Fiorentino: "DiBenedetto sarà presidente a giugno. Vuole puntare su giovani di talento e mixarli con campioni affermati"

18.04.2011 17:00 di Giulia Spiniello   vedi letture
Fonte: Gr Parlamento
Fiorentino: "DiBenedetto sarà presidente a giugno. Vuole puntare su giovani di talento e mixarli con campioni affermati"
Vocegiallorossa.it
© foto di Emiliano Di Nardo

Il vice-direttore generale di UniCredit, Paolo Fiorentino, è intervenuto ai microfoni de 'La Politica nel Pallone' su Gr Parlamento per commentare il passaggio di proprietà del club giallorosso."Speriamo che a fare l'affare siano state la Roma e la città di Roma. Più che una trattativa, e' stato un percorso lunghissimo. La scelta è caduta sull'offerta vincolante oggettivamente più significativa. Da li' si è passati alla contrattazione che ha portato agli accordi di venerdi' a Boston ed è stata, documentalmente, la scelta migliore, che ci dava delle garanzie anche sullo sviluppo del progetto che non è mai stato un elemento marginale del processo. DiBenedetto sarà presidente della Roma per i primi di giugno. Lo stadio? Nel piano discusso con gli americani non c'era lo stadio. Dopodiché, una squadra come la Roma ha l'opzione per la costruzione di uno stadio. Auspico che la legge sugli stadi, così come sembra, vada in porto. Mi auguro che l'imprenditoria romana sia interessata. La Roma non deve avere solo un cuore romano a livello di tifosi e giocatori ma anche un'anima romana tra i suoi investitori e credo ci siano tutti i presupposti. Angelini? Se fosse interessato sarebbe un'opportunità ma non abbiamo parlato. Sinceramente non pensavamo di poter vendere meglio la Roma. Il valore degli asset non si basa sulla suggestione del brand ma su elementi di carattere economico. Le difficoltà nella trattativa? Ogni tanto bisogna cercare di far saltare il tavolo, ogni parte cerca di valorizzare la propria posizione".

Fiorentino ha poi ringraziato i Sensi e lo staff tecnico della Roma per l'aiuto nella gestione della fase di transizione: "Iil mondo politico era preoccupato perchè parliamo di un asset con delle potenziali 'devianze' criminali visto che si fa fatica a definire certe frange come 'tifosi'. "Una delle domande che mi ha fatto Pallotta è stata come si fa a portare le famiglie agli stadi e ai palazzetti ma oggettivamente mi è sembrato un tema rispetto al quale gli americani hanno gia' qualche idea per migliorare la situazione. L'America non è un Paese meno complicato dell'Europa ma gli eventi allo stadio sono diventati eventi per famiglie, con un coinvolgimento delle forze dell'ordine marginale. Sono rimasto molto colpito dalla loro esperienza nella gestione di marchi sportivi e dalla loro capacità di costruire attorno al tema sportivo eventi che trasformano la squadra in un oggetto mediatico, che diventa il pretesto per fare del marketing sui calciatori, sulle maglie. E non sono chiacchiere, ma sono cose che hanno fatto, DiBenedetto con i Red Sox di baseball e Pallotta con i Boston Celtics di basket. E' stato illuminante l'incontro con Pallotta, un uomo molto appassionato e che sente molto le sue radici italiane mentre DiBenedetto ha un taglio più manageriale. L'organigramma? So che sta già lavorando con degli esperti tecnici. Una volta ottenuta l'autorizzazione dell'Antitrust, lanceremo l'Opa e dopo l'Opa ci sarà un aumento di capitale che darà risorse fresche all'azienda. Da parte nostra ci sarà un supporto strutturale dei crediti a medio e lungo termine che consentiranno una gestione ordinata dei ricavi e delle spese, facendo uscire la Roma dalla logica dell'anticipazione di ricavi futuri con cui si sta attualmente finanziando. Il mercato? Vuole puntare su giovani di grandissimo talento e mixarli con campioni affermati, raccogliendo l'invito di Totti a mettere su una squadra forte anche in prospettiva. Con il 60% della Roma in mano americana, Unicredit rimarrà col 40% "ma l'accordo prevede di ampliare la base dei soci e noi siamo disponibili a scendere sotto il 40% con la prospettiva di creare un team di investitori che possa creare valore. L'Italia paga la logica con la quale sono stati gestiti i grandi club, ovvero la logica del mecenatismo, dagli Agnelli ai Moratti, a Berlusconi e alla stessa famiglia Sensi. In Italia c'e' l'idea che sia l'unico modo di gestire un asset in piazze molto calde con un'appassionata vocazione ai risultati e credo che gli imprenditori italiani si fossero spaventati. La modalita' alternativa di gestire questo asset è stata vista piu' all'estero".