Onofri: "Gasperini porta le squadre almeno un gradino più su del previsto"
Claudio Onofri, ex calciatore del Genoa, è stato intervistato da "Bar Forza Lupi", trasmissione in onda su Centro Suono Sport. Ecco le sue parole:
Chi ci ha guadagnato nello scambio Baldanzi–Venturino tra Roma e Genoa?
“Queste sono domande complicate. Venturino è più giovane, con due o tre anni di differenza. Per lui possiamo pensare che ci sia ancora qualche scalino da fare, anche se io l’ho visto due volte dal vivo quando giocava qui nel settore giovanile. Si intuiva subito che sarebbe arrivato ai piani alti della squadra: aveva tecnica, corsa e visione di gioco. La cosa che mi aveva colpito era il dribbling: saltava l’uomo e, quando l’avversario provava a rincorrerlo, lui con la palla era molto più veloce. Questa è una caratteristica fondamentale per quel ruolo, che sia mezz’ala offensiva o trequartista. Non basta dribblare se poi ti fai recuperare. Lui invece aveva rapidità e frequenza di passo tali da mantenere sempre il vantaggio ottenuto dal dribbling. Nella Roma, nelle prime occasioni che ha avuto, si è comportato bene ed è stato apprezzato sia dal tecnico sia dalla piazza. Per quanto riguarda Baldanzi, ha fatto una prima gara molto buona, mentre l’ultima meno: a Milano c’era troppa differenza di potenziale. Però la prima partita ha scaldato il cuore di tutti perché ha fatto cose eccezionali”.
Cosa dice questo scambio sullo stato del calcio italiano e sui settori giovanili?
“Purtroppo il nostro calcio si è ridotto male anche per diverse situazioni che coinvolgono tutti: pubblico, chi scrive e chi fa televisione. Il risultato è ovviamente la cosa più importante nello sport di squadra, ma si raggiunge attraverso operazioni molto diverse da quelle che abbiamo fatto negli ultimi anni in Italia. Per questo i settori giovanili vanno valorizzati attraverso la fiducia. Non la fiducia immediata: uno ha vent’anni, lo metti in campo, fa una partita sbagliata e allora diventa subito scarso. Non funziona così. Bisogna dare fiducia nel tempo. In qualche situazione si intravede questa possibilità e questo mi fa piacere. A Genova ho sempre fatto il responsabile del settore giovanile ed è un ruolo che mi ha sempre affascinato”.
Quindi lo scambio potrebbe diventare definitivo?
“Può darsi. Baldanzi ha scaldato il cuore dei genoani, mentre Venturino non aveva ancora conquistato quello dei romanisti; ora invece si sta facendo apprezzare. Quindi è possibile che in estate questo accordo venga ratificato. Poi ovviamente entrano in gioco anche altri fattori: questioni economiche, posizione di classifica, come si è arrivati a fine stagione. Però sì, potrebbe anche concretizzarsi uno scambio tra due talenti che restano comunque ancora potenziali”.
Parliamo di Pisilli: che impressione ti fa questo prodotto del settore giovanile della Roma? A gennaio è stato accostato al Genoa.
“De Rossi lo conosceva bene. Anch’io l’ho visto giocare: è bello da vedere. Certo, se non vinci mai puoi anche giocare bene tutte le partite, ma la gente poi si arrabbia. Però valorizzare giocatori con tecnica e fantasia è un modo per rialzare il livello del calcio nazionale. Pisilli può seguire proprio questa strada. È una mezzala interessante: forse non ancora completa, ma molto portata alla costruzione del gioco. Ha comunque anche la capacità di contrastare e di posizionarsi bene per limitare l’azione avversaria. È quindi una mezzala offensiva che ha anche alcune qualità di copertura”.
Sei molto entusiasta nel parlare di Gasperini: perché lo consideri così importante?
“È vero che siamo amici, ma non è per quello che ne parlo bene. Se facesse male per uno o due anni resteremmo comunque amici. Io credo davvero che sia uno dei migliori allenatori che ci siano in Europa. Tra l’altro sta anche cambiando leggermente il suo tema tattico. Con la Roma mi sembra che non abbia sempre quella pressione aggressiva di una volta, probabilmente perché ormai tutti conoscono bene le squadre di Gasperini e preparano contromisure specifiche. Lui allora amplia il suo modo di vedere il gioco e ogni tanto cambia qualcosa. A Genova si era visto subito che era un rivoluzionario: pressava tutti per recuperare il pallone. Era un modo di stare in campo aggressivo che accendeva la passione dei tifosi”.
Dove può arrivare la Roma con Gasperini?
“Stiamo parlando di un allenatore che valorizza il materiale che ha a disposizione. Se all’inizio della stagione i suoi giocatori valgono 6 o 6,5, dopo un anno con lui spesso arrivano a 7 o 7,5. Questo è il punto. Poi entrano in gioco anche le dinamiche societarie, che non posso conoscere. Però, se gli dai una squadra che pensi possa arrivare quinta o sesta, nel 99% dei casi lui la porta almeno un gradino più su. E lo fa anche offrendo uno spettacolo fatto di aggressività, smarcamenti, voglia di ricevere palla senza paura”.
In cosa hai visto la crescita di Gasperini negli anni, dall’esperienza a Genova fino a oggi?
“La crescita sta anche nella capacità di adattarsi. Dopo tanti anni in cui le sue squadre giocavano in un certo modo, gli avversari hanno imparato a prendere contromisure. Allora diventa intelligente variare qualcosa, non rivoluzionare tutto, ma inserire modifiche tattiche e psicologiche. Secondo me è proprio un segno di grande intelligenza calcistica”.
Che partita ti aspetti tra Genoa e Roma?
“Non posso dire equilibrata, perché c’è un divario tecnico e di potenziale. Però De Rossi sta modificando alcune situazioni rispetto al passato, quando la squadra era quasi esclusivamente concentrata sulla fase difensiva, comunque fatta bene. Nell’ultima partita, per esempio, si è visto un primo tempo di grande aggressività. In stadi come quello di Genova, quando giochi con questo atteggiamento e hai decine di migliaia di tifosi che ti spingono, è come se giocassero anche loro contro l’avversario. De Rossi lo ha capito subito. Sarà comunque una partita particolare: due allenatori ex, uno bandiera della Roma da giocatore e l’altro tecnico che ha dato tantissimo a una piazza come Genova”.
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