Il piccolo inganno di Di Francesco

08.02.2018 20:19 di Gabriele Chiocchio Twitter:    vedi letture
Fonte: L'editoriale di Gabriele Chiocchio
Il piccolo inganno di Di Francesco
Vocegiallorossa.it

La Roma è tornata alla vittoria e lo ha fatto, apparentemente, cambiando. O meglio, tornando al passato: due centrocampisti davanti alla difesa, due esterni e Radja Nainggolan alle spalle di Edin Džeko. Un cambiamento senz’altro tangibile, ma il rapporto causa-effetto tra il ritorno al 4-2-3-1 e il risultato ottenuto al Bentegodi è tutto da verificare. Forma e non sostanza, un po’ come si nascondono ai bambini capricciosi le verdure anziché costringerli a forza a mangiarle avendole davanti agli occhi. I princìpi di gioco sono rimasti gli stessi con qualche modifica di posizione e poco altro e di questo è accorto senza troppa fatica Kevin Strootman: “Abbiamo vinto, quindi bisogna dire che è meglio, ma nell’ultimo mese e mezzo non stiamo giocando bene a prescindere, è un fatto mentale e non tattico”. Parole di chi sa dov’è il problema: la squadra deve ritrovare certezze e anche solo averne di apparenti può aiutare a far ripartire quella dinamo ferma da troppo tempo dopo essere andata fuori giri. Certezze che, però, domenica rischiano di non esserci, con la squalifica di Nainggolan (oltre a quella di Pellegrini) che impedirà a Di Francesco di rimettere in campo il vecchio-nuovo 4-2-3-1, costringendolo a ridisegnare il sistema di gioco con compiti più adatti ai (pochi, almeno a centrocampo) giocatori a disposizione. L’avversario di turno - per quanto da rispettare, non prendere sottogamba, non sottovalutare e altre formule di questo tipo - è probabilmente il più adatto per potersi non avvalere del piccolo inganno che il tecnico ha messo in piedi per far uscire i suoi dal torpore, ma il giochino non potrà andare avanti a lungo e presto serviranno nuove fondamenta a cui appoggiarsi, oppure una fiducia più grande in quelle che sono state messe nei primi mesi dell’anno. E chissà che l’emergenza, come più di una volta ha fatto in passato, non faccia scattare una scintilla: non nell’allenatore, stavolta, ma nei giocatori e nelle loro teste, sempre più ago della bilancia di una stagione ancora tutta da giocare.