Il momento più sbagliato

27.03.2021 09:30 di Gabriele Chiocchio Twitter:    Vedi letture
Fonte: L'editoriale di Gabriele Chiocchio
Il momento più sbagliato

Qui a Roma siamo abituati a una ciclicità di situazioni che sembra non volersi fermare mai. Testa o gambe, allenatore o giocatori, normalità o “proposta”, discorsi che vanno avanti da anni e analisi spesso superficiali, magari basate su semplici coincidenze più che da vere e proprie analogie. Quello che è successo dopo Roma-Napoli, però, è difficile da considerare un caso, se si pensa a un’altra partita in cui i giallorossi fecero molto male e a seguito della quale ci fu una discussione a distanza tra il tecnico e uno dei suoi giocatori: a Duisburg col Siviglia fu Edin Džeko, all’Olimpico, seppur con toni diversi, è stato Lorenzo Pellegrini a smentire Fonseca, o, almeno, a fornire un punto di vista diverso rispetto all’allenatore. Da qui a ipotizzare una rottura tra le due parti ce ne passa, e comunque sarebbe il momento più sbagliato per farlo, visto il grande appuntamento di aprile contro l’Ajax. Se la Roma è in ritardo in campionato è anche perché ha voluto affrontare al 100% l’impegno dell’Europa League, arrivando dove non era mai giunta negli ultimi 22 anni e facendolo con un percorso quasi perfetto: l’esempio, viste anche le difficoltà riscontrate nel recente passato in campo internazionale, di una crescita che non può essere messa in dubbio da delle criticità ancora da superare, come la scarsa efficienza negli scontri diretti in campionato. Non giocare amplifica le sensazioni e le sensazioni sono spesso diverse dai fatti concreti, da analizzare non certo in un postpartita a caldo ma con più calma nei momenti successivi, specie perché, come detto, è ancora in vita un obiettivo prestigioso e con una grande importanza anche a livello pratico. Per il quale la Roma non è la prima favorita, ma ha comunque una credibilità che si è costruita passo dopo passo. In una stagione in cui le difficoltà sono nate dal giorno 1, non avere motivazioni per superarle ad aprile sarebbe quantomeno paradossale. E non deve essere certo l’allenatore a sottolinearlo.