Banfi: "Roma mi ha cambiato la vita. Dybala mi ha colpito più di tutti"

Banfi: "Roma mi ha cambiato la vita. Dybala mi ha colpito più di tutti"Vocegiallorossa.it
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di Alessandro Monaco

Lino Banfi ha parlato in un'intervista a La Gazzetta Dello Sport del recente incontro avvenuto a Trigoria con la Roma, squadra a cui è legatissimo fin da ragazzo. Ecco le sue parole:

Lino, come mai lei è un tifoso giallorosso?
«Roma mi ha cambiato la vita. È la città dove ho raggiunto il successo e mi sentivo di doverle dare qualcosa in cambio. Da giovanissimo accompagnavo i ragazzi in sedia a rotelle a vedere le partite allo stadio. Non avevo un soldo e avevo sempre fame, quindi, quando potevo, passavo dal bar del tennis lì vicino per farmi offrire un panino. Un giorno accompagnai un ragazzo laziale che però non volle pagarmi nulla: era agiato e voleva solo vedere la partita. La settimana seguente, invece, mi affidarono un romanista. Io, memore della volta precedente, lo portai subito verso lo stadio e lui: “Ao, ma che fai? Annamo al bar del tennis, se famo du’ matriciane!”. lo rimasi incredulo, e lui: “Se famo ‘anche ‘na cacio e pepe a mezzi, se vuoi”. Quasi mi commossi. Da quel giorno sono diventato romanista».

Com’è andata?
«Ho visto dei ragazzi fantastici. Pellegrini e Mancini si sono quasi commossi perché sono grandi fan di "Un medico in famiglia"; infatti mi chiamavano Libero. Invece per il Gasp sono “Mister”: tutti i tecnici lo fanno, dopo L’allenatore nel pallone. Ma quello che mi ha colpito più di tutti è stato Dybala. Stava facendo un allenamento tremendo: correva sul posto con una cintura legata in vita e un ragazzo che lo teneva. Poi, quando mi ha visto, si è fermato, abbiamo scambiato due parole e mi ha fatto una promessa».

Quale?
«Di urlare il mio grido di battaglia quando segnerà il prossimo gol. Gli ho detto di andare davanti alla telecamera e urlare: “Porca puttena!”. Volevo chiederlo anche a Malen, ma non c’era».


A quale calciatore del passato è più legato?
«Direi Falcao. Era mio ospite fisso in televisione. Gli sono molto grato perché mi fece conoscere Pelé. Me lo presentò una volta che era in viaggio a Roma; ci provai a parlare, ma lui conversava solo in brasiliano stretto. Però abbiamo una foto tutti insieme che ho incorniciato e messo sulla mia scrivania».


A proposito di Falcao, si diceva ci fosse un’altra simpatia in ballo…
«L’ho ospitato tante volte a casa mia e ho rischiato anche di averlo come genero, perché ci provava con mia figlia! Poi lei mi chiese di dirgli che era fidanzata e non voleva saperne: fui io a dover fare l’ambasciatore».