Gialli contro Rossi: quando la polemica è di... rigore

10.12.2020 08:15 di Luca d'Alessandro Twitter:    Vedi letture
Fonte: L'editoriale di Luca d'Alessandro
Gialli contro Rossi: quando la polemica è di... rigore

Pánta rheî tutto scorre. Così dai tempi di Eraclito fino a oggi. A Roma, sponda giallorossa sembrano essere trascorsi anni luce da quando si scriveva di una squadra in salute, in costante miglioramento, capace di aver trovato la propria quadratura del cerchio. Una squadra pronta a recitare il ruolo di underdog del campionato. La sconfitta senza appello col Napoli, il pareggio con polemiche arbitrali contro il Sassuolo (in mezzo il primo posto del girone di Europa League, dato per scontato) ed ecco riemergere, come fosse un qualcosa di innato, che mancava alla piazza, le solite polemiche, più che sotterrate, coperte da un po' di polvere durante questi mesi in cui la squadra è stata protagonista in positivo. Un ambiente più che giallo-rosso, da gialli contro i rossi. Ognuno del proprio partito, ognuno pronto a gridare o scrivere insulti per perorare la propria tesi, spesso e volentieri l'unica verità. Gialli come i 2 rimediati da Pedro che hanno portato ai rossi dello spagnolo e del tecnico giallorosso: "In quanto al termine del primo tempo, mentre i calciatori titolari lasciavano il terreno di gioco, si avvicinava al Direttore di gara con fare aggressivo proferendo parole irrispettose". Così il referto del giudice di gara. Gialli, come le sfuriate alla squadra dei Friedkin nel post Napoli, smentite pubblicamente da Fonseca, un fulmine a ciel sereno in una serata troppo strana per poter essere considerata un campanello d'allarme (sempre perché la storia della Roma sul campo diceva tutt'altro). Giallo come il fatto che Lorenzo Pellegrini sia passato da ultimo capitano romanista, incoronato dallo stesso Totti, a brocco di turno, reo principalmente di non tirare bene le punizioni. Un altro movimento interno in stile Dzeko sì-Dzeko no di qualche stagione fa che portò allo sfogo del bosniaco e di De Rossi verso i tifosi in Tevere dopo una rete segnata. Da uomo assist per eccellenza della squadra a giocatore mediocre da quando è ripreso il calcio post-covid, senza considerare che anche lui è rientrato nel cambio di modulo di Fonseca, quel 3-4-2-1 dai risultati assicurati in Serie A, abbassando la propria posizione, cambiando di fatto ruolo, senza considerare le critiche ai precendenti interpreti, da Cristante a Diawara (fermo un periodo in cui la Roma non poteva giocare senza il centrocamista guineano). Ecco una situazione in pieno autolesionismo con fazioni giallo-rosse, teorie del complotto prontamente attivate appena la Roma ha iniziato a essere una squadra temibile. Statistiche tirate fuori a proprio comodo o non viste per alimentare il fuoco sacro della polemica, tanto per passare il messaggio che vuol essere passato e così via... 

In tutto questo nervosismo c'è l'aspetto positivo che sfugge ai più: la Roma, nella figura di Foseca, ci crede. È consapevole della forza della propria squadra e andando a protestare contro il direttore di gara in quella maniera, a fine primo tempo, avendo perso uno dei giocatori suoi chiave, vedendo compromessi 3 punti importanti, ha calato già la maschera di underdog, mettendosi in modalita competitive. Il tutto in attesa del match contro il Bologna.