Daniele De Rossi, la fine di un'era

16.05.2019 08:15 di Gabriele Chiocchio Twitter:    Vedi letture
Fonte: Redazione Vocegiallorossa - Gabriele Chiocchio
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Daniele De Rossi, la fine di un'era

“È la fine di un’era”. Forse non esistono parole più appropriate di quelle usate dalla Roma stessa per parlare dell’addio al giallorosso di Daniele De Rossi, dopo 615 presenze (o 616, o 617, in ogni caso secondo giocatore con più gettoni dopo, ovviamente, Francesco Totti) e 63 gol (al momento 15° nella classfica all-time, dietro a Mirko Vucinic con 64, Rudi Völler con 67 e Agostino Di Bartolomei con 68) in giallorosso.

LA CARRIERA - Un’era iniziata il 30 ottobre 2001, quando al 71’ di Roma-Anderlecht, dopo diverse panchine, anche nella stagione precedente, quella dello scudetto, Fabio Capello richiama Ivan Tomic e lo manda in campo, facendolo poi altre tre volte in Coppa Italia. L’attesa per l’esordio in Serie A si prolunga fino al 25 gennaio 2003, quando scende gioca da titolare sul neutro di Piacenza contro il Como, quella per il primo gol fino al 10 maggio dello stesso anno, quando con un tiro da fuori batte Sorrentino - allora portiere del Torino - e sorprende davvero tutti, anche il presidente Franco Sensi (“ha segnato il ragazzino?). A neanche 20 anni De Rossi già è una figura credibile per le rotazioni di centrocampo di una squadra di vertice come la Roma e ne diventa titolare - complici l’addio di Emerson e l’infortunio di Damiano Tommasi - nella stagione 2004-2005, in cui colleziona 30 gettoni in A su 38 e segna il suo primo gol in Coppa Italia (nell’andata dei quarti di finale contro contro la Fiorentina) e soprattutto in Champions League, bucando nientemeno che Iker Casillas al Santiago Bernabeu, oltre a esordire in nazionale (contro la Norvegia, con tanto di gol), di cui diventerà il giocatore della Roma con più presenze in assoluto (117, con 21 gol segnati). Nella stagione successiva, in una gara di Coppa UEFA contro il Middlesbrough indossa per la prima volta la fascia di Capitano (di cui diventerà il proprietario designato solo 11 anni dopo) e viene chiamato da Lippi nella spedizione che porterà a casa la quarta Coppa del Mondo (con tanto di rigore segnato da lui nella serie finale). Una grande soddisfazione che con la Roma è arrivato solo a sfiorare, in due occasioni, nel 2008 e nel 2010, negatagli dalle Inter di Mancini e Mourinho, contro cui però riesce comunque a portare a casa i suoi tre trofei vinti con la Roma: la Coppa Italia 2006-2007 e 2007-2008 e la Supercoppa Italiana 2007, decisa proprio da un suo calcio di rigore. In questi anni e nei successivi, in cui incontra i vari Luis Enrique, Zdenek Zeman e Rudi Garcia, prima dei ritorni di Spalletti e Ranieri, la sua trasformazione, oltre che morfologica, è anche tattica: da centrocampista a tutto campo, arretra sempre più il suo raggio d’azione, prima come mediano del 4-2-3-1, poi come perno del 4-3-3 e a volte finisce a fare anche il difensore centrale. C’è chi dice questa evoluzione gli abbia allungato la carriera e chi dice che gliel’abbia frenata: non sapremo mai se entrambe, una delle due o nessuna siano verità.

NON PIÙ UNA SOLA MAGLIA - Ma l’era di De Rossi sarà ricordata più di tutto per il suo viscerale attaccamento alla maglia della Roma, da cui per due volte ha rischiato di separarsi. Nel 2012 il suo contratto andava a scadenza e c’era in agguato il Manchester City di Roberto Mancini, da sempre grande estimatore di De Rossi, pronto a offrire 9 milioni di euro netti per strapparlo ai giallorossi, “costretti” a metterne sul piatto 10 lordi (i famosi “sei milioni e mezzo netti”) per convincerlo a rimanere. Poco più di un anno dopo, il rischio era stato quello di vederlo sempre a Manchester, ma sponda United, e solo una promessa fatta a Rudi Garcia, quella di rimanere se l’offerta fosse arrivata dopo una certa data, fece sì che De Rossi continuasse ancora a vestire il giallorosso. Ora, all’età di 35 (a luglio 36) anni, De Rossi ha scelto di continuare a giocare e non lo farà più con la Roma. Aveva detto più volte che avrebbe voluto finire con un’esperienza estera, ma vederlo senza il giallorosso addosso farà comunque una certa impressione.