ESCLUSIVA VG - Di Michele: "La rosa è un po' corta. In passato fui vicinissimo ai giallorossi: avevo anche scelto il numero di maglia"

11.09.2017 16:00 di Simone Ducci Twitter:    vedi letture
Fonte: Redazione Vocegiallorossa - Simone Ducci
ESCLUSIVA VG - Di Michele: "La rosa è un po' corta. In passato fui vicinissimo ai giallorossi: avevo anche scelto il numero di maglia"
© foto di Federico Gaetano/Tuttolegapro.com

L'ex attaccante, tra le altre, di Torino, Udinese e West Ham, David Di Michele, ha rilasciato una lunga intervista ai nostri microfoni, nella quale ha parlato a 360° della rosa giallorossa, del campionato di Serie A e delle sue esperienze da calciatore.

Come giudichi la rosa giallorossa?
“La vedo un po’ corta. Davanti va bene, a centrocampo è un po’ corta e dietro lo è ancor di più. Disputando tre competizioni, secondo me, non ha il giusto numero di giocatori. Questo potrebbe aggravare Di Francesco qualora capitassero degli infortuni. Mi auguro che ciò non succeda”.

Un giudizio su Schick?
“L’ho visto in alcune partite e secondo me è un ottimo giocatore e un giovane interessante. Ha grandissime qualità tecniche. Ha dimostrato che può fare molto. Da subentrato ha fatto benissimo. È un grandissimo attaccante con grandi prospettive. Rispetto a Genova avrà magari un ruolo un po’ diverso però, quando si ha 20 anni e si gioca nella Roma uno si può adattare a fare qualunque ruolo, anche in virtù della spinta dell’Olimpico e della Curva Sud. Secondo me inciderà parecchio”. 

Di Francesco?
“È uno degli allenatori che ha fatto molto bene. È riuscito a dare un’identità importante al Sassuolo. A Roma magari sarà un po’ diverso, anche perché quella del Sassuolo è una realtà molto piccola. Lo vedo bene nella Roma, sia nel rapporto con i calciatori e società sia in quello con i tifosi. È facile puntare il dito a un mezzo passo falso ma i cavalli si vedono all’arrivo. In questo momento non ha una squadra abituata alla piazza di Roma. Spalletti aveva giocatori più pronti e preparati”.

In mancanza di Dzeko chi faresti giocare centravanti tra Schick e Defrel?
“Questo lo può sapere solo Di Francesco. Può essere una buona opzione per Eusebio quella di poter alternare gli interpreti. Con Perotti, che è un calciatore assoluto e importantissimo, ed El Shaarawy, penso che il tecnico abbia diverse frecce nel suo arco. Certo, spero che Dzeko non mancherà mai (ride ndr). Lo spero per lui e per tutti noi”.  

La Roma può arrivare tra le prime quattro?
“Sicuramente. Il Milan ha cambiato tanto e il mister inizia ad andare in difficoltà. Quando si cambia tanto è sempre difficile amalgamare i giocatori. La Roma ha cambiato poco, così come Inter, Napoli e Juventus. Ci metterei anche la Lazio visto che sta facendo bene. La squadra che potrebbe pagare di più, secondo me, è il Milan”.

Martedì la Roma esordirà in Champions. Che girone sarà? I giallorossi possono qualificarsi?
“Il girone è di ferro, difficile. Non si deve partire già sconfitti. Non lo si deve pensare. Ogni partita può essere difficile ma può diventare facile. Il campo può dire altre situazioni ma ora si parte tutti alla pari. Metto a tutte le squadre la stessa percentuale di passare il turno. Non partirei di certo al di sotto delle altre squadre. Se la Roma si mette in testa di giocare a calcio lo potrà fare con tutte. Il precampionato lascia il tempo che trova. Penso che Di Francesco abbia trovato giovamento nel perdere alcune partite di precampionato perché attraverso ciò si può vedere cosa andare a migliorare”.

Nella tua carriera hai giocato anche in Premier con il West Ham. Quanto è diverso il calcio inglese rispetto a quello italiano? Come viene visto il nostro campionato dagli addetti ai lavori inglesi?
“È stata una delle esperienze più belle avute nel mondo del calcio. Per loro la domenica è come andare a teatro: tutti vanno a piedi. Bambini, genitori, nonni e avversari si recano assieme allo stadio. Il lunedì non si parla degli sbagli dell’arbitro. L’errore del direttore di gara viene accettato. Loro poi ci vedono come i più furbi del mondo. Non vedono il nostro calcio positivamente diciamo. Poi però ultimamente stanno guardando in casa nostra, basti pensare agli allenatori italiani in Premier”.

Sei mai stato vicino alla Roma durante la tua carriera?
“Due volte. Una volta quando ero a Udine e Spalletti venne a Roma. In quel frangente ebbi una diatriba con i Pozzo, i quali non vollero mandare alcun giocatore alla Roma. La seconda volta, e lì fui veramente vicino ai giallorossi poiché avevo anche scelto il numero di maglia, è stato ai tempi del Torino. In quel caso Cairo mi impedì di andare a Roma perché non voleva cedermi a una diretta concorrente per la Champions League e per l'Europa League. Mi fece uno sgarbo morale e io andai al West Ham. Da quel momento in poi cominciò la mia diatriba con il tifo torinese”.

Per curiosità, che numero avevi scelto?
“Il 17”.