Andrea Morricone: "Papà gridava solo per la Roma, cercò di convincere Spalletti a non dimettersi"
In una lunga intervista rilasciata a La Stampa, Andrea Morricone, figlio di Ennio, ha ripercorso a 360 gradi la figura del padre, ricordando aneddoti personali, la sua visione della musica e il rapporto profondo con il silenzio, elemento centrale della sua poetica. Nel racconto non è mancato un passaggio anche sulla sua grande passione calcistica: la Roma, squadra che ha sempre rappresentato un punto fermo nella vita del compositore.
Cosa era il silenzio per Ennio Morricone?
«Papà era l’uomo dei silenzi, nella sua musica sono le pause a fare la differenza. Lo ha dimostrato con Voci dal silenzio, sulla tragedia delle Torri Gemelle. Tutta la forza tellurica della composizione si sprigiona quando la musica si ferma. Lui diceva: “Se vuoi capire la mia musica, devi cercare tra i vuoti”. Nel silenzio c’è l’odio, la gelosia, la violenza, l’ira, l’amore, la passione».
Però gridava, almeno quando tifava Roma.
«Per lui essere romano e non tifare Roma era inconcepibile. Quando Spalletti, che abitava nel nostro stesso palazzo, annunciò che voleva lasciare la Roma, mio padre suonò al suo campanello e lo pregò di non dimettersi. “Lei non deve andarsene, la Roma è più importante e lei è l’unico bravo”».
Lei gli dava i risultati mentre lui dirigeva. Come faceva?
«Stavo dietro l’orchestra, ci lanciavamo occhiate e avevamo i nostri codici. Mi ricordo il derby del 2010: la Roma stava perdendo 1 a 0 e Ranieri sostituì Totti e De Rossi. Vinse 2 a 1, feci una V con le dita per due volte. Significava doppietta di Vucinic».
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