Abodi incontra all'Olimpico i ragazzi del Roma Club Gerusalemme
Il ministro dello sport, Andrea Abodi, ha incontrato allo Stadio Olimpico i ragazzi del Roma Club Gerusalemme , una scuola calcio dove, da oltre quindici anni, si allenano e giocano ragazzi di differente credo religioso. Bambini musulmani, ebrei, cristiani, drusi e palestinesi insieme a bambini israeliani ed etiopi, crescono insieme sul campo di calcio riconoscendo le differenze nel rispetto reciproco. Di seguito le sue parole:
«Abbiamo bisogno di qualcuno che sappia dimostrare che si possa vivere bene insieme anche tra diversi».
Da una pagina bella del calcio e dello sport a una brutta pagina accaduta ieri sera con gli incidenti. Che cosa ne pensa?
«Non è una pagina di sport, perché al di là che qualcuno pensi di portare avanti una causa sportiva, io vedo che si confrontino dei delinquenti che nulla hanno a che vedere con il calcio. Cerco di ripeterlo sistematicamente non perché non voglia assumermi una responsabilità come sistema sportivo, ma perché c’è un discrimine nei comportamenti, nel linguaggio e nel modo con il quale ci si confronta. Le persone normali, perbene, di tutte le età, si trovano dentro uno stadio, fanno il loro tifo, e i delinquenti si scontrano in piazza, peraltro non soltanto mancando di rispetto, ma aggredendo le forze dell’ordine e le forze di polizia, e questo per noi è inconciliabile con lo sport».
C’è un’altra situazione importante, quella legata al presidente della Federcalcio. Come si sta evolvendo?
«Non sono aggiornato nella misura in cui le dinamiche dell’assemblea elettiva vanno avanti. Il 22 giugno ci sarà un presidente della Federcalcio e chiunque sarà, comunque sarà un interlocutore con il quale lavorare per migliorare, come abbiamo cercato di fare fino ad oggi, nella speranza che quello che non si è riusciti a fare in tanti anni si possa produrre il giorno dopo le elezioni o comunque nei giorni successivi, perché il calcio ne ha bisogno. Non soltanto perché dobbiamo recuperare competitività, ma perché abbiamo bisogno di recuperare reputazione e credibilità, che il calcio oggettivamente ha perso negli ultimi anni».
C’è una squadra che sta rendendo bello il calcio, il Como, che ieri è andato in Champions League.
«Complimenti al Como, perché è la dimostrazione che una buona formula societaria, tecnica e sportiva consente anche a realtà che non hanno mai toccato questo livello di raggiungerlo e arrivare in Champions League. Io sogno anche un’esperienza che sia italiana e sono convinto che il talento ci sia. C’è soltanto bisogno di fiducia, di pazienza, di un modello, di un’idea, di una visione che ancora fatica ad emergere, ma non posso immaginare che il talento italiano, anche nei giovani, si sia perso. È sacrificato sulla base di interessi che sono diversi».
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