Slideshow, Tommasi: "Ci sono giocatori che potrebbero guidare qualsiasi istituzione calcistica, Tavecchio spesso in antitesi con lo sport"

13.11.2015 19:30 di Gabriele Chiocchio Twitter:    vedi letture
Fonte: Roma TV
Slideshow, Tommasi: "Ci sono giocatori che potrebbero guidare qualsiasi istituzione calcistica, Tavecchio spesso in antitesi con lo sport"
© foto di Twitter AS Roma

L'ex centrocampista Campione d'Italia 2000/2001, ora presidente dell'Associazione Italiana Calciatori, Damiano Tommasi, è il protagonista dell'odierna puntata di Slideshow in onda alle 19:30 su Roma TV. Ecco le sue dichiarazioni.

Col Verona.
"Il mio primo ritiro da professionista. Ero aggregato alla prima squadra, ci sono amici che ancora sento e Stefano Fattori, uno dei miei fratelli. Bei ricordi, avevo appena fatto la maturità, stava iniziando la mia carriera".

Con Fattori.
"Capitano di quella squadra, è l'anno in cui abbiamo vinto il campionato. Vincemmo 6-1 col Cesena, segnai di testa. Doppia felicità"

Con la Roma.
"Era il 1996, ero sposato da 10 giorni. Non è stata una scelta, avevo l'accordo col Verona per prolungare, ma avevano bisogno di trovare risorse e fui ceduto, non mi sono opposto perché andavo alla Roma. È stato l'inizio della vita matrimoniale, mi sposai il lunedì dopo l'ultima partita col Verona. Siamo cresciuti come famiglia a partire da quell'anno, il trauma di partire da un paesino di montagna e ritrovarmi a Roma l'ho superato".

Prima foto di squadra.
"Una squadra che ha reso meno di quel che poteva, una grandissima esperienza. Se penso ai campionati che hanno fatto Moriero o Carboni dopo la Roma... Bianchi non si è trovato, qui ha fatto fatica. Non è riuscito a farci trovare le motivazioni, potevamo fare di più".

Primo ritiro con Zeman.
"A Kapfenberg, bei periodi di lavoro e la scoperta della Serie A, di un allenatore che è entrato dentro di me in maniera forte. Il suo modo di pensare, di vedere il calcio mi ha conquistato. Sarà stata la giovane età e il fatto di essere criticato, sicuramente si è creato un legame che ancora dura".

Con Capello.
"Siamo stati insieme cinque anni, nessun altro allenatore ho avuto così a lungo. È stata una sfida, quando arrivò io venivo da due campionati complicati, dalla convinzione di aver fatto bene, ma avevo tante critiche e c'era il dubbio sul fatto di poter giocare in A. Se avessi confermato le mie possibilità con Capello voleva dire che potevo fare il calciatore, ci sono riuscito e mi inorgoglisce, mi rende consapevole che ho fatto il professionista".

A Udine, 2000/2001.
"Un grande dispiacere di Walem, il gol segnato nell'anno dello scudetto. Ricordo quella partita, sicuramente è l'unico 10 che ho preso in pagella, da Tuttosport. Non era così propenso a esaltare la Roma. Aver preso 10 la dice lunga del momento che stavamo vivendo e della partita che avevamo fatto. Sia in questa occasione che a Bergamo, ho sempre scherzato dicendo che segnavo quando i miei compagni non mi passavano la palla, anche in quel caso ci fu un rimpallo al limite dell'area. Non era un cross pulito come non era un passaggio pulito quello a Bergamo. Aver giocato quel campionato col tutore al polso è emblematico, ho giocato sempre con le maniche lunghe".

Nel derby, contro Nesta.
"Ricordo ancora la botta che ho preso, si è arrabbiato con me, eravamo entrati duro. Effettivamente abbiamo preso una bella botta. I derby non sono stati dei ricordi particolari nelle mie performance, non ho mai fatto gol, non ho mai creato situazioni particolari, passavo la mia energia al mio compagno di stanza, Marco Delvecchio".

