Svilar: "La mia corsa verso la curva Sud? L'ho sentito in quel momento e l'ho fatto. Anche Azmoun mi aveva detto che Jahanbakhsh avrebbe tirato a destra. Brighton? Credo che possiamo fare qualcosa di speciale"

25.02.2024 13:30 di Andrea Gonini Twitter:    vedi letture
Svilar: "La mia corsa verso la curva Sud? L'ho sentito in quel momento e l'ho fatto. Anche Azmoun mi aveva detto che Jahanbakhsh avrebbe tirato a destra. Brighton? Credo che possiamo fare qualcosa di speciale"
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Mile Svilar, portiere giallorosso che si è reso assoluto protagonista contro il Feyenoord in Europa League, ha rilasciato una lunga intervista all'AS Roma Podcast. Queste le sue parole:

Come stai?
"Bene, una buona settimana".

Finito l'allenamento, hai fatto i rigori questa mattina?
"No no (ride, ndr).

Da quanti giorni si comincia ad esercitarsi sui rigori quando si ha un turno di coppa?
"Noi lo abbiamo fatto un giorno prima. Delle volte i ragazzi dopo l'allenamento ne provano due-tre".

La notte di giovedì con il Feyenoord? La tua corsa verso la Sud?
"Non era qualcosa alla quale avevo pensato di fare. L'ho sentito in quel momento e l'ho fatto. Sono molto felice, rimarrà sempre nel mia memoria, molto emozionante. Quando ci penso mi viene un sorriso grandissimo. L'ho visto tantissime volte in questi giorni. Ora vogliamo concentrarmi sulla gara di lunedì perché è importantissima".

Quante ore hai dormito quella notte?
"Sono andato a casa, ho visto la partita un'altra volta e le azioni salienti di tutte le altre gare europee".

Prima dei rigori De Rossi ti chiama e ti dice qualcosa, cosa ti ha detto?
"Mi ha detto di fare attenzione al VAR per i rigori. Quando ho parato il primo magari ho pensato che potessi aver sbagliato e aver messo male i piedi, poi è andata"

Tu hai detto che avevi studiato i rigoristi e che ti eri segnato delle note sul telefono.
"Giusto (Svilar mostra le note all'interno del suo telefono, ndr). Sì me li ricordavo tutti. L'ho guardato solo la mattina stessa".

Sul primo di rigore parato.
"Sempre ho il dubbio sui piedi che devono stare sulla linea".

Ti è mai venuto in mente di cambiare direzione rispetto agli appunti che avevi?
"No no. Prima dei rigori anche Azmoun mi aveva detto che Jahanbakhsh avrebbe tirato a destra e mezza altezza di sicuro. Io avevo detto di saperlo e così è stato".

L'ultimo l'avevi quasi preso.
"Io volevo andare a destra un'altra volta, ma lui si è fermato. Pensavo che mi avrebbe guardato ma poi non lo ha più fatto. Io volevo andare a destra 100%, poi si è fermato e l'ho perso".

La guardi la Premier League?
"Tantissimo, io guardo sempre il calcio. Il Brighton è un avversario tosto, sarà difficile. Ma io credo in questa squadra e credo che possiamo andare lontani e fare qualcosa di speciale. Le partite europee in questo stadio sono sempre speciali".

Il tuo esordio in Champions League con il Benfica? Fai una grande partita con un errore e a fine partita Lukaku, che giocava al Manchester, viene a parlarti molto.
"Entrambi abbiamo giocato all'Anderlecht, ma non insieme. Mi stava dicendo che tutti in Belgio non ci credevano, che avevo fatto una grandissima cosa esordendo così giovane in Champions. Da parte sua è stato bello".

Contro il Feyenoord invece era lui sollevato che ti abbracciava.
"Sì, molto bello".

Sei stato inoltre, sempre contro lo United, il portiere più giovane a parare un rigore in Champions.
"Vero. Anche in questa partita Matic aveva tirato da fuori area, con il pallone che era rimbalzato sul palo e poi sulla mia schiena e successivamente  dentro la porta. Quindi anche il più giovane a fare un autogol (ride, ndr)".

Tuo papà parò 3 rigori in una partita di Coppa delle Coppe.
"Me lo ha ricordato due giorni fa. Mi ha detto che lui ne aveva parati tre infatti. Ora quindi io devo pararne quattro (ride, ndr)".

Come è crescere con un papà portiere?
"Mi sono allenato anche con lui quando era più giovane, ora ha 73 anni e non può calciare molto. Quando sbagliavo qualcosa durante una partita me lo diceva e io piangevo, ma adesso sono felice di avere avuto una papà che mi ha insegnato tante cose. Lui è stato come un maestro, il maestro più grande".

Hai avuto altri modelli in porta?
"Neuer mi piaceva molto e anche Cech, ma il mio più grande idolo era Casillas".

Da quando sei a Roma hai giocato poco, eri dietro un portiere forte e d’esperienza come Rui Patricio. Non ti abbiamo mai visto triste, sei sempre sereno, tranquillo. Anche perché mi sembra che tu abbia avuto sempre il supporto della squadra, della dirigenza, della proprietà. Tutti ti hanno fatto capire che il tuo momento sarebbe arrivato.
"Ho sempre avuto il feeling che tutti ci credessero, il primo ero io, devo crederci sempre e lavorare sempre. L’ho fatto, credo, e lo farò fino all’ultimo, sono fatto così. Sentivo anche il sostegno della proprietà, del presidente, tutta la squadra ha sentito la stessa cosa. Ryan è stato con noi in pullman verso lo stadio. Per una gara così importante è un gesto bellissimo".

Con il Frosinone, dopo le tue parate, il primo ad applaudire era Rui Patricio.
"Lui è un grande uomo. Noi parliamo portoghese quindi è anche facile. Abbiamo un buon rapporto, anche quando lui gioca faccio il tifo per lui e per la squadra".

Più difficile la parata su Soule o i rigori?
"Su Soule. Non è un riflesso da vicino, ma è una reazione. Non è come il rigore che hai il 50 e 50, quindi è più facile aprare un rigore che un tiro dalla distanza. Non avevo visto la palla partite ma poi è andata".