La svolta pacifista di Gasperini
Alzi la mano chi, pensando al Gian Piero Gasperini di Bergamo, si sarebbe aspettato di vedere, e ascoltare, il Gasperini in salsa romana. Non ci aspettavamo una versione più elevata di Eziolino Capuano, ma nemmeno il Mahatma Gandhi di Grugliasco. Fuori dalla Coppa Italia? “Ho visto tante cose buone, tanti ragazzi che hanno recuperato due volte la partita”. Sbattuti fuori dall’Europa League? “Se penso al Como e soprattutto alla partita di questa sera, non ho molto da dire dei miei giocatori, perché hanno fatto una prestazione secondo me di livello”. Goleada a San Siro? “Prima del terzo gol, ho visto tanta Roma. Tutti danno il massimo, perdere con l'Inter ci può stare". Signori, non scherziamo, ridateci Gian Piero Gasperini, facciamo una colletta e lo riscattiamo volentieri. A Bergamo, Gasp ha litigato con giornalisti, giocatori, pubblico e dirigenti. Per quanto riguarda i dirigenti, ci siamo, per il resto calma piatta.
LA SPIA DI QUALCOSA - Cosa significa questa svolta pacifista del tecnico piemontese? Teoricamente, dovrebbe essere un bene, ma è il segnale di qualcosa. Un’arrendevolezza in merito all’attuale stagione? Una difesa a spada tratta della squadra in polemica con chi (questa squadra) l’ha costruita? Un modo per arrivare fino a giugno per poi salutare tutti? La strategia migliore per tirare fuori il meglio dai giocatori a disposizione? Non lo sappiamo, ovviamente, non abbiamo soluzioni, ci si limita a osservare un comportamento curioso. E ogni comportamento che devia leggermente dalle aspettative desta curiosità e pone delle domande. Per le risposte, ci riaggiorniamo a giugno.
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