Lega, Beretta: "Serie A a 18 squadre possibile solo con un'unica retrocessione"

11.01.2014 10:58 di Redazione Vocegiallorossa Twitter:    vedi letture
Fonte: Gazzetta dello Sport – M.Iaria
Lega, Beretta: "Serie A a 18 squadre possibile solo con un'unica retrocessione"
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Il presidente della Lega, Maurizio Beretta, ha rilasciato un'intervista a La Gazzetta dello Sport in merito al campionato di Serie A. Vocegiallorossa.it vi propone uno stralcio della stessa.

Il sistema non riesce a reggere quest’area professionistica. La Lega Pro verrà ridotta a 60 squadre, la Serie B si è impegnata a scendere da 22 a 20 squadre. E la Serie A?
"L’eventuale riduzione da 20 a 18 squadre è un tema da discutere in maniera molto approfondita, l’assemblea delle società dovrebbe esprimere una posizione condivisa, senza strappi. È chiaro che se si dovesse andare a una riduzione delle squadre, di conseguenza andrebbe rivisto il meccanismo di retrocessioni e promozioni. Una A a 18 sarebbe possibile solamente con una sola retrocessione diretta in B, altrimenti si rischierebbe di avere una forte instabilità".

Calendario meno affollato, minor numero di partite scontate. È d’accordo sul fatto che la A a 18 potrebbe avere più appeal?
"Con una sola retrocessione ci avvicineremmo al sistema della Nba, con maggiori certezze di ricavi e una prospettiva più lunga nella commercializzazione dell’offerta del campionato. Ma la Serie A è di per sé attrattiva. L’esempio è Juve-Roma: partita bellissima, in uno stadio moderno, acquistata da 52 licenziatari in 200 paesi. In questi anni sia la corsa ai primi posti che la lotta-salvezza si sono decise alla fine. C’è un consolidamento degli spettatori tv: ogni giornata oltre 9 milioni di persone seguono le dirette in pay della A, il dato cumulato è di 350 milioni nell’arco della stagione. Inoltre, c’è una crescita contenuta di presenze negli stadi, con una media di 24mila spettatori, quasi il 3% in più del 2012-13. Il calcio in Italia continua a essere un fenomeno di grande mobilitazione: 25,5 milioni di italiani sopra i 14 anni sono interessati a seguire il calcio; 18,1 milioni fanno il tifo per una squadra di A". 

È questo il cruccio. La gente non smette di essere innamorata del calcio, ma gli organi che lo gestiscono non cavalcano questa passione. Anzi.
"Dobbiamo moltiplicare gli sforzi affinché la domanda di calcio possa essere soddisfatta nel migliore dei modi. Penso al pubblico italiano ma anche a quello internazionale. Stiamo facendo delle riflessioni sulle finestre orarie per rendere più compatibile la fruizione delle partite nei mercati asiatici".

Una novità potrebbe essere l’anticipo al sabato alle 15?
"Ci stiamo ragionando. Se guardiamo alla Premier, che sa vendere meglio di tutti i diritti esteri, notiamo come ci sia una diversa articolazione degli orari. Comunque, nelle prossime settimane va fatto un lavoro istruttorio importante per pubblicare in primavera i bandi per i diritti tv del 2015-18".