La botta è stata forte ma non tutto è così negativo

Nato a Roma il 7 febbraio 1973, nel 2000 inizia a collaborare con Eurosport. Nel 2003 contribuisce alla nascita di Sportitalia di cui diventa dal 2006 responsabile della redazione romana e inviato per la Nazionale di calcio
18.10.2011 00:15 di Marco Terrenato   vedi letture
La botta è stata forte ma non tutto è così negativo

La botta è stata forte. Perdere un derby all’ultimo respiro, dopo aver resistito in dieci contro undici per oltre quaranta minuti, può anche condizionare un’intera stagione. Ma forse per la Roma non tutto è così negativo.

La sconfitta subita in rimonta dalla Lazio interrompe la striscia romanista di 5 successi consecutivi nel derby. Luis Enrique conosce la prima grande delusione della sua giovane avventura anche perché il bel gol di Osvaldo aveva illuso tutti.

Nonostante la pesante assenza di Totti, l’approccio dei giallorossi, con ben 8 esordienti assoluti nella stracittadina, era stato buono. Pressing, velocità e soprattutto cinismo, con la fulminea rete del vantaggio grazie all’assist perfetto di Pjanic, schierato trequartista.

Osvaldo, al quarto centro di fila, regala un sorriso anche al suo capitano, a casa davanti al televisore. Sembra una serata in discesa e invece De Rossi e compagni hanno il torto di non trovare il raddoppio sfruttando occasioni importanti e una Lazio spenta e frastornata, anche nei suoi uomini più attesi.

I dubbi iniziali sulla scelta di Luis Enrique di schierare Kjaer centrale al posto dello stanco Burdisso al  fianco di Heinze si rivelano tremendamente giusti in un inizio ripresa della Roma troppo morbido, un po’ come era successo con l’Atalanta. L’errore del danese, il cui gesto è tanto leggero quanto ingenuo ed evidente consente a Tagliavento di mostrasi arbitro equo
anche sulla sponda laziale.

Dopo il pari di Hernanes la Roma soffre, ma resiste, aiutata anche da un pizzico di fortuna che impedisce a Klose e Cissè di ribaltare prima la contesa. Il tedesco però colpisce all’ultimo istante scoperchiando la fragilità e l’inesperienza di una Roma che ha avuto la presunzione, e allo stesso tempo il coraggio, di voler provare a vincere seppur in inferiorità.