Tonetto: "Ora sono autista e imprenditore. Il rigore sbagliato con l'Arsenal? Non l'ho ancora digerito"

Tonetto: "Ora sono autista e imprenditore. Il rigore sbagliato con l'Arsenal? Non l'ho ancora digerito"
Oggi alle 17:10Interviste
di Alessandro Monaco

Max Tonetto, ex calciatore della Roma, conosciuto anche come "T-Max" dopo una notte di Champions al Bernabeu contro il Real Madrid, si racconta in un'intervista a La Gazzetta dello Sport: dal debutto in Nazionale e il rigore sbagliato contro l'Arsenal, alla sua attuale carriera da imprenditore e autista.

Partiamo da qui. Cosa c’è dietro il Tonetto autista? 
«Un anno fa con un mio amico abbiamo iniziato il percorso per aprire un’attività di Ncc (noleggio con conducente, ndr). Per farlo serve la patente KB, ci sono esami pratici, tutta la parte assicurativa, il primo soccorso e non solo. Un iter lungo. Abbiamo preso la licenza su Roma e siamo partiti con la nostra società, la Mami Società Cooperativa. L’attività è iniziata sei mesi fa. Per capire davvero come funzionasse il meccanismo, io e il mio socio ci siamo messi al volante e abbiamo fatto diversi servizi in giro per Roma».

Qualche aneddoto alla guida? 
«Un giorno ho caricato sul van un tifoso della Roma a cui avevano ritirato la patente per guida in stato di ebbrezza qualche giorno prima. Lo dovevo accompagnare a casa. Si è fatto un selfie con me e nel giro di poche ore sono diventato virale sul web». 

Perché investire proprio nei trasporti? 
«A Roma il turismo è un business importante. Quando apri un’attività devi conoscerla da dentro, per questo ho iniziato anche a guidare. Già tre autisti lavorano con noi». 

Uber, foot volley, beach soccer, Operazione Nostalgia: ormai è un imprenditore a tutti gli effetti. 
«Mi piace investire in campi diversi. Con Simone Perrotta ho aperto una scuola calcio e un centro fitness che si chiama Jem’s. Negli anni è nata anche la passione per il foot volley, sport brasiliano che in Italia hanno portato maestri come Aldair e Amantino Mancini. Abbiamo organizzato tanti tornei in Italia e all’estero. Abbiamo anche una Nazionale che è arrivata seconda agli Europei e terza ai Mondiali». 

A marzo ha riscontrato grande successo l’evento di Operazione Nostalgia al Palaeur. Però lei non ha giocato. Come mai? 
«Mi sono occupato di tutta la parte organizzativa. Preparare il Palaeur è complicato: rispetto a uno stadio ci sono molte più questioni amministrative e autorizzative. Abbiamo scelto l’indoor anche perché i giocatori della nostra epoca iniziano ad avere una certa età. Ha vinto il Resto del Mondo: squadra fortissima con Zanetti, Pizarro, Hernanes e Denis». 

Torniamo alle origini. Quando arriva il calcio nella sua vita?
«I miei genitori facevano i ristoratori. Gestivano delle osterie a Trieste. A un certo punto ne presero una accanto a un campo da calcio. Un giorno un genitore mi convinse ad andare a giocare con altri bambini. Cominciai su un campo di cemento. Avevo sei anni». 

Interregionale, Serie C, B e infine A. Ha fatto tutte le categorie. 
«Ho giocato in tutte le latitudini d’Italia. La gavetta ti insegna valori umani e sportivi. Ho lottato per salvezze e promozioni, ma ho sempre creduto di potercela fare. A vent’anni mi ruppi il crociato a Ravenna, in C1: nove mesi fuori. Poi me ne ruppi un altro e lesionai un tendine. Non ho mai mollato». 

Lucescu, Ancelotti, Guidolin, Spalletti. Chi le ha lasciato di più? 
«Luciano è stato il migliore che ho avuto. Mircea stava molto attento al rapporto umano con i giocatori. Con Guidolin a Bologna ho legato meno. Carletto invece era un mago nella gestione del gruppo. L’ho avuto alla Reggiana nel 1995-96: veniva dalla scuola di Sacchi ed era agli inizi. Io ero reduce dall’infortunio al ginocchio. Nel girone d’andata rischiavamo la retrocessione, in quello di ritorno abbiamo conquistato la promozione». 

Curiosità: cosa non ha funzionato al Milan? 
«Zaccheroni mi volle nel ’99, arrivavo dall’Empoli di Spalletti. Era un Milan stellare, campione d’Italia. Feci tutto il precampionato da titolare, poi mi ruppi la caviglia prima dell’inizio della stagione e restai fuori due mesi e mezzo. Quando rientrai la squadra andava forte e non trovai spazio». 

Roma-Arsenal, marzo 2009. Quel rigore sbagliato le pesa ancora? 
«Non l’ho ancora digerito. Era la gara di ritorno e ci giocavamo l’accesso ai quarti di finale di Champions. Sbagliai l’ultimo, tirando alto. Brucia ancora, ma non è un rimpianto. Ho ricevuto tante critiche, però con i tifosi non ho mai avuto problemi». 

Dove nasce il soprannome T-Max? 
«Real Madrid-Roma 1-2, marzo 2008, ritorno degli ottavi di Champions. Feci assist a Taddei per il primo gol. Una delle mie migliori partite in carriera. Corsi avanti e indietro in fascia per tutta la partita. Da lì T-Max, come il motorino». 

A 32 anni ha coronato il suo sogno. 
«L’esordio in Nazionale. Due giugno 2007, me lo ricordo come se fosse ieri: Far Oer-Italia, qualificazione agli Europei. Vinciamo 2-1 con doppietta di Pippo Inzaghi».