Pjanic: "Alla Roma serve pazienza, non si può cambiare tutto ogni anno. I Friedkin stanno facendo investimenti importanti"

Pjanic: "Alla Roma serve pazienza, non si può cambiare tutto ogni anno.  I Friedkin stanno facendo investimenti importanti"Vocegiallorossa.it
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
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di Valerio Conti

Miralem Pjanic ha parlato alle frequenze di Radio Manà Manà Sport, affrontando sia la prossima sfida tra Bosnia e Italia, sia il momento che sta vivendo la Roma.

Come sta vivendo il paese questa gara decisiva tra Italia e Bosnia?
«Molto, molto importante, sia per noi che per voi. Ovviamente la pressione è molto di più sulla parte italiana perché, paragonando le due nazioni calcisticamente, si sa che è molto più ricca la nazionale italiana. C’è grandissimo entusiasmo nel Paese e nei giocatori, una voglia enorme: hanno preparato tutto per arrivare a portare la finale a casa nostra. Sanno che si giocano contro l’Italia, una partita complicatissima, ma rimane una finale, una partita secca, dove chi la prepara meglio può avere dei vantaggi. Non penso ci sia un favorito assoluto: guardando le rose, quella italiana è più attrezzata, senza dubbio, però si devono preparare. L’Italia dovrà essere pronta perché sarà una bolgia, uno stadio pronto a esplodere. Vediamo e che vinca il migliore».

Quanto è importante Dzeko?
«Parlando di Edin, ovviamente noi non abbiamo dieci Edin, non abbiamo giocatori che hanno avuto il suo vissuto nella carriera. Stiamo cercando di ottenere il massimo da lui, anche se ha una certa età e quindi bisogna preparare anche il futuro. Non abbiamo tantissima scelta come forse ce l’ha l’Italia o altri paesi, quindi per noi, avendo Edin, dobbiamo sfruttarlo al massimo. È senza dubbio la forza principale della nostra squadra, perché in ogni partita complicata riesce comunque a sbloccarla con poco: sa fare gol, sa fare gol».

Di questa Italia che conosci, quali sono i giocatori che ti piacciono o temi di più?
«L’Italia ha senza dubbio giocatori importanti. Guardando la rosa, ci sono calciatori che militano in squadre internazionali e sono abituati a giocare partite di altissimo livello. Il giocatore che mi piace di più è sicuramente Tonali a centrocampo: è molto completo e già ai tempi in cui giocavo io mi piaceva. È uno che dà tanto alla squadra, un giocatore quadrato, che si sente in campo per grinta, qualità e per quanto terreno copre. Poi ci sono anche leader importanti come Bastoni in difesa, Donnarumma e Barella: sono tutti giocatori di grande spessore internazionale».

Che giudizio dai al momento della Roma e al lavoro di Gasperini in questo nuovo corso?
«Penso che l’hai descritto bene: è un nuovo corso, un nuovo percorso e un progetto basato su un nuovo allenatore per il quale serve pazienza. Sono state fatte cose buone, ma è un progetto che deve essere visto sul lungo termine. Nel breve è molto complicato ottenere subito risultati, può succedere, ma con Gasperini è stata fatta la scelta giusta: ha dimostrato in passato quello che è riuscito a fare. A Roma sappiamo che a volte la pazienza non c’è, c’è sempre la pressione di voler ottenere tutto subito. A volte bisogna anche accettare magari un anno senza Champions per poi tornarci stabilmente negli anni successivi. Il progetto deve essere stabile: non si può cambiare ogni anno allenatore, direttore sportivo, dirigenza o giocatori. I Friedkin stanno facendo investimenti importanti, c’è un buon direttore sportivo con esperienza e che conosce la Roma, e un allenatore molto valido. Bisogna lasciarli lavorare. Stanno prendendo anche giocatori giovani che in futuro porteranno frutti. I risultati arriveranno, ma serve pazienza. La piazza deve fare come sempre: sostenere. Lo stadio è tra i più importanti d’Italia, con 60.000 persone ogni partita, ed è un piacere giocare lì. Ma bisogna accompagnare squadra e società per aiutarle a ottenere i risultati che tutti sperano».

Studierai da allenatore in futuro?
«Potrebbe essere, sì. È una cosa in cui mi potrei vedere, perché con il tempo il calcio si vede in maniera diversa. Ho una certa esperienza, ho avuto allenatori di grandissimo livello e ho una mia visione di calcio. È qualcosa che potrebbe piacermi, senza dubbio».