Aldair: "Gasperini è un buon allenatore. Anche Capello ebbe difficoltà, poi vinse il campionato"
L'ex difensore della Roma, Aldair, ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport. Ecco un estratto delle sue parole:
Mai come i tredici vissuti però alla Roma. Quando si è reso conto di essere diventato un idolo per la gente giallorossa?
«Roma è talmente grande, immensa, per capire certe cose ci ho messo almeno tre anni. I primi cinque mesi, poi, non sono stati semplici, ci è voluto un po’ ad adattarmi. All’epoca era un calcio diverso, tre soli stranieri e tutti italiani. Arrivai con Bianchi, Dino Viola e Mascetti, dopo aver perso la finale di Champions e mi aiutarono molto ad inserirmi i vari Giannini, Nela e Tempestilli. Ma la Roma si aspettava di aver preso un marcatore, mentre a me piaceva uscire palla al piede. Ho giocato così fin da piccolo, anche in Nazionale avrò fatto “impazzire” qualche allenatore...».
Ci racconta qualche aneddoto giallorosso?
«Per carattere difficilmente litigo, ma a volte è successo proprio con Giannini: non gli piaceva che lanciassi lungo di esterno. E poi gli allenatori: Boskov mi chiamava “biondino” e non so perché, con Zeman invece non è vero che litigavamo. Semplicemente lui voleva che giocassi qualche metro più avanti e io invece qualche metro più indietro. Di lui ricordo la grande fatica in ritiro: per me l’allenamento è con la palla, non senza. Diciamo che del calcio mi manca lo spogliatoio, non certo i ritiri».
Ma è vero che ha rischiato di andare alla Lazio?
«Rischiato no, perché non avrei mai potuto tradire la Roma. Ma è vero che Cragnotti mi voleva e che la Lazio mi fece un’offerta. Che io però rifiutai. Come ne rifiutai altre di altri club che mi cercarono».
All’orizzonte c’è il derby di Roma. Qual è stato quello più bello e più triste della sua carriera?
«Il più bello è stato sicuramente quello del 3-0 con Mazzone. Il momento più brutto invece quando abbiamo perso 4 derby di fila, anche se io ne giocai uno solo. L’attaccante della Lazio più difficile da marcare? Direi Boksic: mi faceva girare la testa».
La Roma di oggi ha la mentalità vincente?
«Ha un buon allenatore, che forse si aspettava qualche giocatore che è arrivato invece un po’ tardi. La squadra è buona, è importante che la società abbia dato fiducia al tecnico. Anche Capello il primo anno fu in difficoltà, poi con acquisti come Batistuta, Samuel ed Emerson la squadra è migliorata e ha vinto lo scudetto».
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