Manca sempre qualcosa

21.07.2020 10:25 di Gabriele Chiocchio Twitter:    Vedi letture
Fonte: L'editoriale di Gabriele Chiocchio
Manca sempre qualcosa

Il leitmotiv degli scontri della Roma contro le squadre più in alto in classifica è stato sempre l’essere mancati in qualcosa per portare a casa il bottino pieno. Che fosse un episodio, che fosse un elemento in formazione, che fosse semplicemente precisione sottoporta: i giallorossi non hanno mai vinto uno scontro di alta classifica pur avendo dato in quasi tutte le occasioni la sensazione di essere almeno all’altezza dei loro avversari. Così è andata anche stasera contro l’Inter, in cui la formazione c’era, l’episodio (quello del gol dell’1-1) era girato positivamente, la raccolta in termini di realizzazioni è stata più abbondante della semina (due reti segnate a fronte di 1,25 expected goals) ma è mancato ancora qualcosa. Spinazzola ha dato e Spinazzola ha tolto in quella che poteva essere la partita del suo riscatto dopo quanto accaduto a gennaio e che è invece diventata la gara del rimpianto, suo e della Roma. Battendo i nerazzurri, la squadra di Fonseca avrebbe scollinato l’ultimo ostacolo importante in calendario - Juventus a parte - mentre così non potrà quasi più sbagliare nella sua missione di salvare il salvabile, ovverosia l’accesso diretto alla prossima Europa League. Ed è un peccato, perché l’errore del numero 37 in occasione del fallo da rigore su Moses è praticamente l’unica cosa negativa di quella che, probabilmente, è la miglior esibizione della Roma dal rientro dalla sosta forzata, meglio interpretata anche rispetto a quelle che di punti ne hanno portati tre. Tra andata e ritorno contro l’Inter (e contro Antonio Conte), Paulo Fonseca ha messo in campo una squadra autorevole, preparata e brava a eseguire (quasi) senza sbavature quanto studiato. Con in più, dei singoli finalmente in palla e non “meno peggio”: Džeko non ha praticamente tirato in porta ma è stato ancora una volta maestro nel fare reparto, Mkhitaryan è ormai la spalla ideale del bosniaco per la sua capacità di supplire alle sue mancanze (9 gol in campionato, secondo cannoniere della Roma dietro ai 14 proprio di Džeko), Veretout continua più o meno incredibilmente (siamo sempre a luglio) a essere ovunque e adesso c’è anche un Roger Ibanez sempre più sicuro e protagonista. Attori che recitano un copione sempre più dettagliato e piacevole, con un lieto fine che ancora una volta è mancato, come nelle puntate precedenti.