Conferenza stampa - Gasperini: "Entrambe giocheremo per vincere. Dybala vedremo oggi, Soulé spero torni la prossima settimana"

Conferenza stampa - Gasperini: "Entrambe giocheremo per vincere. Dybala vedremo oggi, Soulé spero torni la prossima settimana"Vocegiallorossa.it
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Oggi alle 13:55Primo piano
di Valerio Conti

Oggi, alle ore 13:30, il tecnico Gian Piero Gasperini terrà la consueta conferenza stampa alla vigilia del match della 27ª giornata di Serie A per presentare la sfida contro la Juventus, partita in programma domenica alle 20:45. Come di consueto, Vocegiallorossa.it ha fornito ai propri lettori le parole del tecnico in tempo reale. 

Su Spalletti e che ruolo reciterà in questa sfida Paulo Dybala?
«In comune tutte e due cerchiamo, anche se con caratteristiche e situazioni diverse, di raggiungere il risultato attraverso l’espressione del gioco delle nostre squadre. È sempre stato qualcosa che ci ha identificato, è un aspetto per noi importante e credo che anche domani sarà una partita tra due squadre che cercano di ottenere il risultato offrendo gioco di qualità, con poche speculazioni. Entrambe proveranno a giocare per un solo risultato, quindi per vincere la partita. Su Dybala proviamo oggi: rispetto a ieri sta molto meglio, però è ancora da valutare nelle condizioni di poter giocare. Vediamo oggi».

Negli ultimi big match con Milan e Napoli la Roma ha mostrato crescita anche dal punto di vista caratteriale. Cosa è mancato per fare l’ultimo step verso la vittoria e sente che sia arrivato il momento giusto per vincere uno scontro diretto?
«Di recente abbiamo pareggiato con Napoli e Milan, purtroppo abbiamo perso l’andata. Domani vediamo. In altre partite, ad esempio con il Como che non è molto dietro di noi, o con il Bologna, non è che abbiamo sempre perso, altrimenti non saremmo in questa posizione di classifica. È chiaro che magari ci manca la vittoria contro una di queste squadre che sono così vicine, così attaccate a noi, ma domani non dobbiamo pensare a questo. Dobbiamo pensare all’interpretazione della gara, perché a livello interiore e di squadra questo tipo di partite viaggia molto spesso sul filo dell’equilibrio. A volte sono dettagli impalpabili quelli che poi spostano il risultato».

È una Roma diversa rispetto all’andata, cresciuta tatticamente e nella personalità. È anche una Roma superiore alla Juventus?
«All’andata eravamo un po’ più rimaneggiati, soprattutto in difesa, mancava qualcuno. Però è stata una buona partita da parte nostra, così come la Juventus ha fatto un’ottima gara. È stata equilibrata fino alla fine, c’è stato anche un momento in cui abbiamo sperato di poter fare risultato. Domani sarà una partita fatta di momenti diversi. È vero che rispetto a fine dicembre abbiamo avuto un mese di gennaio molto difficile per via degli infortuni, siamo stati spesso in emergenza. Siamo andati un po’ a tratti, con qualche vittoria e qualche sconfitta. Adesso entriamo in una fase in cui è importante dare continuità, cercare di fare dei filotti di vittorie. In questo periodo si può strappare e staccarsi in classifica, ed è quello che dobbiamo cercare di fare».

Quanto incide il +4 in classifica sull’approccio alla partita? E su Soulé, c’è una data per il rientro?
«Soulé lo valutiamo un po’ alla volta. Non per questa settimana, speriamo la prossima possa essere migliore, che possa aggregarsi con la squadra e ricominciare almeno ad allenarsi con continuità. I quattro punti sono significativi per il percorso che ha fatto la Roma, ma non sono determinanti rispetto a un risultato finale. Credo che questa sarà una competizione che si deciderà molto più avanti. Bisogna fare risultati per restare dentro, ma come ho già detto altre volte, speriamo di poter arrivare a giocarci tutto nelle ultime domeniche, perché vuol dire che sei lì. È impensabile che una squadra possa prendere il volo e decidere il campionato con così largo anticipo».

Questa viene presentata come una sfida Champions. Guardando alla prossima edizione, cosa manca al calcio italiano per tornare competitivo in Europa?
«È un discorso molto ampio e non riusciamo a farlo oggi di sicuro. Però bisogna prendere atto e avere coscienza della realtà, che non riguarda solo le coppe ma anche la Nazionale. È un tema abbastanza ampio da affrontare. Il problema probabilmente non è uno solo, altrimenti si risolverebbe magari facilmente. È un insieme di situazioni che ci ha portato a essere meno competitivi in Europa. Forse c’è anche merito di altri Paesi: quello che sta facendo, ad esempio, la Norvegia dimostra che bisogna anche saper riconoscere i meriti degli avversari».

