Cambio Campo - Adamoli: "Il Genoa contro il tabù dell'Olimpico. Fonseca rappresenta una garanzia per la Roma"

25.08.2019 17:30 di  Simone Valdarchi  Twitter:    vedi letture
Fonte: Intervista a cura di Simone Valdarchi
Cambio Campo - Adamoli: "Il Genoa contro il tabù dell'Olimpico. Fonseca rappresenta una garanzia per la Roma"
Vocegiallorossa.it
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

Torna l'appuntamento con "Cambio Campo", la rubrica di Vocegiallorossa.it nella quale, prima di ogni partita della Roma, vi proponiamo un'intervista ad un giornalista che segue la squadra avversaria.

L'ospite di oggi è Gessi Adamoli, giornalista de La Repubblica, con il quale abbiamo parlato di Roma-Genoa.

Dopo una stagione difficile il Genoa si è mosso molto sul mercato, qual è l'obiettivo del Grifone per il prossimo campionato?
"Un obiettivo preciso non è stato posto, sicuramente si cercherà una salvezza più tranquilla rispetto a quanto accaduto l'anno scorso, con il Genoa a rischio retrocessione fino all'ultima giornata. Vedo nel presidente Preziosi una grande voglia di rivincita verso un ambiente che l'ha contestato a lungo. È una persona molto orgogliosa e non essere più l'idolo del tifo genoano l'ha turbato, questo l'ha portato a muoversi sul mercato con più razionalità e logica rispetto al passato. Quest'anno la squadra è stata fatta con un certo criterio, servivano un difensore con determinate caratteristiche e un centrocampista e sono arrivati. Negli anni passati, gli allenatori si trovavano a disposizione rose allestite in modo confusionario con doppioni e ruoli scoperti, oggi non è così. È arrivato un allenatore che a Roma non è ben visto per il derby perso in finale di Coppa Italia, Andreazzoli ha due esperienze in Serie A: quella con la Roma e la retrocessione con l'Empoli dello scorso anno, eppure gode di grande credibilità a Genova. È un tecnico che insegna calcio e con la squadra toscana ha espresso un bel gioco, mettendo in seria difficoltà il Genoa fino all'ultima di campionato".



La scelta di Andreazzoli, così come quella di Sarri alla Juventus o Fonseca alla Roma, evidenzia una ricerca di calcio propositivo nel campionato italiano?
"Gli allenatori italiani sono molto preparati e molto bravi, credo però che la differenza la facciano sempre i giocatori. Questi allenatori provano sempre ad attaccare, anche se le loro squadre spesso incontrano avversari più forti. Il Genoa proverà sempre a proporre calcio, come l'Empoli dell'anno scorso. C'è però il rischio di subire molto. La squadra toscana segnava tanti gol, ma ne subiva anche diversi. Resta da capire quanto il successo, da un punto di vista del gioco, dell'Empoli sia dipeso dalla capacità del tecnico di tirare fuori il meglio dai vari Caputo, Krunić, Traorè e Bennacer o dalla qualità dei singoli".

Passando alla gara di domani: che partita ci dobbiamo aspettare?
"È sempre difficile fare un pronostico per la prima di campionato. Il Genoa ha dalla sua la legge dei grandi numeri, in quanto la gara all'Olimpico contro la Roma rappresenta un tabù per il Grifone. Da quando è tornato in Serie A nel 2007 non ha mai fatto neanche un punto a Roma contro i giallorossi e in generale non ha mai vinto. Le uniche due vittorie in trasferta furono una al Flaminio, quando lo Stadio Olimpico era in ristrutturazione, e in campo neutro a L'Aquila. Sono due squadre in rodaggio, il precampionato del Genoa è stato ottimo e questo lascia ben sperare. Certo c'è da tenere in considerazione la differenza di qualità: la Roma si appresta ad affrontare una stagione ai vertici, il Genoa cerca di ottenere una salvezza tranquilla. I valori sono diversi, se le due squadre dovessero essere entrambe in forma, alla lunga tali valori dovrebbero emergere".

Qual è la percezione esterna della Roma?
"Credo che la Roma abbia cambiato parecchio, basti pensare alla difesa dove non ci saranno Manolas e Olsen. L'assenza del greco è un passo indietro, mentre quella del portiere, viste le prestazioni dello scorso anno, uno in avanti. La percezione esterna è che anche la Roma si sia affidata ad un allenatore eccellente. Io vedevo giocare lo Shakhtar Donetsk di Fonseca ed era una squadra che proponeva un bel gioco, si vedeva la mano dell'allenatore. Non so se si questa mano dell'allenatore si vedrà già anche nella Roma perché è un po' presto, ma il tecnico è una garanzia".

Pinamonti e Kouamé, coppia d'attacco titolare del Genoa, nella scorsa stagione hanno collezionato complessivamente 9 gol. Non c'è il rischio che alla squadra di Andreazzoli manchi chi possa finalizzare il gioco creato?
"Il rischio c'è perché Pinamonti, che secondo me è destinato ad avere una carriera importante, è ancora molto giovane. Bisogna vedere quanto tempo impiegherà per completare il suo processo di maturazione. Kouamé è un giocatore importante, un attaccante forte che però non segna molto. È stato un'ottima spalla per Piatek, essendo di sua natura una seconda punta, ma quando si tratta di fare gol non è un cecchino infallibile".