A Bergamo.
"Foto che in quegli anni si ripeteva spesso, con Montella e Marco ad abbracciarci. È stato un gol dopo un errore di Montella, altrimenti non me la passava. Spesso e volentieri gli dicevo che era autorizzato a farlo, tra me libero e lui marcato meglio dare la palla a lui. Il campo era al limite dell'impraticabilità, favoriva l'Atalanta. Siamo riusciti a dimostrare che anche in un campo così potevamo dire la nostra. Abbiamo vinto in maniera abbastanza netta, ricordo un tentativo di fare un pallonetto a Pelizzoli".

I festeggiamenti per lo scudetto.
"Con Candela, che all'inizio dell'esperienza con Capello ebbe un ritiro turbolento, voleva andare via ma società e Capello non lo volevano lasciare andare, alla fine è rimasto e sappiamo qual è stato il suo apporto per noi, la sua intesa sia con Di Francesco e Totti prima che poi con Delvecchio su quella fascia".

Roma in festa.
"Aver vinto a Roma, al di là del fatto che mi lascia nel ricordo dei tifosi in modo positivo, è stato un riscatto rispetto ai primi anni in cui non ero apprezzato da tifosi e stampa. Esserci arrivato è stato per tutti noi meritato".

Con Franco Sensi.
"Il presidente Sensi è stato il mio unico presidente in Serie A, la mia carriera in A si è aperta e chiusa a Roma. Un rapporto diretto, di poche parole. Dispiace che non abbia goduto a dovere dello scudetto e delle nostre esperienze in Champions League, non era il Sensi dei primi anni. Credo che si sia meritato di rimanere nella storia".

La Supercoppa Italiana.
"Averla vinta con lo scudetto sulla manica è ancora più gratificante, fu il vero festeggiamento dello scudetto. Mi è dispiaciuto per quelli che erano andati via, quel gruppo che aveva creato quel microclima blindato che ci ha fatto arrivare in fondo".

Il gol con il Barcellona.
"La maglia non mi piace molto, né la nostra, né la loro. Era la Roma consapevole dei suoi mezzi e il Barcellona che non era quello di adesso. Invece di passare a Montella ho tirato e ho avuto ragione io, nell'abbraccio a Cafu gli dissi che la partita era finita. Soddisfazione, peccato che il cammino non sia proseguito fino in fondo, avevamo le potenzialità per farlo".

Venezia-Roma.
"Pareggiammo 2-2, è stato perdere due punti. Sul 2-0 per loro a 10' dalla fine Capello mi chiamò dalla panchina per entrare, pensai che stava perdendo tempo. Ci furono concessi due rigori e preggiammo, era una Roma competitiva quanto quella dell'anno prima, le altre squadre si erano rinforzate, avevamo la Champions e un altro impegno rispetto alla Coppa UEFA".

Il mondiale 2002.
"Mi dispiace per come è andata, sono orgoglioso di essere riuscito a scendere in campo in tutti i minuti, questo per me fu un grande traguardo. Dispiace perché nella partita decisiva ci mancavano sia Cannavaro che Nesta, però sicuramente meritavamo di vincere".

Moreno.
"Commentavo il fatto che l'unico mio gol annullato è diventato il più famoso. Avevamo le potenzialità avute poche volte tutte insieme, avevamo un grande attacco e una grande difesa. Una grande squadra, anche Zanetti giocò una grande partita. Forse ci mancava il Pirlo ma potevamo fare meglio. L'arbitro è diventato famoso con me, anche se il gol l'ha annullato il guardalinee".

Con Panucci, Montella e Totti.
"Due stanno facendo bene come allenatore, uno gioca ancora. Ai tempi correvo io per Totti... giocatori di grande personalità".

L'infortunio con lo Stoke City.
"22 luglio 2004. Ricordo solo che dissi di volermi fermare, mentre Cufrè mi insultava e Delvecchio lo calmava. Anche Leo si è reso conto tardi della gravità dell'infortunio, ripercorrendo nella memoria quei momenti ricordo che il dottor Brozzi e il dottor Del Signore non mi hanno detto nulla perché non c'era più niente da salvare nel ginocchio. Il trauma fu grave, non pensavano fosse così grave".

