Slideshow - Maicon: "Florenzi può fare benissimo da terzino. Con Spalletti il lavoro è cambiato. La squadra ha bisogno di Pallotta"

16.03.2016 20:02 di Marco Rossi Mercanti Twitter:    vedi letture
Fonte: Roma TV
Slideshow - Maicon: "Florenzi può fare benissimo da terzino. Con Spalletti il lavoro è cambiato. La squadra ha bisogno di Pallotta"
© foto di Twitter AS Roma

Come riferito dal profilo Twitter della Roma, questa sera alle 19.30 il terzino giallorosso Maicon sarà il protagonista della rubrica Slideshow di Roma TV, dove giocatori della Roma di ieri e di oggi raccontano la propria vita e carriera attraverso una serie di foto. Ecco un'anticipazione dal promo della trasmissione: "Col Verona la mia prima partita all'Olimpico, vincemmo e ritornai in nazionale. La ricorderò bene per sempre".

Ecco le dichiarazioni del terzino brasiliano.

In Brasile.
"Ero giovane. Una bella foto, sto rivedendo dei grandi compagni. Bella, questa è una partita della Copa Libertadores, sono stati momenti importanti".

Al Monaco.
"Mi fa un po' ridere, la divisa secondo me era un po' lunga. L'inizio della mia carriera nel calcio europeo, era quello che sognavo. Grazie a Dio sono riuscito a iniziare in un bel posto, mi ha fatto crescere tanto".

Mancini.
"Grande allenatore e persona, mi ha aiutato tantissimo, mi ha fatto imparare tanto, il calcio italiano non è facile, sicuramente è stato un passo importante".

Contro la Roma nel 2007.
"Stavano festeggiando un gol contro di me, però è una grandissima foto, sto davanti a Totti e Vucinic. Di Francesco non bisogna neanche parlare per quello che ha fatto, sono di fianco a lui e ogni giorno mi fa piacere allenarmi insieme a lui. Non si discutono le sue qualità. Era la partita più difficile del campionato, Spalletti studiava bene la nostra squadra, sapeva delle nostre capacità, gestiva i nostri punti deboli e ogni tanto li sfruttava. Siamo stati tanti anni a lottare, menomale che a quel tempo vincevo sempre".

La Champions League.
"Vedere le squadre attaccate sul trofeo e riuscire ad alzarla in un palcoscenico come il Bernabeu è stato indimenticabile, goduto con i familiari e chi mi ha aiutato in ogni momento. È un trofeo che tutti vogliono conquistare, ma è difficilissimo perché affronti le migliori squadre del calcio mondiale. Un giorno indimenticabile per me e per la società, ha lavorato tanto per arrivare a questo traguardo, Moratti si meritava più di tutto questa gioia".

Mourinho.
"Ha avuto un peso importante nella storia del calcio e ho avuto la fortuna di lavorare insieme a lui. Non ho nulla da dire, devo solo ringraziare per quello che mi ha fatto fare e conquistare, è una parte importante di quello che abbiamo conquistato, un allenatore vincente, che sa lavorare con i giocatori. Si è visto, si vede sempre. Ogni fine settimana si vede che è in gamba, dove va fa la storia. Sono contento che abbiamo fatto la storia insieme".

Nella squadra FIFA del 2010.
"Il momento top di un calciatore. Stare insieme a grandi campioni è stato il momento top della carriera. Fare parte degli undici giocatori migliori al mondo non è facile per nessuno, sono contento di esserci riuscito. Questo trofeo è a casa mia, in un posto bellissimo, lo devo mostrare alla gente".

Il Manchester City.
"Scelta non facile, ho passato tanti anni in una società che mi ha dato tanto. Però in quel momento era arrivato il momento di cambiare, ho fatto questa scelta. Era un progetto che stava crescendo. Purtroppo non è andata bene, non per la società perché è una grandissima società, non per colpa dello staff o dei compagni, l'accoglienza è stata perfetta. Nella seconda partita mi infortunai. Sono stati mesi difficili, però sono stati mesi in cui dovevo vedere la mia forza. Nei momenti facili riesci a fare tutto, in questi altri momenti devi avere la forza di riuscire a superarli. Sono riuscito, non è stato facile, non è facile per un giocatore non stare in campo ogni fine settimana, non essere convocato e non poter aiutare i compagni. È stato difficile ma sono contento di essere riuscito a superare il momento".

