Andreazzoli: "De Rossi l'uomo guida, Stekelenburg titolare". Baldini: "Responsabilità non solo di Zeman"

09.02.2013 12:32 di Adriano Mazzone   Vedi letture
Andreazzoli: "De Rossi l'uomo guida, Stekelenburg titolare". Baldini: "Responsabilità non solo di Zeman"
Vocegiallorossa.it

Alle ore 12.45, il nuovo tecnico Aurelio Andreazzoli ha parlato nella Sala Stampa del Centro Tecnico "Fulvio Bernardini" di Trigoria per la consueta conferenza stampa della vigilia di Sampdoria-Roma, che si giocherà domani pomeriggio alle 15. Con lui presente il direttore generale Franco Baldini.

Baldini: "Buongiorno a tutti, oggi siamo qui per presentarvi mister Andreazzoli che domani sarà per la prima in panchina come allenatore della Roma. Voglio ringraziare mister Zeman per il lavoro svolto in questi mesi. Quando le cose non vanno nella maniera sperata le responsabilità non sono di una singola persona. Ammesso e persino concesso che le percentuali siano maggiori per i dirigenti, i calciatori e in minima parte per l'allenatore il senso di questa scelta è quello di fare qualcosa per avere una speranza per poter terminare nel migliore dei modi questa stagione. Le altre componenti, dirigenti e allenatore, sono componenti che difficilmente possono incidere cambiando a metà stagione, soprattutto per la parte dirigenziale. Andreazzoli non è stato scelto ora ma un anno fa, quando gli abbiamo proposto un contratto di cinque anni perché abbiamo pensato potesse essere la memoria della Roma. E' arrivato con Spalletti e avrà conservato quello che di buono è stato portato da tutti gli allenatori. La persona gode di una stima e di un rispetto da parte di tutti. Siamo molto fiduciosi sul fatto che lui non rappresenti solo una soluzione temporanea, sperando possa essere anche una soluzione definitiva".

Andreazzoli:

Che tipo di lavoro è stato fatto? C'è stata emozione?
"Emozione senz'altro, stiamo facendo una cosa grande, mi è stata affidata una cosa grande. Non ho avuto molto tempo da dedicare all'emozione. Ho scelto un gruppo, abbiamo stabilito gli obiettivi, le linee guida e siamo partiti ritrovandoci a fare un cumulo di lavoro enorme, con le idee chiare, sapendo cosa vogliamo fare e come vogliamo farlo. Da solo non potrei farlo ma con l'aiuto loro tutto è andato bene, abbiamo posto le basi per poter fruire di questo lavoro nel tempo. Nel breve tempo, intendo, anche perché non sto qui a chiedere tempo perché non ne abbiamo. Domani c'è da giocare e tutto quello che facciamo è rivolto alla gara di domani e alla squadra, che gioca domani. Siamo fiduciosi, abbiamo un vagone pieno di roba. Non è un discorso a breve scadenza, faccio un lavoro per la società per eliminare quello che secondo me, e secondo tutti quanti, può essere un problema per il futuro".

