Ranieri: "Tornare a Roma per me significa molto. Trigoria è cambiata molto, la società sta crescendo. La Premier con il Leicester non mi ripaga dello scudetto sfumato nel 2010"

09.03.2019 16:19 di  Simone Valdarchi  Twitter:    vedi letture
Ranieri: "Tornare a Roma per me significa molto. Trigoria è cambiata molto, la società sta crescendo. La Premier con il Leicester non mi ripaga dello scudetto sfumato nel 2010"
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© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Ecco le prime parole di Claudio Ranieri nella sua seconda avventura sulla panchina della Roma. Di seguito le sue dichiarazioni ai microfoni di Roma TV:

«Alle sei uscendo di casa ho trovato un giornalista italiano che cercava un'intervista, non so come abbia fatto a trovare il mio indirizzo di Londra. Una lunga giornata, ma bellissima: quando fai le cose con piacere non senti la fatica».

Cosa significa per lei tornare alla Roma?
«Significa restare sveglio alle due di notte quando sai che hai un volo al mattino che ti riporta a casa. Quindi significa tanto, tutto. Sono stato sempre tifoso della Roma sin da bambino. Sono stato prima giocatore e poi allenatore. Certo, mi è dispiaciuto subentrare ad Eusebio dopo la sconfitta in Champions League. Adesso sono qui, mi hanno chiamato e sono contento di essere tornato a Roma».

Si sarebbe mai aspettato un ritorno a Trigoria?
«Quando lasciai la panchina della Roma non immaginavo che un giorno sarei potuto ritornare, anche se il calcio mi hai insegnato a pensare "mai dire mai", tutto può succedere, nel calcio come nella vita».

Cosa la lega alla Roma?
«La mia romanità, il mio nascere a San Saba e poi andare a Testaccio all'oratorio. La Roma è nel mio DNA per cui posso dire che tutta la mia vita calcistica sia legata alla Roma. Ricordo quando da giocatore con il Catania facemmo gli spareggi a Roma. Prima di entrare allo stadio sul pullman feci mettere una canzone di Antonello Venditti. Da capitano dovevo caricare la squadra e quella mi sembrò la canzone più giusta, per cui tutto mi lega a Roma».

Com'è Trigoria dopo qualche anno?
«L'ho trovata cambiata, molte cose nuove, sta crescendo una struttura da squadra internazionale. Da tifoso romanista non può che farmi piacere».



Prende la Roma in un momento non eccezionale, di cosa ha bisogno questa squadra?
«Non conosco caratterialmente tutti i giocatori della rosa attuale, infatti oggi parlando tra le altre cose ho detto loro che io sono solo ed è più facile per loro conoscere me e capirmi che il contrario. Io ho poco tempo, abbiamo dodici partite e dobbiamo tirare fuori il massimo come squadra, come gruppo, come attaccamento alla maglia».

Come si rialza il morale dopo due sconfitte così pesanti, cosa dirà loro?
«Chiederò loro di dare il meglio, di aiutarsi ad essere squadra, di sentire la Roma come tutti i tifosi.  Il valore della maglia e quello di appartenere a questa città. Chiederò loro di dare tutto perché solo così potremmo essere contenti e appagati; il risultato certo è  importante, però per me è determinante che i ragazzi nei novanta minuti diano tutto quello che hanno a disposizione».

Qual è il primo aspetto su cui si concentrerà?
«Il primo aspetto da valutare è sicuramente quello psicologico, dopo due sconfitte consecutive e l'uscita dalla Champions League i ragazzi saranno sicuramente abbattuti ma ormai è passato e devono sapere reagire, da uomini. Io cerco sempre di collegare la vita calcistica con quella di tutti giorni di tutti noi, siamo dei fortunati facciamo un mestiere per il quale pagheremmo noi  per stare nella Roma o in qualsiasi altra squadra. Io poi ancora di più per stare nella Roma! Dobbiamo fare di tutto, cercare di tirare fuori da noi stessi il meglio che abbiamo. Un aspetto psicologico importantissimo. Poi l'attaccamento alla maglia alla società, ai tifosi. I tifosi sono passionali e sono insoddisfatti quando la squadra non gioca bene ed è naturale. Ma se vedo una squadra che lotta e si impegna e poi magari un arbitro all'ultimo minuto, non ti dà un rigore e neppure decide di andare a vederlo al VAR, i tifosi sanno apprezzare lo sforzo lo sforzo della squadra. Questo è l'aspetto principale su cui battere i tasti. La motivazione di dare tutti noi stessi per i tifosi».

Torna in Italia dopo sette anni come trova il calcio italiano?
«Credo sia molto migliorato; quando sono andato via il calcio italiano era in un momento un po' particolare. Oggi si stanno gettando di nuovo le basi per fare bene in Italia e in Europa. C'è una squadra, la Juventus, che sta facendo la differenza, ma fa bene a tutto il calcio italiano perché le inseguitrici si devono dare da fare per colmare il gap con la capolista».

In questi anni ha scritto il suo nome nel mondo del calcio compiendo imprese alcune memorabili, qual è il suo punto di forza?
«La forza del mio carattere è combattere, lottare sempre, non arrendermi mai e credere sempre nella positività. Credo negli altri. Io do tutto me stesso e pretendo che chi mi è vicino faccia lo stesso. L'errore ci sta, sbaglia l'allenatore, l'arbitro e giocatori. Però stare lì e piangersi addosso a me non piace. Bisogna sempre rimboccarsi le maniche e ricominciare da capo».

L'impresa fatta con il Leicester ha fatto il giro del mondo, in qualche modo la ripagata dello scudetto perso con la Roma?
«Niente mi può ripagare di quello scudetto mancato per un soffio, per mezz'ora, noi vincevamo a Verona e l'Inter pareggiava a Siena. Uno scudetto con la squadra che ami e di cui sei tifoso non te lo puoi ripagare nessuna vittoria».​​​​​​​

Vuole mandare un messaggio ai tifosi in attesa di tornare all'Olimpico lunedì?
«Ho già parlato con la squadra e ho chiesto loro determinate cose. È un momento particolare, ma in dodici giornate ci giochiamo il futuro. C'è la possibilità di tornare in Champions League. I ragazzi sono sensibili, qualcuno di loro, giovane, non è ancora abituato a stare in una piazza così importante come Roma, per giocare con serenità e tranquillità. Chiedo ai romanisti di stare vicino ai ragazzi, di incoraggiarli anche nei momenti difficili, soprattutto nei momenti difficili. Poi capisco i tifosi. Siamo noi a soffrire veramente».