La prima Copa America, nel 2004.
"Un momento importante. Per me è stato ancora una dimostrazione di forza, perché sono andato insieme a grandi giocatori, nel mio ruolo c'era Mancini che in Serie A stava facendo paura. Quando sono arrivato ero la sua riserva, poi ho avuto l'opportunità di giocare e mi sono conquistato il posto. Erano giocatori che in quel momento avevano bisogno di una vittoria così, in pochi si facevano vedere perché era una nazionale riserve. Due anni prima il Brasile aveva vinto il Mondiale e fecero la scelta di portare giocatori in crescita e dar loro l'opportunità di fare una competizione importante. È stato un torneo importante e più importante ancora per la finale con l'Argentina, in cui perdevamo 2-1 al 90' e Adriano inventò un gol. Ai rigori la fiducia aumentò e alzammo la coppa".

I mondiali del 2014.
"Mi piace molto questa foto, alla fine non è andata bene perché non siamo arrivati al nostro obiettivo, ma per un giocatore fare un mondiale in casa è roba per pochi. Due anni prima mi davano come finito nel calcio, ho dovuto fare ancora delle scelte, dimostrare ancora che ero vivo. Alla fine mi sono guadagnato questa gioia di fare il mondiale con la mia nazionale a casa mia".

Il 7-1 con la Germania.
"Non è un bel ricordo, non eravamo riusciti a fare quello per cui avevamo lavorato. Arrivare in una semifinale a casa propria, con tutti che tifano per te, che ti hanno aiutato tanto... ho ancora dimostrato la mia forza, aiutando un compagno. Avendo fatto il mondiale in Sudafrica non è stato facile, vedere un compagno così mi ha dato la forza di dirgli che doveva rialzarsi, è stato duro perdere così, però la vita non finiva lì. C'è ancora da fare, da lavorare, tanto tempo da vivere. È una cosa che ti porti tutta la vita, anche quando finisci di giocare. Rimarrà sempre nella mente della gente una sconfitta così. Però io ci sono, me lo tengo, mi dispiace che sia andata così, ma la vita continua. Sto ancora a lavorare, a fare quello che mi piace, sono dei ricordi che vanno portati per sempre".

I figli.
"Felipe ora è un uomo. Marcela è la mia principessa, è formidabile. È una foto che mi fa venire in mente tutto quello che ho passato nella mia vita per avere queste gioie. Avere un figlio è la cosa più importante per una persona. Non ho niente da dire, sono la mia vita. Faccio tutto per loro, perché quando non fai un buon allenamento, quando litighi con qualcuno, perché succed, arrivi a casa e vedi due faccine così, con dei sorrisi uguali ai miei, dimentichi tutto. Sei ancora una persona viva per fare domani meglio di quello che hai fatto oggi. Una foto bellissima, con questi due regali che mi ha dato Dio. Da parte mia non mancherà niente per loro due e per la piccola, Emanuela, che ha 4 anni. Farò di tutto per vederli sempre sorridenti".

Cafu e il mondiale 2002.
"Una foto bellissima. Conoscere questi giocatori per me è stato importante. Cresci, ti danno morale, spinta a fare sempre bene. E poi quando ha lasciato la nazionale, avevano sempre il dubbio sul suo sostituto. Ha fatto la storia del calcio mondiale conquistando tanti titoli dove ha giocato. Poi va chiesto a lui, ma è il momento più importante della carriera di un calciatore. Essere il capitano della propria nazionale e alzare il trofeo è il top. Conosco la sua storia, ha lavorato e ha dimostrato che il percorso che ha fatto per arrivare è stato faticoso ma alla fine Dio ti regala questi momenti. Una foto importante, che sicuramente lui avrà a casa sua e che anche io volevo avere. Ho provato, ho fatto di tutto. Mi dispiace non aver avuto questo regalo".