Un aspetto su cui la squadra deve migliorare? Il terzo posto possibile?
"Preferisco non parlare della classifica. Di obiettivi primari ne abbiamo molti. Abbiamo cercato di stringerli il più possibile, in modo da concentrarci su quello che ci darà maggior risultato. Innanzitutto credo che la squadra abbia bisogno di ritrovare fiducia e di scoprire sentimenti sopiti nel tempo, sentimenti che ho visto decollare e precipitare tante volte e so quali sono i motivi che ci non ci hanno permesso di rimanere in alto. L'ambizione, la voglia di vincere, ma non è voglia di vincere da slogan ma deve nascere da varie componenti. Posso anche mettere un cartello con degli slogan nello spogliatoio ma non otterrò nulla. Devo ricreare un humus generale che mi porti verso quell'ambizione. Lo stiamo facendo e abbiamo già fatto molto, con l'aiuto di chi lavora con me. Nel gruppo di lavoro che ho formato non ho preso i primi ma ho cercato di prendere quelli un pochino più nascosti, che si vedevano meno, ma che abbiano le qualità che io ritengo più opportune. E tutti devono aiutare a ricreare quel sentimento che non c'è più, o meglio c'è ma è indeciso. Quando ho parlato di dolore della sconfitta per me è estremamente importante. Se non si soffre per le sconfitte come soffrono i tifosi allora non si arriverà a dama. Quando risveglieremo questi sentimenti otteremo già un grosso risultato. Con questa forza, utilizzando anche l'energia esterna essenziale, allora andremo lontano. Io ho la fortuna di lavorare nella Roma e con una squadra di persone serie e bravi ragazzi. Devo frenare l'istinto di abbracciarli, non perché io sia loro amico, ma perché voglio trasmettere loro la mia energia.I principali protagonisti di questo giochino sono i giocatori, che non vanno osteggiati, ma amati. Certamente loro dovranno dare una risposta e chi ci seguirà potrà giudicare se e come saremo capaci di fare il nostro lavoro. Tutti noi che lavoriamo qui dentro siamo qui perché c'è la squadra. Ognuno con le proprie opinioni, siamo tutti innamorati della nostra squadra. La squadra è forte, la società ci ha messo a disposizione una squadra forte, anzi due. Se ognuno di noi vuole fare un piccolo contributo a spingere questo carro che noi in questa settimana, con graden fatica, abbiamo riempito, poi andrà da solo".

Quanto cambierà la Roma da domani?
"Io sceglierò undici giocatori, cercando di sfruttare le loro caratteristiche migliori. Ho bisogno di forza, resistenza, qualità tattiche, qualità tecniche, ho bisogno di chi rifinisce, di chi corre molto, ho bisogno di cuore. Ne scelgo unidici e dico loro di giocarmi la partita. Sono le caratteristiche dei giocatori che determinano il sistema che uscirà fuori".

Sia l'anno scorso con Luis Enrique sia con Zeman la squadra non è stata capace di seguire un dogma tattico. Lei vuole proporre un'idea forte di calcio o visto il momento sarà elastico?
"L'ho detto prima, il modulo viene da sé. L'ho fatto per venti anni da primo allenatore, poi dieci anni da secondo e torno a farlo da primo. E' una conseguenza logica che i calciatori ti suggeriscano un modo di giocare. Se avessi un solo sistema di gioco ne sarei condizionato. In questi anni ho giocato praticamente con tutti i sistemi di gioco e mi metto a disposizione dei ragazzi e del momento. I calciatori vanno messi nella condizione di esprimere al meglio quello che hanno. Ecco perché non è sempre così incisivo il ruolo dell'allenatore".

Come idea tattica cosa resterà e cosa non resterà della Roma zemaniana? Sente l'eredità di un personaggio così forte come Zeman?
"Non sento l'eredità di Zeman, sfrutto quello che ci ha lasciato. Come dicevo ieri ai calciatori, il mister ci ha lasciato un'eredità enorme che dobbiamo sfruttare. Sappiamo noi che cosa e rimane nello spogliatoio, sia sotto l'aspetto tattico sia sotto l'aspetto morale, particolarmente sulla fatica, componente importantissima nello sport".

Fino ad oggi cos'è successo? La ragione di questa situazione può essere l'abolizione delle doppie sedute per alcuni ragazzi che guadagnano così tanto?
"Devo dirti di sì? E' una domanda la tua o un'affermazione? Se vuoi che io ti risponda così...ma lo sai che non la penso così. Allora chiedimi semplicemente perché ho eliminato le doppie sedute, cosa c'entra quanto guadagni la squadra? Io te lo spiego volentieri, io e i miei collaboratori non siamo arrivati qui con l'ultima piena del Tevere. Io mi gioco una chance, il sogno della mia vita è di allenare la Roma, io arrivo qui e per andare incontro a bambini viziati faccio allenamenti alle undici? Spalletti faceva le doppie sedute o no? E Spalletti viziava i giocatori? No, era un sergente".

Dopo anni nelle retrovie, se a fine stagione la società gli chiedesse di tornare al suo vecchio ruolo lo accetterebbe o farebbe fatica?
"No, perché io sto lavorando per la società. Farei questo lavoro anche se mi dimezzassero lo stipendio. La classifica è l'unica cosa che non riesco a controllare. Quando la società mi dirà quali sono le sue prospettive io ne prenderò atto e insieme a loro continueremo un lavoro che sarà nella direzione che la società vorrà dare. Se sono un uomo della società e lavoro per la società".

