Inter, Marotta: "Una vittoria darebbe più stimoli e motivazione"
Giuseppe Marotta ha parlato ai microfoni di DAZN nel pre partita di Inter-Roma. Queste le sue parole:
Una vittoria oggi può indirizzare la corsa al campionato?
«Ma è chiaro che oggi mancano ancora otto partite, sono 24 punti a disposizione, sono tanti, però è chiaro che una vittoria darebbe più stimoli, più motivazioni ancora alla nostra squadra, più sicurezza, per cui è importante fare il risultato pieno. Poi va bene, domani c’è uno scontro diretto, ma credo che siamo ancora in una fase interlocutoria, perché vedo che anche la lotta per la salvezza coinvolge alcune squadre che devono affrontare quelle di testa, devono lottare fino in fondo, sarà vincente anche quel traguardo, per cui ogni partita che tu giochi, che sia con una squadra di testa, che sia una squadra di provincia, devi veramente fare tanta fatica e avere tanta motivazione».
Come state gestendo il momento di Bastoni?
«Intanto è vergognoso che Bastoni sia esposto a questo continuo linciaggio come se fosse il colpevole di chissà cosa. In realtà, se parliamo dell’ultimo episodio dell’eliminazione ai mondiali, ha origini un pochino più lontane, ma al di là di questo io credo che un ragazzo della sua età non meriti questo tipo di trattamento. Si sbaglia nella vita e invece qua in Italia siamo tutti abituati a dover diventare psicologi, esperti di calcio, analizzare le situazioni senza sapere con chi si ha a che fare, con quale uomo si ha a che fare, con quale professionista. Ha sbagliato, lo abbiamo riconosciuto tutti, ma credo che è umano e normale che un ragazzo della sua età possa incorrere in una cosa del genere. Detto ciò, Bastoni è un patrimonio dell’Inter, un patrimonio del nostro calcio italiano e quindi come Italia noi lo consideriamo. Leggevo, sentivo che è quasi obbligatorio che lui abbandoni questa maglia. Non ci sono per adesso questi estremi e queste condizioni. Poi, come tutti i giocatori, ci sono eventuali situazioni che saranno affrontate più avanti».
Da cosa deve ripartire il calcio italiano?
«Guarda, sarebbe lungo parlarne. Io dico solo che la rassegna stampa che ho potuto vedere in questi giorni era molto corposa, centinaia di pagine, tutti parlano di calcio, tutti si improvvisano esperti di questo fenomeno che non è solo un fenomeno di sport, ma è un fenomeno anche sociale. Da una parte la politica, dall’altra esperti di calcio. Io dico invece che questa crisi va portata in un’analisi più ampia. È dal 2006 che noi non siamo più competitivi, anche se c’è stata la vittoria di un campionato europeo. E le origini, le cause possono essere tante, ma ripeto, ci vorrebbe veramente un dibattito molto lungo. Credo che oggi manchino principalmente i talenti. È una domanda che porta a delle riflessioni: come mai il Friuli Venezia Giulia, che negli anni 70 ha avuto dei campioni come Zoff, come Capello, come Collovati, come Delneri e altri giocatori che hanno veramente rappresentato l’Italia, oggi non produce più? E allora bisogna andare dietro a capire che cos’è il gioco del calcio, come mai c’è così tanta assenza da parte dei giovani e quindi stimolo che ci sia un confronto, ma non un confronto litigioso. Oggi prevale la litigiosità all’interno del nostro mondo e non ci deve essere. Ci deve essere un confronto, una critica, ma cercare di poi seguire una strada che sia unica per tutti».
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