Un'unica Roma

31.05.2018 13:20 di Gabriele Chiocchio Twitter:    vedi letture
Fonte: L'editoriale di Gabriele Chiocchio
Un'unica Roma
Vocegiallorossa.it

È un mercato già in movimento quello della Roma, che sta cominciando a piazzare le prime mosse, mirate a migliorare nelle aree in cui si è dimostrata meno forte nella stagione da poco conclusa. È già ufficiale l’arrivo di Ante Ćorić, che dovrà crescere ma che ha caratteristiche che mancano a tutti gli altri centrocampisti già in rosa; è sempre più vicino Ivan Marcano (arrivato a Fiumicino), che dovrebbe innalzare la qualità nel reparto difensivo aggiungendo anche esperienza e fisicità al pacchetto; si lavora per altri nomi, alcuni dei quali noti, altri invece tutti ancora da scoprire. Non è ancora giugno, ma si può intuire come Monchi stia nuovamente tentando di fare quello che è riuscito solo in parte lo scorso anno: consegnare a Di Francesco una rosa il più vicino possibile all’intercambiabilità completa. Ovvio che, anche solo per motivi economici, ci saranno giocatori considerabili “riserve” e altri considerabili “titolari” e che in questo secondo gruppo siano necessari innesti, ma l’esperienza insegna: specie nella prima parte dell’annata, le rotazioni - anche forzate - saranno il mantra, per arrivare ai mesi caldi con ancora tanta benzina nelle gambe. Come successo in questa stagione, nonostante alcuni acquisti non abbiano reso come si sperava (Schick su tutti, ma anche Gonalons), altri abbiano avuto bisogno di tempo per inserirsi nei meccanismi (Cengiz Ünder, che ora però è praticamente il titolare sulla fascia destra) e altri ancora abbiano avuto ripetuti problemi fisici (ovviamente Karsdorp, ma anche Defrel). Se per migliorare in termini di qualità assoluta servono parecchie risorse, serve invece un po’ di oculatezza per sistemare le cose sul piano dell’affidabilità, che poi è l’aspetto che ha impedito alla Roma di dare il suo meglio per l’intera annata, con quel calo a cavallo di gennaio che ha complicato la corsa per la Champions League e fatto sfumare ogni possibile velleità di inseguimento alla vetta. Un (quasi) unico blocco per non smettere (quasi) mai di correre: un anno dopo l’obiettivo non è cambiato.