Pur senza Italia e con poca Roma, ecco perché guardare il Mondiale

21.11.2022 21:05 di Marco Rossi Mercanti Twitter:    vedi letture
Fonte: L'editoriale di Marco Rossi Mercanti
Pur senza Italia e con poca Roma, ecco perché guardare il Mondiale
© foto di Marco Rossi Mercanti

Qatar-Ecuador ha inaugurato il Mondiale più controverso della storia del calcio, ma non staremo qui a elencare di nuovo tutte le vicende oggetto di feroci critiche della prima rassegna iridata autunnale. Fa sorridere, amaramente, che per la seconda edizione consecutiva non ci sia l’Italia, un’assenza aggravata paradossalmente dall’essere Campioni d’Europa in carica.

Fa ancora più sorridere che sia stato deciso di far giocare un’amichevole alla Nazionale di Mancini il giorno stesso dell’inaugurazione di Qatar 2022. Una scelta piuttosto singolare (per usare un termine che si può scrivere senza offendere nessuno), ma che lascia abbastanza perplessi. Il Mondiale, però, è sempre il Mondiale e, nonostante tutte le lamentele e le proteste, gli appassionati (anche italiani) lo guarderanno.

Il primo motivo per farlo, che tra l’altro è quello più ovvio, è una mancanza di alternative. I campionati sono fermi e, a meno che tutti improvvisamente non diventino assidui sostenitori di competizioni minori come Serie B, Serie C o tornei giovanili (senza offesa eh), gli occhi saranno puntati giocoforza in Medio-Oriente.

Se tante sono state le critiche che hanno accompagnato questi 12 anni da quando il Mondiale è stato ufficialmente assegnato al Qatar, tanta è anche la curiosità di vedere che tipo di rassegna sarà. Per la prima volta si gioca all’inizio della stagione sportiva e non alla fine, quindi presumibilmente i giocatori arriveranno meno spremuti rispetto al passato, sia mentalmente che fisicamente. Inoltre, sarà interessante capire se le squadre e i calciatori manderanno dei messaggi in riferimento alla questione dei diritti umani in Qatar. A tal proposito, già diversi capitani hanno annunciato che indosseranno la fascia arcobaleno.

Il Mondiale sarà anche l’occasione per vedere all’opera la poca Roma presente. Il riferimento è ai quattro giallorossi chiamati a rappresentare la propria nazionale all’inseguimento del più grande sogno per uno sportivo. I quattro romanisti impegnati, almeno sulla carta, si apprestano a vivere una competizione non da assoluti protagonisti.

Dybala, per esempio, è la stella della Roma ma con il tanto talento di cui dispone l’Argentina di Scaloni rischia di essere più un’alternativa a gara in corso che un titolare. Discorso simile per Zalewski e Vina, entrambi indietro nelle gerarchie rispettivamente di Polonia e Uruguay. Infine, Rui Patricio con il Portogallo è ormai da tempo relegato a secondo di Diogo Costa.

Mourinho seguirà le prime partite dei calciatori in questione dal Giappone, dove sarà impegnato con la Roma. Una tournée dove ci sarà spazio per due amichevoli che valgono come il due di coppe quando regna bastoni a briscola, ma che potranno essere utili magari per provare testare qualcosa di nuovo. Tutto questo in attesa di riabbracciare il gruppo al completo con i quattro del Qatar, auspicando di riaverli integri fisicamente e, perché no, il prima possibile (se lo augura anche Tiago Pinto).