Il mancato aiuto

22.12.2018 09:10 di Simone Valdarchi   vedi letture
Fonte: Redazione Vocegiallorossa - Simone Valdarchi
Il mancato aiuto
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© foto di Antonello Sammarco/Image Sport

Rudi Garcia, 2 febbraio 2015: “Dobbiamo migliorare l'approccio iniziale alle gare, per non cominciare con l'handicap. Se si fa un metro in più per aiutare il compagno, allora diventa tutto più semplice. I giocatori sono uniti, ma devono dare di più”.

Walter Sabatini, 5 febbraio 2015: “Nella squadra è cambiato qualcosa di chimico: lo scorso anno eravamo una sorta di complessiva associazione di mutuo soccorso, quando sbagliava uno c'era un altro ad aiutarlo. Quest'anno si rimane nella solitudine dell'errore”.

Kostas Manolas, 12 dicembre 2018: “I gol presi oggi (si riferisce a Roma-Genoa 3-2, ndr) non sono da grande squadra. Non si difende in 4 ma in 11, per questo prendiamo sempre questi gol”.

Eusebio Di Francesco, 21 dicembre 2018: “L'errore più grande sarebbe parlare solo di linea difensiva. (…) Impattare bene una gara dà fiducia anche per rincorrere gli avversari. Abbiamo bisogno dell'aggressività degli attaccanti”.

Questi quattro virgolettati hanno molto in comune: vengono da parte di tesserati (oggi o al momento delle dichiarazioni) della Roma, parlano di un mancato aiuto e appartengono a momenti di crisi giallorossa. Nei primi due, a tre giorni di distanza l'uno dall'altro, l'allora tecnico giallorosso Rudi Garcia e il direttore sportivo Walter Sabatini si trovavano di fronte ad una serie di pareggi che aveva portato la squadra capitolina a staccarsi dalla prima Juventus targata Massimiliano Allegri. Oltre ai risultati, cominciava a mancare anche il gioco, per la prima volta da quando il francese si era seduto sulla panchina. I due principali responsabili dell'area tecnica però, ponevano al centro dell'attenzione il carattere della squadra, non rendendosi conto probabilmente che qualcosa si era rotto e ritardando così di un anno un addio scontato. Nella stagione 2014/15, le vittorie tornarono e alla fine si raggiunse anche l'obiettivo minimo, quello di sempre, l'entrata in Champions. Tante, forse troppe analogie con quello che si sta vivendo oggi a Trigoria. Sembra una terribile ed inevitabile costante, quando la barca sta affondando e con la tattica non si riesce a sopperire alle evidenti lacune, ci si appella al sacrificio per il bene comune, al senso di appartenenza. La speranza di tutti è che le recenti dichiarazioni di Manolas e Di Francesco non siano il preludio di una nuova fine. I traguardi sono alla portata, nonostante la squadra del tecnico abruzzese stia facendo poco per meritarseli: quarto posto a tre punti di distanza, un ottavo di finale di Champions contro il Porto e uno di Coppa Italia contro l'Entella. Per raggiungerli, oltre alla collaborazione tra reparti, serviranno idee di gioco che portino frutti.