Stadio - Il Tempo, Magliaro: "Manca ancora l'accordo sul 10% del testo della convenzione urbanistica"

30.06.2019 19:31 di Marco Rossi Mercanti Twitter:    Vedi letture
Stadio - Il Tempo, Magliaro: "Manca ancora l'accordo sul 10% del testo della convenzione urbanistica"

Fernando Magliaro, giornalista de Il Tempo ed esperto delle dinamiche intorno al nuovo stadio della Roma, è stato intervistato da Radio Rai 1:

"Domani ci sarà la riunione 112 da quando è stata superata alla fase iniziale per scrivere i testi dei vari accordi. Quella di martedì sarà una riunione fra avvocati dei privati, ovvero la Roma come partner della Eurnova, proprietà di Luca Parnasi, oggi gestita da un nuovo management dopo le note vicissitudini giudiziarie che hanno visto coinvolto il costruttore romano. Dall'altro lato c'è il lato del pubblico: sicuramente ci sarà l'avvocatura comuncale e probabilmente sarà presente anche l'avvocatura della Città Metropolitana, anche se non è ancora sicuro. L'iter del progetto è molto complesso ed è normale che ci siano dei momenti di allontanamento e di tensione. È un progetto impattante sulla città ed è quindi normale che ciascuna delle parti al tavolo tiri l'acqua al proprio mulino".

I legali dovranno arrivare a un accordo?
"Stanno scrivendo il testo della convenzione urbanistica, ovvero il contratto vero e proprio, quello per cui nel caso in cui ci dovesse essere un contenzioso si porta in tribunale. È per questo che deve essere scritto bene, in maniera precisa, tra l'altro è la cartina di tornasole di tutte le parti per capire la serietà: dal lato del privato per capire quanto sia serio l'impegno e quindi non sia solo un tentativo speculativo, dal lato del pubblico quanto è serio l'impegno a ottenere dei beni durevoli per la città. Il nodo è che le parti hanno trovato l'accordo sul 90% del testo, ma manca il restante 10% che è molto importante.  Quello che il sindaco di Roma Virginia Raggi qualche settimana fa ha espresso in maniera forse un po' rozza ovvero di fare le opere pubbliche prima dello stadio. Espressione non corretta dal punto di vista pratico, ma il concetto di fondo è quello chiamato in gergo tecnico la contestualità, ossia le opere di mobilità che devono essere pronte prima della prima apertura dello stadio, ma qui sorge un problema: nella versione predisposta dall'ex sindaco Marino, le opere pubbliche di mobilità venivano finanziate, gestite (come gare d'appalto) e realizzate direttamente dalla Roma, quindi conseguenzialmente alla Roma si diceva che, se non si fossero finite le opere pubbliche, non si sarebbe aperto lo stadio. Con la versione Raggi, però, questo viene a cadere perché non è più la Roma a dover fare il ponte, la metropolitana o la Roma-Lido di Ostia. Invece la Roma-Lido di Ostia lo farà la Regione Lazio, il ponte dei Congressi lo farà lo Stato e così via".

Il problema è che il lato pubblico si muove in tempi molto lenti...
"Il problema è proprio questo. Dalla posa della prima pietra ci si impiega due anni e mezzo o forse tre per realizzare lo stadio. Roma-Lido di Ostia ha un programma di interventi che se dovesse andare bene avrebbe bisogno di tre anni di lavori, ma basta un ricorso qualunque nelle gare pubbliche di appalto  per bloccare tutto. La vera paura della Roma non è tanto l'attesa quanto  quello di non sapere quanto aspettare. Quando la società inizierà a costruire sarà un investimento di 800 milioni di euro, ovvero 800 milioni di mutuo da restituire. Quindi non si può pensare di concludere lo stadio se la Regione Lazio non ha ancora finito i lavori sulla ferrovia Roma-Ostia. Tra l'altro non sono opere legate allo stadio, ma sono opere finanziate indipendentemente da tutto, sarebbero state realizzate a prescindere dalla costruzione o meno dell'impianto giallorosso. La versione Marino prevedeva che la Regione avrebbe fatto il suo intervento e la Roma si sarebbe occupata di realizzare altre opere con in cambio ulteriori cubature, ovvero le tre torri che la Raggi ha potuto cancellare. Dunque il risultato è che siamo molto vicini alla conclusione, ma può essere anche una conclusione negativa. Nessuna delle parti vuole far saltare il tavolo".

C'è di mezzo la politica...
"Considerando che le ultime performance elettorali del M5S a Roma non siano state brillanti, anche perché questa amministrazione non si sta contraddistinguendo per essere fioriera di grandi novità, un risultato positivo sarebbe significativo per l'amministrazione uscente. Fra due anni si andrà al voto a Roma e due anni passano velocemente. Più si arriva a questa conclusione e più servono risultati da portare a casa".

Questo dovrebbe spingere a trovare un accordo?
"Le parti la stanno cercando, ma la stanno cercando così tanto che il sindaco, nell'ultimo incontro con il vicepresidente della Roma Mauro Baldissoni, ha invitato la società giallorossa a chiedere alla Regione Lazio un'interpretazione delle norme su come muoversi in questa questione della mobilità. La faccenda è complicata: talvolta ci si sorprende che ci siano state 42 prescrizioni al progetto originale, ma in progetti molto minori come i centri commerciali hanno ricevuto centinaia di prescrizioni. Si sta costruendo uno stadio, un'area commerciale, un'area di uffici, strade, ponti, fogne: solo 42 prescrizioni sono il minimo sindacale. Il giorno in cui la Roma convocherà una conferenza stampa avremo due possibilità: o ci annunciano la fine con la firma o la fine con un appuntamento in tribunale".

Possiamo essere ottimisti?
"Sì, possiamo essere ottimisti a una sola condizione che la volontà politica di superare gli ostacoli prevalga sugli ostacoli stessi, cioè si cerchi realmente di trovare la soluzione migliore e la soluzione non può mai essere da nessuna delle due parti che una vince e una perde, ma tutti e due devono vincere. Le parti si devono incontrare e se riuscire a trovare le formule giuste: una potrebbe essere quella dove la Roma, per un breve periodo di tempo, se non fosse pronta la Lido-Ostia, potrebbe vendere meno biglietti rispetto ai 55 mila previsti e sponsorizzare il trasporto su gomma aggiuntivo".