Juventus-Roma 2-3, in Coppa Italia.
"L'ultimo anno alla Roma ero rientrato e grazie alle sanzioni non si era potuto fare mercato, trovai più spazio. A Torino ero Capitano, avevo iniziato esterno destro d'attacco, poi poco prima del gol mi ero spostato a sinistra. Ho fatto gol ad Abbiati, ricordo che mentre tiravo pensavo a Delvecchio, col suo piattone faceva finta di tirare sul secondo palo e alzava il pallone, facendo lo stesso. Ricordo il rammarico di aver preso il 3-2 a pochi minuti dalla fine e Spalletti che all'aeroporto si rammaricava perché voleva il quadretto del suo 3-0 a Torino, gli dissi che i quadretti era meglio farli coi trofei. Col tempo ha dimostrato di saper vincere partite importanti e puntare a trofei più ambiziosi".

Con Daniele De Rossi.
"Non è un passaggio di consegne, Daniele è qualcosa di diverso rispetto a me, qualcosa di più. Mi fa piacere avere questo tipo di rapporto, un'eredità che è giusto che si prenda. Pur essendo Campione del Mondo tiene particolarmente a un trofeo importante".

L'ultimo gol, contro il Treviso.
"Non solo il mio ultimo gol con la Roma ma la mia ultima all'Olimpico. Sponda di Okaka e vincemmo 1-0, ci fu una dedica silenziosa a Eusebio Di Francesco. Sapevo che non avrei confermato la mia presenza, ma lo sapevo solo io. Ho fatto gol come spesso accadeva quando ero capitano".

Con Di Francesco.
"Al di là dell'amicizia, è mio fratello maggiore. Non è un caso che si siano ritrovati con Fattori a Sassuolo. Convocammo una nazionale italiana contro i brasiliani d'Italia, raccogliemmo fondi per due associazioni".

La partita per Papa Bergoglio.
"Un'occasione di far parte di questa iniziativa e di portare avanti i valori del calcio come ambito educativo. La cosa che condivido quando ci sentiamo con Zanetti e Baggio è che se questi calciatori si rendessero consapevoli delle possibilità che hanno, il calcio sarebbe migliore. La possibilità di decidere a livello politico è limitata e lo è perché non c'è consapevolezza. Ci sono personalità di uno spessore che parecchi dirigenti attuali non avvicinano neanche, come Mascheano, Shevchenko... giocatori che potrebbero guidare qualsiasi istituzione sportiva, avrebbero un occhio diverso riguardo al nostro sport".

Foto da presidente dell'AIC.
"È il mio attuale impegno, non è facile. Il risultato più bello è che non mi hanno ancora fatto passare la voglia, ogni volta che entro in uno spogliatoio mi vien voglia di urlare quanto di bello ci sia dentro e quanto stiamo buttando via. Il calcioscommesse non aiuta, il doping non aiuta, la vicenda Parma non aiuta. La voglia c'è ancora, speriamo si riesca a fare di più".

Carlo Tavecchio.
"Vedi sopra, non era il nostro candidato. Presidente figlio della mentalità di oggi, esce da un lavoro in banca e la sua estrazione è quella di controllare e gestire i conti, questo è quello che sta facendo. Spesso e volentieri è in antitesi con lo sport, spesso e volentieri rischia di prendere il sopravvento rispetto a scelte che dovrebbero essere dettate da principi di sport".

La Hall of Fame.
"Il riconoscimento da parte dei tifosi di aver fatto qualcosa per la Roma, abbiamo fatto molto meno di quello che Roma città ha fatto per me, mi farà ancora più piacere quando mi dimenticheranno perché qualcuno avrà conquistato quello che spero arrivi il più presto possibile. Mi fa piacere essere ricordato e mi lusinga".