È più probabile arrivare tra le prime quattro in campionato o andare in fondo all’Europa League? E cosa si è portato dall’esperienza alla Juventus?
«È difficile fare una previsione del genere. In questo momento dobbiamo restare dentro a tutto. Tre mesi sembrano pochi ma sono tanti. Dobbiamo cercare di essere competitivi in campionato, raggiungere il massimo possibile e restare dentro all’Europa League. Quando arriveranno le partite decisive, sia per il campionato sia per l’Europa, bisognerà farsi trovare pronti e posizionarsi nel modo migliore possibile. Ci sono tante variabili: pensi di recuperare dei giocatori e invece li perdi, ci sono le diffide sia in campionato che in Europa. In Europa abbiamo anche alcuni giocatori, come Ferguson o Arena, che non sono in lista. In questo momento bisogna pensare partita per partita e cercare di ottenere il massimo da ogni gara. Sulla Juventus è stata una palestra incredibile. Ho fatto dieci anni nel settore giovanile da ragazzo e poi altri dieci da allenatore del vivaio, oltre a cinque anni in Primavera. È stata una grandissima formazione per me, personale e calcistica. Era una società dove il calcio si faceva molto bene e mi ha dato l’opportunità di crescere, di girare l’Europa per vedere squadre e giocatori. Mi ha aiutato moltissimo nella mia carriera».

Nel secondo tempo contro la Cremonese abbiamo visto il passaggio alla difesa a quattro. È una soluzione proponibile anche dall’inizio in una gara come questa?
«Tutto è proponibile. Il fatto di poterlo utilizzare anche in gara, non solo in allenamento, ti dà qualche certezza in più. Il fatto che sia andata bene ti dà esperienza, vissuto, e quindi puoi passare più facilmente da una situazione all’altra. Anche per i giocatori sono situazioni già provate che hanno dato risultato. Chiaramente molto dipende dalla partita, dall’avversario e dalla nostra rosa. In questo momento abbiamo tanti centrocampisti a disposizione che stanno facendo bene, mentre magari siamo un po’ più carenti sugli esterni offensivi. Però sono tutte esperienze che aiutano e che ci torneranno utili in questo finale di stagione».

Si è fatto un’idea di quanti punti serviranno per la Champions?
«Generalmente bisogna sempre superare i 70 punti, 72 o 73. Non ricordo con precisione l’anno scorso quanti ne siano serviti, ma di solito bisogna andare oltre quota 70. La sensazione è che quest’anno possa volerci anche qualche punto in più, però è difficile dirlo perché dipenderà dall’andamento delle squadre coinvolte. L’anno scorso erano tante, c’erano la Roma, il Milan, la Lazio. Le squadre erano molte di più, poi quest’anno magari il Bologna si è staccato prima, la Lazio si è staccata prima, non lo so. Come ho detto, è fondamentale chi riesce a fare uno strappo di vittorie consecutive in questo momento: può creare un vantaggio importante».

Domani ci sarà un altro pienone all’Olimpico, ma per un po’ i tifosi non potranno seguire la squadra in trasferta. Quanto perde la Roma con questo divieto?
«Il divieto di seguire la squadra è già stato commentato qualche settimana fa. Purtroppo si finisce per penalizzare la passione di migliaia di persone che vorrebbero seguire la squadra. In Italia succede questo, magari per l'Europa è diverso. Non ho una visione precisa sull’interpretazione delle norme, avremo una risposta definitiva la prossima settimana. Ci auguriamo tutti che queste restrizioni possano finire e che la gente sia libera di seguire la squadra con la stessa passione con cui la segue in casa, anche in trasferta. È qualcosa che fa parte del calcio, la possibilità di accompagnare la propria squadra e anche di vivere le città in cui si gioca. È quello che speriamo tutti».

Spesso si dice che i giocatori che dall’Atalanta passano ad altre squadre facciano fatica a confermarsi. Come spiega questo aspetto, anche pensando a Koopmeiners?
«Non è sempre così. Ho ritrovato giocatori che, secondo me, erano anche più forti rispetto a quando erano giovanissimi all’Atalanta. Non posso dire sempre il motivo per cui magari in altre situazioni non abbiano reso al massimo, anche se Koopmeiners di recente ha fatto due gol in Champions. Posso dire che Koopmeiners è un giocatore forte, questo sì. Poi perché non sia riuscito magari a mantenere le aspettative iniziali non lo so, ma con l’Atalanta era un giocatore molto forte».

Cosa pensa dell’accoppiamento con il Bologna in Europa League e quanto conterà il fattore casa al ritorno?
«Credo che in questo tipo di gare conti molto l’andata, perché è lì che puoi costruirti un piccolo vantaggio nella qualificazione. Le sfide su due partite sono particolari, diverse dal campionato: i margini sono più ridotti ed è anche più difficile rimontare. Per questo l’andata diventa subito importante. Quando si arriva a un certo punto è normale incontrare squadre sempre più forti rispetto ai gironi. Dispiace perché sono due squadre italiane che probabilmente potevano andare avanti entrambe e migliorare anche il ranking. Però in questa competizione devi superare ostacoli importanti per poi giocare con fiducia e ambizione fino in fondo».

La settimana scorsa, parlando di un possibile ritorno di Totti nella Roma, aveva detto «avrei anche qualche idea». A cosa si riferiva?
«Lo farò giocare domani (ride, ndr.). No, in questo momento non ci sono situazioni. Siamo veramente concentrati sulla partita di domani con la Juventus».