L'assoluta mancanza di equilibrio e i motivi per tenere Fonseca

17.11.2020 20:08 di Alessandro Carducci Twitter:    Vedi letture
Fonte: L'editoriale di Alessandro Carducci
L'assoluta mancanza di equilibrio e i motivi per tenere Fonseca

L’equilibrio in casa Roma è più introvabile di un ristorante aperto la sera o di un parcheggio in centro sulle strisce bianche. È qualcosa di intangibile, di cui tutti parlano ma che nessuno ha mai potuto toccare con mano. Qualcosa di etereo, quasi di mistico, un feticcio da tirar fuori ogni tanto per 5 minuti per poi scordarsene subito dopo.
Se ci fosse equilibrio non avremmo assistito all’esecuzione mediatica di Fonseca per settimane, avvenuta senza ritegno da parte dell’ambiente, una condanna in Cassazione non più appellabile con cui si voleva far passare il portoghese come lo scemo del villaggio, capitato qui per caso ma incapace di guidare anche solo una squadra parrocchiale.
Lo stesso scemo di cui sopra adesso sta conducendo una squadra che si trova a tre punti dal primo posto (due, senza il caso Diawara) e qualcuno inizia a mormorare la parola scudetto. Qualora i giallorossi dovessero vincere la prossima partita e, volendo esagerare, anche quella successiva contro il Napoli, sarebbe impossibile fermare l’onda anomala di complimenti e vesti stracciate per elogiare Fonseca. Si chiederebbe il suo rinnovo e la sua contestuale beatificazione (avere il Vaticano a portata di mano ha i suoi vantaggi).

Al netto delle chiacchiere, sono diversi i motivi per cui puntare sul portoghese per il futuro: è intelligente e non è integralista. Ha iniziato in un modo e, dopo la prima gara dello scorso anno, ha subito operato dei correttivi per adattarsi al contesto italiano. E, si sa, ha la meglio chi si adatta, non il più forte.
Adora il 4-2-3-1 ma ha virato per ragioni di necessità alla difesa a 3. Sembra scontato ormai ma ci sono allenatori che, invece, si sono fatti cacciare pur di non cambiare una virgola della propria idea. Fare un passo indietro dimostra intelligenza e il mondo, quello del calcio in particolare, ha bisogno di persone intelligenti.
Ha un atteggiamento low profile: nulla lo scalfisce, le critiche, le sconfitte, i periodi negativi, il cambio di proprietà, gli infortuni e né, adesso, la pericolosa euforia che si inizia a respirare in città. Smorza gli entusiasmi e le critiche, non cerca alibi, è diretto ma rassicurante. A suo agio.
Valorizza la rosa a disposizione e ha creato un sistema di gioco che consenta a tutti di giocare nel proprio ruolo. Sembra una banalità ma è più raro e stupefacente di quanto si creda e i risultati gli stanno dando ragione.
Un signore, come pochi nel mondo del calcio, e un ottimo allenatore, capace di non rinunciare ai propri principi di gioco ma con l’intelligenza e l’umiltà di adattarli al contesto in cui si trova. Già solo per questo, la Roma farebbe bene a tenersi stretto il portoghese.