Con Zeman si è discusso molto il rapporto tra lui e De Rossi, lei ha parlato con il giocatore, che ruolo intende dargli?
"Il ruolo che il popolo romano gli ha sempre assegnato e che la società gli ha assegnato. E' un uomo guida e giocherà tutte le partite, sempre se lo meriterà".

Lei ha detto che Zeman ha lasciato un'ottima eredità. Non si sente l'anti Zeman?
"No, allora vi sentite anche voi l'antizeman, il pubblico di Roma dice le stesse cose. La squadra esprime quello, la classifica è quella, è normale, io prendo atto di una situaizone e la squadra è questa in questo momento, bisogna rimediare e dobbiamo riportarla là dove le compete".

Prima ha detto che si è trovato con due squadre forti, il valore della rosa è importante, pensa che i giocatori ne siano consapevoli o pensa che difettino di autostima? E questo può essere stato tra i fattori di questa crisi?
"E' uno dei problemi".

Un altro problema era la situazione dei portieri.
"Stekelenburg, come De Rossi, gioca tutte le partite se gioca bene, altrimenti gioca un altro".

Pjanic ha parlato di un problema di equilibrio con Zeman, come pensa di riportare l'equilibrio? Che ruolo avrà Pjanic?
"E' una settimana particolare, il mio amico Delio Rossi ora è un po' spiazzato, poi a lui servono 10 minuti per sistemare le cose, ma non voglio concedere dei vantaggi, se siete al buio voi lo è anche lui, quindi non voglio parlare di questo aspetto qui. Ieri con la squadra ne abbiamo parlato per quasi un'ora. Per quanto riguarda Pjanic, credo sia universalmente riconosciuto che sia un talento, ha qualcosa di più, non a caso ha l'interesse di molte società importanti e anche come collocazione diventa facile ma devo considerare anche il resto della squadra".

Lei ha parlato di poche regole ma ferree, quali sono?
"Non te le elenco perché è roba da spogliatoio e le tengo per noi. La prima in assoluto è la regola del buon senso. Gli orari, la confusione, l'educazione sono i capitoli generali, le regole sulle quali non si transige per nessuno, piccoli, grandi, esperti e non, per nessuno. Sfatiamo questo luogo comune, Aurelio è amico dei giocatori, venite nello spogliatoio e vedete. Non potete venire, allora fatevelo raccontare, anche da mia moglie. Io ho due icone nello spogliatoio che sono Totti e De Rossi: loro sono quelli che devono rispettare le regole più degli altri, sono quelli che devono dare l'esempio. Li voglio innalzare perché noi abbiamo bisogno di questo, la gente vuole questo, se io innalzo il valore di Totti e De Rossi e li metto lassù, quelli che sono sotto salgono, se abbasso loro gli altri restano sotto. Ve lo dico perchè a loro l'ho già detto a tutti".

Di ognuno degli allenatori che ha visto in questi anni cosa porta dentro?
"Tutti mi hanno lasciato qualcosa. C'è chi mi ha lasciato di più, chi di meno. Mi hanno lasciato anche le cose sbagliate di cui ovviamente non parlerò. Avere 60 anni può essere anche un vantaggio, quello di non aver un modello di calcio da seguire. So benissimo quello che deve fare e so benissimo il modo più diretto per arrivarci".

Una riflessione sul mondo dello sport per quanto accaduto a Cipollini...
"L'ho saputo di rimbalzo, ho visto la foto in una prima pagina e l'ho saputo appena prima di venire qui, non conosco le novità e mi trovo spiazzato. Per il discorso generale io credo che se abbiamo un nemico noi dello sport è proprio il doping perché è come tradire le aspettative di un mondo che sogna, verso il calcio, il ciclismo. Lo sport crea dei sogni e tradirli, penso ai bambini, mio figlio impazziva per il ciclismo gli piaceva da morire. Dopo la storia di Pantani non ha più guardato una tappa, è triste far perdere la possibilità di sognare, in particolare ai ragazzini. Ma non sono solo loro a sognare, allo stadio vanno grandi e piccoli e togliere un sogno è una cosa gravissima".