La presentazione alla Roma.
"Una squadra importante, una squadra che ha il nome della Capitale. Una squadra che mi ha dato l'opportunità di mostrare che ero vivo nel calcio. Una foto bellissima, devo ringraziare tutti quelli che mi hanno voluto, l'allenatore, Rudi Garcia, perché in quel momento arrivavo insieme, mi ha dato l'opportunità di dimostrare il mio valore. È una foto bellissima, spero di aver ringraziato i tifosi facendo il mio lavoro in campo. Sapevo cos'era indossare questa maglia, quando mi hanno chiesto di venire non ci ho pensato due volte. Sono tre anni che sono qui, sono contento per quello che ho fatto e che posso fare".

Sabatini.
"Devo ringraziarlo, mi ha voluto. Abbiamo le stesse idee e gli stessi obiettivi. Devo ringraziarlo per quello che mi dice e per l'opportunità di giocare ancora a grandi livelli".

Gli allenamenti.
"Vogliamo fare questo. Dall'altro lato è una foto che non mi ricorda belle cose, sono stato fermo per tanto tempo per questa lesione e ho dovuto lavorare. È una macchina che mi porterò fino a casa, mi ha dato un aiuto importantissimo a ridarmi la forza di cui avevo bisogno".

La prima all'Olimpico.
"Il gol fu mio, anche se ci fu una deviazione, me lo tengo (ride, ndr). Ho aperto la partita, sapevo che tornavo in nazionale con Scolari, avevo già ricevuto la convocazione, quando parlavo con lui mi diceva sempre di volermi veder giocare, non mi vedeva da un po' di tempo, aspettava questo momento. È una foto bella per tanti motivi. La ricorderò per sempre".

Il derby.
"Un anno prima non era andata molto bene, non voglio neanche tornare indietro a queste parole. In quella settimana mi chiamarono mille persone, il telefono suonava ogni minuto. Era la partita più importante della stagione. Capii il messaggio, cercai di dare il mio contributo anche nello spogliatoio. Sapevo delle qualità, dei compagni che avevo e alla fine andò bene per tutto quello che abbiamo fatto prima della partita, i giocatori capirono, i tifosi capirono che quello che l'allenatore disse era importante. Il derby non si gioca, il derby si vince".

Con Totti e De Rossi.
"Averli affrontati e poi abbracciarli in modo così affettuoso non mi lascia parole. Devo solo ringraziare per l'accoglienza, dal primo giorno del ritiro mi hanno dato la mano. Da quel momento capisci che ti vogliono aiutare. Non devo dire niente, devo solo ringraziare per come mi hanno accolto".

In posa "a testa alta".
"Non si può mai abbassare la guardia, se l'avversario ti vede sei finito. In questa partita Florenzi fece una grandissima giocata ma sbagliò cross e abbassò la testa, ma succede. Niente di particolare, sto in campo e cerco di dare il meglio per la squadra, era solo un gesto per dire che la partita non era finita. C'era tutto il tempo di fare la stessa giocata. Non abbiamo lo stesso fisico ma si impara in ogni partita, può fare benissimo in questo ruolo".

Rudi Garcia.
"Non devo aggiungere nulla, mi ha dato l'opportunità di fare quello che mi piace, in questa foto lui ha fatto la scelta di lasciarmi in panchina, ma lo devo solo ringraziare. Mi dispiace per quello che è successo alla fine, nei momenti in cui eravamo insieme mi ha aiutato".

Il rinnovo.
"Una bellissima foto. Mi hanno dato ancora l'opportunità di indossare questa maglia, un giorno importante. Sono veramente contento per la fiducia che mi hanno dato. Devo fare il mio lavoro in campo, solo così avrò la fiducia dei dirigenti".

La traversa a Manchester.
"La palla poteva andare dentro. Giocare contro una ex squadra non è facile, dopo il rigore dimostrai la mia forza di rigiocare ancora, era solo l'inizio della partita. Una grandissima giocata, mi dispiace perché volevo che la palla andasse dentro. Poteva essere una foto ancora più bella".

Juventus-Roma, 5 ottobre 2014.
"La foto del campionato. È successo di tutto. Però abbiamo capito tante cose della nostra forza, che ognuno deve fare meglio il suo lavoro e che sicuramente potevamo fare meglio. Tanti giocatori importanti, sono tutti campioni che fanno vedere ogni settimana la loro importanza, che stanno sul pezzo. Una grandissima foto, abbiamo capito tante cose".

Ritiro a Pinzolo.
"È quello che piace fare a tutti, lavorare, stare sempre al massimo. Hanno portato questi metodi nuovi, è bello perché tutti i giocatori hanno capito che bisognava fare questo per migliorare".

