La prima pietra

11.06.2019 16:22 di Gabriele Chiocchio Twitter:    Vedi letture
Fonte: L'editoriale di Gabriele Chiocchio
La prima pietra

Si è finalmente conclusa la saga della ricerca del nuovo allenatore della Roma. Una saga che - a dirlo sembra assurdo, ma tanto assurdo non è - va avanti dallo scorso 7 marzo, vale a dire dal giorno in cui Eusebio Di Francesco è stato esonerato e sostituito, con un impiego chiaramente a interim, da Claudio Ranieri, messo a cercare di sistemare le cose e portare la zattera in porto durante la ricerca del nuovo comandante. Dalla chimera Conte si è passati all’aspirazione Gasperini, per poi ripiegare su un profilo completamente diverso dai primi due, qual è il portoghese Paulo Fonseca, in arrivo (o, volendo, di ritorno, dopo la toccata ed eliminazione del 13 marzo 2018) nella Capitale dopo tre anni allo Shakhtar Donetsk. Un profilo interessante, seppur lontano da quello di top coach richiesto - almeno, a posteriori, chissà se anche a priori - da James Pallotta all’ex direttore sportivo Monchi: già questo può dare un’idea delle difficoltà trovate dalla dirigenza nel cercare una prima pietra da poggiare al suolo per cominciare a costruire la prossima stagione. Un suolo che, di questi tempi, è particolarmente melmoso e poco adatto a edificare, che fa sì che debbano essere i mattoni a garantire stabilità. Difficile non considerare il mattone-Fonseca almeno una parziale incognita, probabilmente sbagliato pensare di avere a che fare con uno sprovveduto: c’è differenza tra avere una propria idea di gioco, cercando di imporla sull’avversario, e non essere in grado di apportare a essa correttivi che permettano di dribblare problemi causati da una buona lettura da parte dei tecnici avversari. Il campionato italiano è pieno di allenatori reattivi, più attenti a disinnescare i pericoli portati dall’avversario che a progettare qualcosa per crearne all’avversario, di pericoli: non è furbizia, ma un modo di concepire il calcio che può funzionare come non farlo, esattamente come il suo opposto. Paulo Fonseca non sarà il miglior allenatore del mondo e forse non era neanche il migliore - per la situazione in cui versa la Roma in questo momento - tra quelli che si è tentato di prendere, senza riuscirci; sarebbe bello che, per una volta, di fronte a una figura più propositiva, prevalesse la curiosità di fronte alla diffidenza.