La leggerezza dell'essere la Roma

14.04.2018 13:35 di Gabriele Chiocchio Twitter:   articolo letto 32525 volte
Fonte: L'editoriale di Gabriele Chiocchio
La leggerezza dell'essere la Roma

“Noi siamo la Roma”. Lo disse una volta Bogdan Lobonţ nello spogliatoio prima di un Roma-Juventus poi vinto, lo urla lo speaker dell’Olimpico Matteo Vespasiani all’annuncio delle formazioni, è scritto negli spogliatoi giallorossi dell’Olimpico. Una frase netta, perentoria, che carica ma che, al tempo stesso, fa sempre tornare sempre alla mente ciò di cui stiamo parlando: una squadra a volte grande con chi è più piccolo, spesso piccola con chi è più grande. A Barcellona lo sapevano: logico, parlando di quarti di finale di Champions League, essere soddisfatti di incontrare chi da questa finestra del palazzo si era affacciato solo tre volte, naturale pensare di aver fatto ben più del più che serviva per salire ancora dopo un 4-1 in casa. In sintesi: “Loro sono la Roma”, e tanto bastava, sia da una parte, che dall’altra, per ipotizzare la fine della storia.

E allora, se bisogna essere la Roma, tantovale farlo fino in fondo. La Roma alla Champions League deve solo partecipare per incassare premi e diritti televisivi, nella fase a gironi non ha la responsabilità di stare davanti ai Campioni d’Inghilterra e ai due volte finalisti delle ultime quattro edizioni, negli ottavi di finale, tutto sommato, parte comunque svantaggiata con chi ha più classe ed esperienza nel campo, nei quarti non può certo pensare di eliminare una delle 3-4 formazioni su cui si può puntare per la vittoria finale.

Essere la Roma, con tutto quello che ne consegue, ha significato, per una notte, essere totalmente privi di obblighi, oneri, doveri. E senza peso sulle spalle si è leggeri, e quante volte ci si è chiesti quante cose in più avrebbe potuto fare la Roma senza la pressione continua, logorante, a volte insopportabile, che ha sulle spalle. Risposta più grande non si poteva avere: se sei leggero è tutto più semplice, da lanciare  in verticale il pallone esattamente dove deve finire, a fare avanti e indietro con una linea difensiva che pure non aveva potuto lavorare in ritiro, da pressare sulla porta avversaria senza curarsi troppo di quello che poteva succedere alla propria, a mettere dentro la prima occasione della partita e poi tutte le altre. Il piede trema meno quando si esegue un passaggio, il cuore è più sereno quando c’è da trasformare un’occasione in gol. Tanto banale, quanto vero.

Dirlo dopo è facile, ma essere la Roma e non qualsiasi altra squadra del mondo è stata la chiave per realizzare ciò che non era riuscito a nessun’altra squadra del mondo tranne due, una delle quali era quella in campo in maglia non giallorossa. La leggerezza dell’essere la Roma ha portato la Roma a mettere in campo tutto quello che aveva e un po’ di quello che non aveva e che, chissà, ora ha scoperto di poter disporre. Rendere Roma-Barcellona 3-0 un ulteriore punto di partenza può sembrare follia, ma è il passo da fare per essere leggeri anche quando lo zaino è pieno, per mettere su i muscoli che servono per portarlo sulle spalle sempre. Per continuare a essere la Roma, a essere questa Roma qui.