Gesto del silenzio.
"Era per il mio procuratore che mi stava chiamando troppo, gli dissi che non ce la facevo più. Il mister mi ha dato l'opportunità di giocare con l'Udinese, assist e gol. Abbiamo scherzato un pochettino. Ancora una volta ho fatto una grandissima partita, stavo facendo quello che so fare".

Castan.
"È un grande, è un campione. Prima di avere questo problema ha dimostrato di essere un grandissimo. Ha conquistato tanto. Si vedeva subito che era un grandissimo. Mi piace vedere giocatori così che dimostrano la loro forza in questi momenti. Non è facile, ogni giorno stai lì a vedere i compagni che si allenano e non puoi fare nulla. Non puoi stare lì ad aiutare i compagni, come calciatore non ci sono parole. Sappiamo tutte le sue qualità, ma mi piace che abbia dimostrato la sua forza nel momento che nessuno vuole passare. Lui lo ha passato e ogni giorno sta provando che è una grande persona, che è impressionante".

Barcellona-Roma 6-1.
"Affrontare giocatori così non è mai facile. Giocare lì non è semplice, affronti la migliore squadra del mondo. Sicuramente ho bei ricordi di questo stadio, lì facemmo una semifinale importante e la superammo, pur perdendo la partita. Ma porta anche brutti ricordi, prendi bastonate, è una squadra fortissima e se non sei al 120% è difficile fare risultato. Tornare lì è sempre bello, tutto il mondo vede queste partite".

Roma-Spezia.
"Questa foto non mi piace. Quello che abbiamo preparato tutta la settimana non era per avere una foto così. È andato tutto storto, giocavi alle 14:30 contro una squadra che non aveva nulla da perdere, i tifosi non c'erano. Una foto brutta, vedi da una parte tutti sfasciati, dall'altra tutti insieme. Fa capire che anche quando affronti queste piccole squadre devi fare di più, devi mostrare il tuo valore. Non è mai facile. Puoi fare 120' senza tirare mai, è stata una giornata bruttissima, alla fine non abbiamo fatto quello che era l'obiettivo, passare il turno".

L'arrivo di Spalletti.
"Lo sguardo è importante, ci siamo stretti la mano. Una foto che ho ingrandito per averla a casa. È un grande allenatore, l'ho affrontato tante volte e avevo voglia di lavorare con lui. Adesso sto riuscendo a realizzare ancora questo progetto. Sono contento che lui sia venuto, conosce bene l'ambiente, si vede che ha già imposto la sua filosofia di lavoro, i giocatori stanno capendo bene. Si vede ogni week-end che stiamo crescendo. Il lavoro in campo è cambiato tantissimo, ogni allenatore ha il suo metodo e fa il massimo. Garcia ha fatto ll suo, ora è venuto Spalletti e dalle sue parole nei confronti dei calciatori è entrato nella mente dei giocatori. È uno che conosce tutto, il calcio italiano, meglio di chiunque. Da questo punto di vista è cambiato questo. Sicuramente va dalla testa dei giocatori, se i giocatori capiscono quello che l'allenatore vuole, in campo tutto andrà bene".

Pallotta.
"Si vede che è vicino alla squadra, uno stimolo per fare sempre meglio. Sono contento che sia venuto, che è stato vicino alla squadra, la società ha bisogno di avere quello che comanda vicino".

Foto buffe con i compagni.
"Momenti belli, sei sempre al lavoro, sempre teso per fare il meglio. Mi dispiace non avere più quattro compagni di queste foto, Cholevas, Ljajic, Paredes... ce l'ho ancora sul mio telefono. Una foto bellissima, un momento divertente".

Ingresso in campo all'Olimpico.
"La presentazione era una cosa nuova per me, avere 30-40mila tifosi a una presentazione normale è una cosa nuova, fa vedere che i tifosi ci sono. Vedere la Curva che festeggia... senti un rumore impressionante, senti che sono tutti vicino a te, un momento bellissimo, non sono tutti così i tifosi. La Curva manca, ti dà la spinta nel momento di difficoltà. Nei 90 minuti non hanno mai fischiato, è il dodicesimo in campo, dà la spinta, sembra che sono dentro al campo".