Finisce l'era Sensi, 18 anni di gestione romana e romanista

16.04.2011 11:30 di Giulia Spiniello   vedi letture
Finisce l'era Sensi, 18 anni di gestione romana e romanista
Vocegiallorossa.it
© foto di Alberto Fornasari

Dopo 18 anni la Roma cambia proprietario e per la storia del club si tratta di una svolta epocale. Per la prima volta a Trigoria si insedia una proprietà straniera: dalla famiglia Sensi, romana e romanista, al consorzio americano di Boston, da Rosella Sensi all'italoa americano Thomas DiBenedetto.
Per quindici anni il presidente è stato Franco, scomparso nel 2008 a 82 anni, e per due e mezzo Rosella. La gestione Sensi sarà ricordata per lo scudetto del 2001, le coppe Italia, le vittorie emozionanti a budget ridotto, e i troppi secondi posti.

Franco Sensi acquistò la Roma in condominio con Pietro Mezzaroma per salvarlo dal fallimento della gestione Ciarrapico e, nel novembre del 1993, ne divenne unico proprietario. Franco portò nella capitale Fabio Capello, Samuel, Emerson, Batistuta e Nakata. Litigò con i grandi club del Nord mettendosi contro a personaggi come Luciano Moggi e Adriano Galliani. Visse da vicino - e ne pagò le spese - le denunce di Zeman contro il doping. Fu infangato dallo scandalo dei rolex d'oro regalati agli arbitri.

Oltre al terzo scudetto della storia romanista, Franco Sensi ha messo in bacheca due Supercoppe italiane (2001 e 2007) e due Coppe Italia (2006-2007 e 2007-2008). Cinque volte la squadra è arrivata seconda (una a tavolino dopo Calciopoli) e in Champions è approdata due volte ai quarti. Fu un giorno da brividi quello del funerale nell'agosto del 2008: 30.000 persone vollero salutarlo per l'ultima volta nella camera ardente allestita al Campidoglio, all'interno dell'aula Giulio Cesare, un onore tributato solo ad Alberto Sordi e all'ex sindaco Luigi Petroselli.
Rosella diventò amministratore delegato della società a soli 36 anni, ereditando però anche un debito pesantissimo con l'istituto bancario Unicredit. Una gestione la sua, spesso contestata dai tifosi. Subito dopo l'investitura di presidente, si fa sfuggire la Supercoppa italiana, persa ai rigori con l'Inter (con Spalletti in panchina). Suoi gli acquisti di Baptista e Menez. Ma quella  stagione si concluse con un sesto posto in campionato, e un'eliminazine agli ottavi di finale di Champions League. La Sensi verrà presa di mira anche per i rifiuti eccellenti a compratori importanti (Soros) e presunti (Fioranelli, Angelini).

Va avanti per la sua strada e grazie a "un ritrovato rapporto" con i poteri del nord, diventa vicepresidente vicario della Lega di Serie A. Intanto i ocnti della Roma non consentono di fare mercato, e la Sensi perde prima Spalletti, dimissionario dopo aver chiesto  rinforzi di livello, e poi Aquilani, costretto ad andare al Liverpool per rimpinguare le casse di Trigoria. Si punta allora su Claudio Ranieri, un romano e romanista. La squadra rinasce e si grida al miracolo, ma riuscirà ad ottenere solo un secondo posto al termine di una incredibile rimonta sull'Inter. La stagione successiva - quella in corso -  si lancia in una scommessa, quella di prendere Adriano, ma non si rivelerà una scelta azzeccatta: scommessa persa e la Sensi deve assistere anche alle dimissioni di Ranieri, dopo un'estate turbolenta sotto il profilo societario. Con la firma dell'arbitrato con Unicredit, Rosella chiude l'accordo per la cessione della Roma nel piano di rientro del debito di 325 milioni di euro nei confronti dell'istituto di credito e la sua diventa ufficialmente una presidenza pro tempore. Con Vincenzo Montella sulla panchina giallorossa finisce l'era dei Sensi. In unma notte bostoniana, la Roma è diventata americana e chiude un'epoca. Quella di una gestione familiare, prima patriarcale e poi matriarcale, caratterizzata da alti e bassi: una proprietà che ha vissuto momenti di floridezza assoluta, di risorse e di emozioni, alternati a momenti avari di progettualità e di idee.