilizzare questo termine, con la complessità di realizzare un’opera dentro il quadrante di una città come Roma che ha le sue deficienze da un punto di vista anche, soprattutto, trasportistico. Abbiamo scelto di combattere questa sfida perché il quadrante è il più infrastrutturato della città da un punto di vista del trasporto su ferro, perché ha la Stazione Tiburtina con l’Alta Velocità e con molti treni regionali ed ha la Metro B che arriva e che è raggiungibile con varie stazioni dallo stadio. Da questo punto di vista c’è una solidità. E’ evidente che stiamo parlando di uno stadio che può arrivare anche a 62000 spettatori, ci auguriamo che possa ospitare degli eventi importanti, quindi anche con il tutto esaurito, e bisogna fare i conti con questa criticità. In più ci sono le criticità legate al fatto di avere un ospedale importante vicino che è un bene da un certo punto di vista, in termini di sicurezza, ma è anche un punto di attenzione delicato. Poi abbiamo altri problemi legati al tema delle aree, nel senso che Roma, e questa è la sua fortuna ma anche la sua grande spada di Damocle, ha nel sottosuolo dei tesori e quando si scava è ovvio che ci possano essere anche dei ritrovamenti. Quindi ci sono tanti elementi di possibili imprevisti, però dobbiamo essere anche un po’ ottimisti ed avere la consapevolezza che si stanno facendo dei passi in avanti importanti in questa fase, poi si arriverà alla fase del progetto definitivo che sarà fondamentale perché è su quello che si esprime la fattibilità dell’opera e poi quando si riuscirà, che ci sarà secondo me il punto più importante e più bello, finalmente vedere delle ruspe all’opera, ovviamente anche lì potrebbero esserci ulteriori problemi. Se si vuole, comunque, si riescono a superare i problemi che sicuramente avremo davanti, si possono superare se c’è la volontà politica, se c’è la capacità dei nostri uffici, e non ho dubbi su questo, e se c’è la volontà del concessionario di mettersi in campo in modo deciso per realizzare quest’opera”.

Lei ha visto il progetto dello stadio? 
“No, ancora non lo ho visto. Sono concentrato adesso su questa delibera”.

Lei ha avuto come interlocutore fino a poco tempo fa Pietro Berardi, ora ex amministratore delegato di AS Roma. Ha avuto modo di conoscere il nuovo Ceo Lina Souloukou? Sarà lei il riferimento con il quale parlare? 
“Sicuramente fino a qualche giorno fa c’era il dott. Berardi, come interlocutore diretto, con il quale abbiamo lavorato bene nei mesi scorsi. C’è stato questo avvicendamento ed ho avuto il piacere di conoscere la nuova responsabile, ovviamente noi ci interfacceremo con lei e con il team che attualmente è lo stesso di prima e con il quale ci siamo anche interfacciati, quindi sia con le relazioni esterne, che sono rappresentate dalla dott.ssa Bernabé della Roma, sia con tutto lo staff e il team dell’amministratore. Da questo punto di vista c’è un rapporto positivo e variegato perché il team è abbastanza folto”.

Si è molto discusso sui terreni legati allo SDO. È preoccupato da questo o la questione è chiusa? 
“Questo è un tema che abbiamo affrontato all’inizio. È evidente che quei terreni furono espropriati con la finalità dello SDO, noi stiamo realizzando un’opera che ha un interesse pubblico. Diciamo che da questo punto di vista ad oggi non vediamo dei problemi insormontabili anche su questo fronte. E’ ovvio che ci sono ancora dei procedimenti in corso da concludere e ce ne saranno altri probabilmente da avviare, di aree non espropriate e che andranno espropriate, anche questo è stato scritto nero su bianco nella delibera. Sono delle attività che deve svolgere il concessionario”.

I 600 milioni sono solo per lo stadio o anche per le infrastrutture?
"È il volume complessivo del piano economico finanziario del progetto. Ovviamente le singole opere che dovranno essere realizzate al momento sono state individuate solamente in parte perché alcuni approfondimenti dovranno essere fatti dai tavoli tecnici che dovranno essere svolti per il progetto definitivo. Ad oggi questo è il piano economico finanziario, poi bisognerà capire se ci saranno delle evoluzioni ma questo lo scopriremo solo vivendo”.

I 62.000 spettatori metà con mezzi pubblici e metà con mezzo privato. È questo quello che chiedete voi? 
“Questo è quello che chiediamo, almeno il 50% vogliamo che possa arrivare col trasporto pubblico. Vogliamo limitare sempre di più il ricorso al mezzo privato, un po’ perché abbiamo un tema legato anche al quadrante, un quadrante abbastanza congestionato per quanto riguarda il traffico, abbiamo la necessità di limitare anche il numero dei parcheggi e un po’ per le politiche che abbiamo messo in campo come Amministrazione, che poi sono politiche abbastanza omogenee da parte di tutti i sindaci, quelle di ridurre il traffico veicolare su gomma”.

Che tempistica ci si è dati? Si può arrivare all’inaugurazione nel 2027? 
“Sui tempi l’obiettivo che si è posta la Roma è quello che lei ha detto. Noi abbiamo tantissimi passi da dover compiere e ogni passo può avere anche dei possibili ritardi. Un anno fa ho detto che se non ci saranno imprevisti l’obiettivo può essere centrato ma per essere centrato  il percorso dei prossimi mesi non deve avere nessun tipo di problema. Ora siamo concentrati sul prossimo passo che è quello decisivo: una volta che abbiamo approvato la delibera in Aula, è quello del dibattito pubblico che ci dovrà dire cosa ne pensano i cittadini romani di questa opera e del progetto definitivo. Quando avremo fatto il progetto definitivo e se per il progetto definitivo ci sarà l’assenso allora potremo essere un pochino più solidi nel definire una data di apertura dei cantieri e della realizzazione dell’infrastruttura. È un project financing e stiamo parlando di una proposta che al momento è stata fatta dalla società sportiva Roma. È ovvio che la società sportiva non può realizzare da sola quindi o dovrà costituire un veicolo o dovrà essa stessa riuscire a trovare un soggetto che poi realizzi l’opera. Ad oggi il proponente è la società sportiva Roma e da quello che abbiamo sempre ricevuto come informazione, c’è la volontà della proprietà di mantenere in capo a sé anche la realizzazione dell’opera”.