Il duetto che cambia la Roma
Il calcio è fatto di emozioni, di sensazioni, di uomini, di singoli che scrivono pagine di storia grazie alla loro forza, alla loro qualità, alle intuizioni che ti fanno arrivare sul pallone una frazione di secondo prima o dopo il tuo avversario. E tanto basta per decidere i singoli momenti, gli incontri e, magari, le stagioni. Senza citare il famoso monologo di Al Pacino in Ogni maledetta domenica, il calcio è fatto anche, e soprattutto, di queste cose qui.
IL DUETTO CHE SPACCA - E la Roma, oltre a Svilar, è fatta di Malen e Wesley, Wesley e Malen, decidete voi l’ordine, tanto il risultato non cambia. Tutti sono importanti, certo, e qualsiasi allenatore è costretto a ripeterlo come un mantra, ma non ci crede nessuno. O, meglio, tutti sono importanti ma qualcuno lo è di più. Non è solo questione di gesti tecnici, ma anche di quello che un giocatore trasmette in campo, magari caricando anche i suoi compagni. Wesley è un animale, si lancia sugli avversari, si avventa sulle palle contese, cerca il recupero del pallone, aggredisce la partita e la sua fascia. Sono cose che non si possono misurare che fanno la differenza tra la vittoria e la sconfitta, tra una mentalità vincente e una più accomodante. Di Malen, è inutile parlare: ha una fame di gol pazzesca, sa sempre come sfuggire all'ultimo al suo avversario, è letale e sgusciante come un serpente estremamente velenoso per il malcapitato che deve arginarlo. Loro due, insieme, vanno a una velocità inarrivabile per gli altri. Non ci si può, di certo, sorprendere se Gasperini li cita spesso come esempi virtuosi del mercato che vorrebbe. Certo, da qui a trovarne altri in ogni sessione è un altro paio di maniche. Certamente, c'è una Roma con e senza loro due in campo.
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