Mirante: "Non pensavo di ritrovarmi titolare a inizio stagione. Impegno e fortuna mi hanno permesso di essere dove sono, ma devo confermarmi ogni settimana"

31.10.2020 09:43 di Danilo Budite Twitter:    Vedi letture
Mirante: "Non pensavo di ritrovarmi titolare a inizio stagione. Impegno e fortuna mi hanno permesso di essere dove sono, ma devo confermarmi ogni settimana"
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Antonio Mirante ha concesso una lunga intervista a SportWeek. Di seguito uno stralcio delle sue parole.

Il posto da titolare?
“Era impensabile prevedere che mi sarei ritrovato titolare già all’inizio della stagione, anche se qualche partita, con Ranieri prima e Fonseca poi, l’avevo messa insieme. Impegno e fortuna mi hanno permesso di essere dove sono oggi, ma le trappole sono dietro l’angolo”. 

E quali sono, queste trappole?
"La mia esperienza mi suggerisce che devo confermarmi ogni settimana. Non posso pensare di essere in credito col calcio, e quindi di essere immune da critiche di fronte a eventuali errori. È questo lo spirito col quale mi sono presentato alla Roma. Sapevo di venire a fare il secondo, ma sapevo pure che avrei lavorato tanto perché non mi piace accontentarmi. Neppure alla mia età".

L’allenatore ti aveva detto, o almeno fatto capire, che il posto sarebbe stato tuo?
"Io con Fonseca non ho mai parlato. Ripeto: non mi aspettavo di essere titolare alla prima di campionato. So di avere accanto un portiere bravo, giovane, ambizioso e che la Roma ha pagato parecchio, 28 milioni. La mia filosofia non è quella di lavorare da solo, curando solo i miei interessi allo scopo di tenermi il posto, ma insieme a lui per portare tanti punti alla squadra".

Tu e Pau Lopez vi siete detti qualcosa del tipo: giochiamoci il posto e vinca il migliore? Siete di quelli che si spronano a vicenda, oppure tra voi ci sono rapporti corretti, ma puramente professionali?
"Non c’è stato bisogno di chiarirsi. Siamo due persone intelligenti. Ho sempre avuto ottimi rapporti coi miei colleghi, sia quando giocavo, sia quando stavo in panchina. Mi piace pensare che quello che ho di fianco sia un compagno e non un avversario. Il portiere è un ruolo di sofferenza, soprattutto durante la settimana. È evidente che ci sono delle gerarchie, come è evidente che, quando è arrivato Pau, io avevo finito la stagione da titolare, tanto da conquistare la Nazionale. Avevo voglia di continuare a giocare, eppure ho accettato di scivolare di nuovo all’indietro. Alla mia età non posso permettermi atteggiamenti sbagliati verso la società, l’allenatore, i compagni. Lamentarsi, rosicare… No. La chiave per mantenere un buon rapporto con l’altro portiere è la competizione. Allenarsi alla grande, come sta facendo Pau in questo momento.

Il contratto ti scade a giugno: e dopo?
"Non lo so. Non farò problemi neanche su questo. Io mi vedo ancora giocatore per più di qualche anno. Se pensassi già ora a cosa fare dopo, perderei energie adesso. Se la Roma vorrà farmi una proposta, io sono pronto ad ascoltarla".

Ci credi che il campionato finisca nonostante il Covid-19?
"Devo crederci. C’è un protocollo preciso, basta seguirlo, consapevoli che noi giocatori siamo persone normali e come tali possiamo ammalarci. È successo anche a me, anche se per fortuna in estate. Abbiamo il dovere di affrontare con grande attenzione il problema, ma anche di fidarci del sistema".