Un Chi...occhio al Regolamento - Roma-Atalanta 3-1

02.10.2011 13:31 di Gabriele Chiocchio   vedi letture
Un Chi...occhio al Regolamento - Roma-Atalanta 3-1
Vocegiallorossa.it
© foto di Alberto Fornasari

Partita non ricca di episodi arbitrali rilevanti quella tra Roma e Atalanta, che ha visto la squadra di Luis Enrique prevalere per 3-1, ma è comunque presente qualche spunto per poter esaminare alcuni passaggi del Regolamento.

L’episodio sicuramente più discusso è il tocco del pallone con il braccio in area di rigore di Thomas Manfredini nel secondo tempo, per il quale l’arbitro Celi non ha concesso il calcio di rigore alla Roma. Come già spiegato in altre occasioni, il regolamento parla della volontarietà come unica discriminante per il rilevamento del fallo di mano:

Un calcio di punizione diretto è accordato alla squadra avversaria del calciatore che commette una delle tre infrazioni seguenti:
(…)
• tocca volontariamente il pallone con le mani

(da Il Regolamento del Gioco del Calcio edizione 2009 – Regola 12 “Falli e Scorrettezze”)

Lo stesso regolamento indica dei criteri per aiutare l’arbitro, dalla cui discrezione dipende la decisione, a stabilire se il tocco con il braccio è volontario o meno:

Per stabilire la volontarietà, l’arbitro deve prendere in considerazione i seguenti criteri:
• il movimento della mano in direzione del pallone (non del pallone in direzione della mano);
(…)

(da Il Regolamento del Giuoco del Calcio edizione 2009 – Interpretazioni e linee guida relative alla Regola 12 “Falli e Scorrettezze”)

Appare abbastanza evidente che è il braccio sinistro di Manfredini a muoversi verso il pallone e non viceversa, creando dunque forti sospetti sulla volontarietà del difensore di deviare la sfera con il braccio. Tuttavia, Manfredini tocca il pallone con il piede sinistro prima del contatto con il braccio, dando vita al cosiddetto rinvio goffo e permettendo all’arbitro di applicare una disposizione dettata da Collina, allora designatore arbitrale, nel 2007, che prevede la non volontarietà in caso di tocco del pallone con il braccio preceduto da un rinvio goffo causato da un’altra parte del corpo, come in questo caso. E’ presumibile che il sig. Celi abbia fatto prevalere questa disposizione sull’Interpretazione della regola descritta dal regolamento per decidere di non fischiare il rigore.

Gli assistenti Barbirati e Tonolini hanno invece avuto a che fare con diversi palloni che hanno “ballato” sulle varie linee perimetrali del campo, dando vita a diversi dubbi sull’assegnazione o meno di calci d’angolo o rimesse laterali.  Il Regolamento in questo senso è molto chiaro:

Il pallone non è in gioco quando:
• ha interamente superato la linea di porta o la linea laterale, sia a terra, sia in aria;
• il gioco è stato interrotto dall’arbitro.

(da Il Regolamento del Giuoco del Calcio edizione 2009 – Regola 9 “Pallone in gioco e non in gioco”)

Dunque il gioco si ferma solamente quando il pallone supera interamente una delle linee perimetrali del campo, che sono le linee laterali e le linee di porta (per tali, erroneamente denominate “linee di fondo”, si intendono i cosiddetti “lati corti” del campo e non solo i tratti che vanno da palo a palo).